Interviste
Cofferati e il tempo che verrà
Nonostante le recenti lettere di minaccia, l'ufficio del sindaco di Bologna Sergio Cofferati è tutt'altro che blindato. Solo un paio di poliziotti municipali - molto gentili - all'ingresso di Palazzo D'Accursio; nessuna perquisizione di borse o giacche all'interno, l'attesa - lunga - in un salotto confortevole.
L'atmosfera, ad ogni modo, è guardinga. L'ufficio stampa del sindaco avverte che non si affronteranno temi politici, o riguardanti le missive minatorie; ripetuti sono i richiami alla trasparenza; eccessivo - considerata la doppia registrazione audio, di chi scrive e del gabinetto stesso- il timore di un'intervista falsata, che non riporti le esatte parole del primo cittadino.
Il sindaco mi accoglie con una descrizione di Bologna città turistica: 40 musei, altrettante biblioteche, la recente apertura del MAMBO; i prossimi eventi dell'estate, la prima mondiale dell'intero repertorio di colonne sonore firmate Charlie Chaplin, col quale la cineteca di Bologna ha da anni un rapporto privilegiato. Un invito ai lettori e turisti americani a riscoprire il piccolo tesoro bolognese, i suoi canali sotterranei, ricordo dell'età d'oro rinascimentale in cui la flotta di Bologna sconfiggeva Venezia e conquistava il mercato della seta.
Devo purtroppo tornare al presente.
"Sono pronto".
Abbiamo parlato di Bologna capitale culturale, ma è anche è una capitale della politica, con numerosi personaggi importanti: lei, Prodi, Fini, Casini. Una spiegazione?
"Il fatto che tante persone nate a Bologna si siano occupate di politica e abbiano avuto una proiezione nazionale così forte, credo sia da un lato il prodotto del caso. D'altro canto è vero però che la città ha un'antica tradizione di partecipazione, alimentata anche dalle amministrazioni di sinistra che si sono succedute. La politica è considerata come un'attività importante, utile, impegnativa ma fondamentale a qualsiasi comunità. Dunque quest'idea della politica forse ha stimolato qualche naturale propensione. Non ci sono altre ragioni specifiche se non, diciamo, l'effetto di una scuola che è quella delle strade, delle piazze e dei quartieri, dove le persone si trovano, discutono molto di politica e la considerano una delle pratiche umane più importanti per le comunità, non come una cosa lontana da sé."
Ma le strade e le piazze hanno ancora l'importanza di una volta?
"Beh, meno di una volta perchè i luoghi di discussione si sono moltiplicati. Però se lei passa su una piazza di Bologna vede ancora gruppi di anziani in piedi che discutono. Un tempo erano più numerosi, però bisogna anche tenere conto di come cambia la società. Se lei va nei centri sociali per anziani, oppure negli altri centri sociali per ragazzi, vede che la discussione intorno ai temi della politica ferve sempre, è molto vivace. Qui c'è un'idea radicata di partecipazione, non è così diffusa altrove. Poi certo, le forme di aggregazione diverse rispetto a un tempo, i luoghi diversi di acquisizione dell'informazione cambiano anche nell'utilizzo degli spazi; ma resta molto di quella storia."
I centri sociali giovanili e il sindaco però non vanno molto d'accordo negli ultimi anni. C'è chi non ha approvato certe sue scelte, che sono state viste, diciamo, come un tradimento rispetto alla sua attività di sindacalista precedente.
"L'attività del sindaco e quella del sindacalista hanno solo la radice del nome in comune; poi sono due cose completamente diverse. Però ho sempre detto che il tempo è galantuomo: come si vede proprio in questi giorni, i temi della legalità e della sicurezza che io e la giunta abbiamo cercato di affrontare da tempo, anche incontrando critiche e ostilità, non casualmente sono diventati temi di attualità nazionale. La discussione di oggi ci dà ragione sulla decisione di affrontare questi temi in esplicito già un paio di anni fa. Così come i provvedimenti che ho varato per contenere il consumo dell'alcol, soprattutto in alcuni luoghi e in alcune ore, e che sono stati visti con sospetto, e in parte anche con forte ostilità. L'argomento è tornato d'attualità, e ne ero convinto: perché le tante persone che subiscono danni per consumo smodato di alcool hanno riaperto il tema nell'opinione pubblica italiana. Io credo che occorra affrontare la realtà con coraggio, senza sottrarsi alle proprie responsabilità o farsi condizionare da eventuali, normali, contrarietà. Poi ci pensa il tempo."
Ho notato un modello a cui ispirarsi, che mi sembra quello londinese. Dalle ordinanze relative all'alcool, appunto, al ticket per entrare in centro; e di recente ha parlato di un incremento nella video sorveglianza. Nella stessa Londra, tutti questi temi presentano però il rovescio medaglia: un tasso di alcolismo che non ha fatto passi indietro, e quanto alla video sorveglianza, accesissime critiche riguardo alla possibilità di trasformare le città in una specie di "1984".
"No, le confesso di non essermi ispirato a nessuno. Penso che a quei problemi occorra dare delle risposte, e quelle che ho ipotizzato sono adeguate, potenzialmente efficaci. L'uso della video sorveglianza non è mirato a controllare le persone nella loro attività, ma a controllare dei luoghi nei quali comportamenti fuori dalla regola possono essere più facilmente individuati o sanzionati attraverso la tecnologia. Poi ci sono tutte le garanzie che ciò che viene ripreso non viene utilizzato per altri fini. Se però c'è un luogo in cui un mezzo tecnico riprende quel che accade, e poi questo viene cancellato, e utilizzato soltanto di fronte a incidenti o eventi fuori dalla regola, con buon pace di Orwell non c'è nulla di mirato a violare la privacy. C'è semplicemente un'occasione in più per individuare dei mascalzoni."
L'ufficio stampa mi ha già avvertito che non parlerà delle minacce che ha ricevuto. Le faccio quindi una domanda più generale. Ultimamente si può notare un abuso del termine "terrorismo". Diventano terrorismo l'aborto, l'eutanasia, il parlare della Chiesa, addirittura Padoa Schioppa fa "una gestione terroristica dei conti". Non potrebbe, o dovrebbe proprio da Bologna, città che di terrorismo reale purtroppo sa qualcosa, nascere un invito alla moderazione? Le rivolgo questa domanda perché di particolare interesse anche per i lettori negli States.
"Io credo che le parole debbano essere usate con proprietà. Il terrorismo è un fenomeno ben preciso, ben definito, pericoloso perché tende sempre a sovvertire la democrazia, attraverso la distruzione di cose, di simboli e soprattutto di vite umane. Convengo con lei che la parola va usata con accortezza e riferita a ciò che è davvero terrorismo. C'è una abitudine invalsa, ormai, per la parola terrorismo ma non solo, di attribuire un significato lato, che invece andrebbe sempre commisurato all'entità dei fatti. Ci sono pagine terribili nella nostra storia recente; ci sono stati fenomeni non sconfitti per intero, che sono riapparsi e che vanno osservati con molta attenzione perché siano debellati. Dunque gli eccessi, le distorsioni nell'utilizzo del termine "terrorismo", in verità non aiutano quella azione di conoscenza e di contrasto. Io credo che il rischio del terrorismo sia un rischio che le società moderne, per tante ragioni, corrono sempre. La democrazia deve essere sempre attenta: deve affrontare questi fenomeni con molta serietà, senza sottovalutare nulla, neanche ciò che può apparire piccolo o banale. Bisogna evitare l'enfasi da un lato, la sottovalutazione dall'altro."
Ha fatto oggi, più volte, riferimento al tempo: "il tempo sarà galantuomo". Si darà più tempo a Bologna, nelle sue intenzioni?
"Vede, io sono un ‘orientale'. Scherzo, ma ritengo che occorra avere pazienza nell'affrontare temi complessi, più tempo di quello prospettato da chi avverte un bisogno, un'esigenza. E' del tutto ovvio che l'amministratore vorrebbe risolvere tutto nel più breve tempo possibile, per offrire ai suoi amministrati le migliori condizioni possibili; però i problemi sono a volte complessi. Quel che conta è non stare fermi, agire in continuazione, avere la volontà costante di affrontare senza reticenze i problemi e cercare di risolverli. Penso che poi le persone siano molto più ragionevoli di quel che noi immaginiamo, che si rendano conto che i temi complessi hanno bisogno di essere affrontati e risolti, ma hanno in sé, oggettivamente, un tempo da mettere in conto per la loro soluzione. Bisogna dare sempre un segnale dell'impegno, non guardando solo al breve periodo. Se non c'è una strategia, un pensiero lungo, lo sguardo lontano, difficilmente si ottengono risultati stabili."
Quindi la risposta alla mia domanda?
"Sia più esplicita."
Le piacerebbe ricandidarsi come Sindaco?
"Io ho dato ai partiti della mia coalizione la mia disponibilità per il primo e per il secondo mandato, poi sono loro che decidono. Per fare il sindaco servono due cose: qualcuno che sostenga la tua candidatura e qualcuno che la voti. La seconda cosa sono gli elettori, e la scadenza è naturale; la prima riguarda le forze politiche."
Le forze politiche potrebbero desiderarla di più a livello nazionale?
"No, la mia disponibilità è stata data alle forze politiche di Bologna. Non sono in quel circuito, se non come parte di un contesto grande: i sindaci, gli amministratori hanno ruoli e funzioni che valgono per la loro comunità e ovviamente anche fuori. Nulla di più."





