Personaggi

Tra manette e pennelli

di Chiara Zamin

Inventare dal nulla uno spazio d'arte, non è impresa facile. Soprattutto se si tratta di dare un taglio nuovo ad una città. Impresa più comune in America che in Italia, ma sempre sofferta. A Rahway, cittadina del New Jersey, a mezz'ora di treno da Mahnattan...

...qualcuno ci crede. Un sindaco intraprendente, James Kennedy, da 20 anni alla guida del comune, con una spiccata sensibilità per tutto quello che riguarda l'arte e dintorni, ha dato carta bianca ad alcuni artisti per abbellire con murales gli edifici vecchi della città.

Tra questi, figura un italo-americano, padre di famiglia, poliziotto e pittore. Si chiama Charles Sabba. In tutto sono cinquanta i murales che Sabba dovrà realizzare.

 Il progetto di Kennedy in realtà va oltre la libera espressione degli artisti di strada: molte zone della città di Raway sono dei cantieri a cielo aperto. Attualmente si chiama "development zone" ma a breve proprio lì nasceranno ristoranti, un grande hotel, club, negozi e, per la felicità dei creativi, ci sarà uno spazio dove potranno esporre circa 100 artisti. Anche i nomi delle strade subiranno dei mutamenti. Hamilton Street diventerà "The artist way", la via degli artisti, insieme ad Irving Street.

Sotto un cielo arrabbiato, con raffiche di pioggia violente sui finestrini dell'auto, Charlie mi "inizia" all'ambizioso progetto con l'entusiasmo di uno che ha tanta voglia di rendere la sua città il più all'avanguardia possibile. Vorrebbe che diventasse una nuova Chelsea. I suoi murales hanno già causato scalpore tra gli abitanti, per la maggior parte di vecchia generazione. In uno vi è rappresentato un uomo Inca. "Pensa - mi dice- che una signora anziana, un giorno, passando di lì e incontrando un poliziotto (un suo collega) ha sfogato un po' della sua collera dichiarando: ‘Ma cosa sono questi murales, non voglio arte africana nella mia città!' " .

Non è l'unica a non apprezzare. Una dozzina di residenti, dopo aver visto un murales raffigurante un grande occhio aperto e con una piccola dedica al celebre pittore Magritte, ha subito telefonato in comune lamentandosi. Charles Sabba, sa benissimo come la pensano i suoi concittadini ma la cosa non lo disturba; sorride, un po' divertito, un po' disincantato. Vorrebbe che  "aprissero gli occhi e guardassero oltre la realtà dei cowboys e John Wayne". Mi racconta, in tono scherzoso che vorrebbero vedere raffigurati i loro avi, gli eroi del west. Il nuovo polo artistico non sarà solo per loro. Sono tanti infatti i newyorkesi che stanno acquistando appartamenti a Rahway, una cittadina che mira a diventare il centro artistico e culturale più importante del New Jersey.

Era da anni che il sindaco intendeva ospitare a Rahway grandi investitori per progetti di questo calibro. E finalmente sono arrivati ebrei, portoghesi....la lista di ricchi che elenca Sabba non è completa, l'importante per lui è che "avremo un posto tutto nostro. Libertà di espressione, questo è quello che conta, non che ci mettano in una scatola, gli artisti non accetterebbero. L'America è una grande macchina, e noi siamo le componenti che la fanno funzionare, e quando io mi arrugginisco, mi cambiano. E' così, io lo so". Tradotto: approfittiamo del nostro buon funzionamento.

La sua America è stata anche la terra promessa per i suoi nonni abruzzesi, emigrati negli States agli inizi del ‘900. E per Charles Sabba, l'Italia è come il primo amore, non si dimentica mai.  "Sono stato due anni in Italia, facevo il marinaio a Gaeta, la mia futura moglie l'ho incontrata proprio lì. E' stato un bel periodo, anzi era tutto perfetto; volevamo sposarci, ma dopo il periodo di lavoro come marinaio non riuscivo a trovare un lavoro sicuro. Così sono tornato in New Jersey, nel frattempo ci siamo sposati e ho trovato un lavoro come poliziotto carcerario".

Nella parte bassa di un edificio di Rahway, Charlie ha dipinto diverse bandiere: quella americana, una a me sconosciuta (dovrebbe essere quella dei contadini d'Austria) e infine quella italiana. La bandiera americana raffigurata tocca per terra, e questo agli americani non va giù. "E' un murales" sorride Sabba, divertito, da tanta rigidità.  Sopra le bandiere verranno realizzate le sette meraviglie del mondo. Mi racconta che per loro ci sono in gara 21 candidati di varie nazionalità. L'idea è quella di raffigurare  le città più belle del mondo. Si voterà per scegliere i murales più suggestivi. "I peruviani vorrebbero vedere dipinta Macio Piciu, ma noi italiani vogliamo il Colosseo!".

Arrivando ad un semaforo vedo in lontananza un altro murales: un uomo distinto, con cappello e bastone, colto di profilo. E' un omaggio a Henri de Toulouse Lautrec. "Ma chi è questo signore raffigurato, sembra un ebreo!" ha esclamato un abitante - così mi racconta il poliziotto artista Charlie - .

Per fortuna esistono i bambini. Uno di loro osservando il murales che omaggia il noto Lautrec - mi racconta Sabba,  ha esclamato "sembra un'opera di Dalì!

Charlie è un tipo che nella vita, tutto sommato, si diverte. Ha una splendida famiglia con tre bambine, lavora quattro giorni a settimana come poliziotto e tre giorni si immerge in quello che chiama il suo mondo e dipinge. Segue la filosofia dannunziana della vita che va vissuta come fosse un'opera d'arte. Mi racconta che al lavoro, cioè nei giorni in cui indossa la divisa da poliziotto, non nasconde la sua "artisticità". Le sue manette hanno decorazioni in oro, (realizzate con cura da lui), i giubbotti sono personalizzati dal tocco del  pennello. Talvolta riesce anche ad usare il suo talento per il bene pubblico. Mi racconta che alcuni giorni fa, a seguito di un "robbery" è stato chiamato dal detective  per disegnare l'identikit del criminale, dietro particolari forniti dalla vittima.

"E' questa la parte del lavoro che amo più di tutte. E' gratificante sapere che  posso aiutare gli altri usando la mia passione!"

Questo impiego gli permette di rendere flessibile gli orari di lavoro. Lavora per quattro giorni consecutivi e poi per altri quattro sta a casa e dipingere.

Ha uno studio nella sua abitazione dove realizza sculture, pitture su tela, ritratti. Ha già esposto in passato in alcune gallerie in New Jersey, i suoi amici apprezzano e di tanto in tanto acquistano. Non si tratta certo di  un dilettante allo sbaraglio, sebbene il pregiudizio di alcuni suoi colleghi non giova alla nostra causa. Nonostante non sia mai riuscito a vivere solo della propria arte, Charlie ha deciso di dare al suo impeto artistico una preparazione accademica. A 19 anni si è iscritto all'istituto DuCret  a Plainfield in New Jersey , una scuola di  tre anni, dove ha studiato disegno e ha imparato le tecniche di pittura tradizionale.

L'anno scorso ha conseguito la laurea alla "Visual Arts" in Chelsea a Mahnattan, un traguardo di cui Charlie va molto fiero. "Credo nella bellezza e nell'arte, è questa la mia fede e anche se talvolta è dura perchè faccio straordinari al lavoro, ho sempre il sostegno di mia moglie che ha accettato  appieno questa mia duplice vita. Dei giorni mi ritrovo ad usare la pistola e dei giorni il pennello. Il mio è un lavoro con una grossa responsabilità.  Mi trovo certe volte in situazioni molto complesse in cui devo decidere in un secondo se sparare oppure no. Se ad esempio è buio e non riesci a capire se il criminale ha un'arma in pugno e rappresenta una minaccia per la collettività. Spari o non spari? Io ho tre bambine e una moglie  a casa ....se io sparo e poi si scopre che il criminale non aveva un'arma finisco in carcere. Ho colleghi che mi sostengono e altri  che pensano che sono uno stupido illuso. Certe volte mi vedono come uno strano a cui non piace il football americano, ma quello italiano, a cui non piace il caffè americano ma preferisce il cappuccino, a cui interessa l'arte."

Tra una domanda e l'altra finiamo in un bel caffè francese e mentre ci gustiamo delle crépe al gelato e alla frutta, Charlie mi racconta un altro episodio.

Una volta mentre lavorava alla sorveglianza di un edificio si era portato con sè  un libro su Caravaggio. Mentre osservava una immagine in cui vi era un angioletto con i genitali scoperti è arrivato un sergente, il quale ha esclamato un po' perplesso e un po' scandalizzato: "Ma cosa stai guardando?" E' poi  andato a riferire ai superiori  di tenermi d'occhio poichè guardavo dei "naked Picassos, we gotta do something"!

Dalle vetrine del caffè osserviamo alcuni scorci della città in attesa di restauro. Con questo grande progetto artistico-economico a Rahway, Sabba potrà sicuramente sbizzarrirsi, anche se lui con un po' di malinconia esclama in un dolce italiano dal forte accento americano: "Che bela vita  sarebe se potèsimo pasare un po' di tempo in tante parti del mondo, un po' a Napoli, un po' a New York, un po' in India, come fa Francesco Clemente;‘sarebe belissimo'!