Mostre

Puntini di vista della realtà

di Ilaria Costa

Di fronte ad un pubblico di spettatori affascinati dalla vibrante luminosità delle opere esposte, si è inaugurata al Guggheneim Museum di New York la mostra "Divisionismo/Neoimpressionismo: Arcadia ed Anarchia", che rimarrà aperta al pubblico fino al 6 Agosto.

Non è stato facile il compito di Vivien Greene, curatrice della mostra ed insigne studiosa del Divisionismo, il più importante movimento pittorico attivo in Italia tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento. La sfida con cui si è dovuta misurare - ci dice la stessa curatrice in un impeccabile italiano imparato nei suoi lunghi soggiorni di studio in Italia - «era quella di dare una struttura organica ed unitaria ad un materiale artistico straordinario, ma estremamente eterogeneo in termini di contenuto, stile e provenienza, rendendolo accessibile ad un pubblico americano».

E dopo cinque anni di ricerca ed appassionato impegno, il risultato è oggi ammirabile nelle sale del Guggheneim, dove per la prima volta sono visibili 37 opere "divisioniste", di cui 16 ad opera di pittori non italiani - francesi, belgi e tedeschi - meticolosamente selezionate dalla curatrice e scarsamente conosciute al di fuori dei confini nazionali italiani.

Raramente esposte al pubblico molte di queste opere provengono da collezioni private europee e sono presentate qui negli Stati Uniti per la prima volta.

L'ingenuo e fresco commento di una delle più giovani spettatrici della mostra, una bambina di circa otto anni, ci introduce alla mostra in modo illuminante. Muovendosi di fronte ad uno dei paesaggi di Segantini esposti in mostra al Guggheneim, la bambina interrogava stupita la mamma sul perché, come per magia vede solo tanti puntini colorati e invece quando si allontana vede una mucca.

Meglio di qualsiasi altra spiegazione scientifica, questo commento ci fa capire l'essenza della tecnica pittorica neo-impressionista da cui deriva il Divisionismo. Chiamata Puntinismo (dal francese Pointillisme, ndr), questa tecnica venne teorizzata a Parigi da George Seurat nel 1880 con l'incorporazione delle più      avanzate scoperte degli scienziati del tempo sul cromatismo, sull'ottica e sulla scienza della percezione. Colori puri accostati direttamente sulla tela attraverso singole pennellate puntiformi si ricompongono in tutte le sfumature e tonalità nella retina dell'osservatore creando nuovi e inaspettati effetti di brillantezza e luminosità. In tal modo le superfici pittoriche si trasformano "magicamente" in eteree vibrazioni  di luce. Da questo "dinamismo" e da questa scomposizione formale prenderà spunto la ricerca pittorica dei Futuristi che sfocierà successivamente nelle opere dei maggiori esponenti dell'Arte Astratta.

Riconosciuto come movimento pittorico nel 1891 nella prima triennale di Brera a Milano, il Divisionismo fu sprezzantemente definito "morbillo pittorico" dall'ala più conservatrice della Critica d'Arte del tempo. La carica anarchica insita in scelte tecniche così innovative veniva stigmatizzata infatti come "pericolosa e contagiosa per il Nobile Genere della Pittura".

Nella mostra sono presenti le opere e gli esponenti più rappresentativi di questo movimento, molti dei quali sconosciuti al di fuori dei confini nazionali. Tra questi Giovanni Segantini, Emilio Longoni, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli  e l'eccentrico Vittore Grubicy de Dragon, critico milanese, collezionista e pittore lui stesso che promosse e sostenne il gruppo dei Divisionisti in Italia.

Per aiutare lo spettatore ad orientarsi tra le 37 tele esposte in mostra, alla cui organizzazione ha contribuito in modo rilevante anche l'Istituto Italiano di Cultura di New York, la curatrice ha organizzato e strutturato il percorso secondo un criterio tematico, individuando cinque nuclei fondamentali. Luce/Paesaggi/Problematiche Sociali/Vita Rurale/Simbolismo: questa sorta di mappa semantica a disposizione del visitatore del Guggenheim permette di cogliere con maggiore facilità le inquietudini che questi artisti condividevano, evidenziando al tempo stesso le affinità e le divergenze- formali e contenutistiche - presenti nei loro lavori.

Diventa allora maggiormente comprensibile il sottotitolo dell'esposizione del Guggheneim "Arcadia ed Anarchia". "Arcadia"  in quanto l'arte per alcuni pittori  divisionisti diverrà anche veicolo di fuga dalle crisi della vita contemporanea. Questa ricerca sfocierà nello struggente tentativo di rappresentare l'"Ideale",  nella creazione di paesaggi idilliaci e nella raffigurazione di un immaginario mistico." Ritroviamo in mostra tutti questi elementi prevalentemente nelle opere esposte nelle sezioni "Paesaggi", "Luce" e "Simbolismo". "Anarchia" per sottolineare come, in un'era caratterizzata da una crescente industrializzazione e dalle nascenti rivendicazioni sociali, l'adozione di un nuovo stile pittorico fosse radicale ed anarchico quanto l'adesione di questi pittori ai movimenti politici di sinistra e di difesa degli oppressi. Temi questi ampiamente rappresentati nelle sezioni "Vita Rurale" e "Problematiche  Sociali".

La mostra si apre con la sezione dedicata  alla "Luce" in cui l'attenzione è rivolta agli effetti di  rifrazione della luce sui colori nella rappresentazione di ambienti interni, emblematicamente rappresentata da un quadro del francese Dubois-Pillet intitolato "Sotto la lampada". Una simile ricerca, applicata alle scene en plein air, è evidente anche nella sezione dei "Paesaggi" in cui sono raggruppate le opere che sottolineano gli effetti della luce solare, in particolare sulle superfici riflettenti dei laghi, dei ghiacciai e del mare.

Si passa poi alla sezione dedicata alla "Vita Rurale" in cui sono raggruppate scene idealizzate di lavoratori nei campi e raffigurazioni di contadini e donne impegnate in lavori agricoli. Degna di nota in questa sezione la presenza di molti quadri di Segantini, il primo italiano ad utilizzare la tecnica divisionista ed oggi tra i più acclamati rappresentanti della pittura italiana di fine secolo. In riferimento al suo stile, in contrasto con le teorie realiste di una riproduzione mimetica e fedele della realtà, nelle cronache del tempo si legge anche il messaggio che è alla base della rivoluzione che di lì a poco avrebbe stravolto completamente i canoni estetici della pittura, ossia, con l'artista si ribella contro ogni sorta di insegnamento ufficiale per dipingere solo quello che "sente". Vede per provare emozioni, per "sentire",  non vede per "vedere"

La sezione della mostra "Problematiche Sociali" è quella  in cui è più evidente e forte  il messaggio che ispira ed informa  tutta la rassegna. Qui, in netto contrasto con le atmosfere eteree e sospese dei pannelli simbolisti e delle suggestioni arcadiche presenti nelle scene bucoliche, spicca una tela di grandi dimensioni di Emilio Longoni dal titolo "L'Oratore dello Sciopero".

Per la sua carica eversiva e la sua robustezza formale, il dipinto non può non  comunicare forti emozioni "politiche" anche ad uno spettatore contemporaneo. Dipinta nel 1891 la tela rappresenta una protesta avvenuta a Milano nel 1890 e provocò il furore della critica più conservatrice, quando fu esposto per la prima volta alla Triennale di Brera di Milano.

E' nelle opere raggruppate in questo settore che la mostra risponde pienamente all'obiettivo, esplicitamente dichiarato dalla curatrice, di «situare il movimento del Divisionismo Italiano all'interno di un piu'ampio contesto internazionale accanto ai protagonisti principali del Neoimpressionismo francese, dimostrando - continua la Greene - come gli italiani abbiano declinato questo linguaggio pittorico in maniera del tutto originale in relazione alla peculiare situazione politica di un allora "giovanissima" Italia». Dopo la recente unificazione del 1861 intellettuali, artisti ed esponenti politici lottavano infatti per definire una vera "identità nazionale" italiana.

Manca purtroppo nella mostra, ed è un vero peccato, l'originale del capolavoro più conosciuto ed emblematico di questo movimento pittorico: la mastodontica tela "Il Quarto Stato" di Giovanni Pellizza da Volpedo,  il dipinto che raffigura la marcia di un gruppo di lavoratori proletari dietro la figura centrale di una donna con un bambino in braccio. Il motivo di tale assenza ce lo ha spiegato direttamente Vivien Greene, ed è molto semplice: «Il dipinto, olio su tela, misura ben 285 x 543 cm. Queste dimensioni eccezionali ed il suo enorme peso rendono proibitivo il suo prestito al di fuori della Galleria d'Arte Moderna di Milano dove è attualmente conservato».

Nella mostra del Guggenheim è presente però uno degli studi preparatori della grande tela, testimonianza della complessità dell'elaborazione decennale che fu necessaria per la "costruzione" di questa opera d'arte.

Conclude la mostra la sezione del "Simbolismo" che rivela la direzione presa soprattutto dai Divisionisti italiani nell'ultima parte del decennio 1890. Forse anche perché delusi dalle reazioni del potere e dalla difficile situazione politica creatasi alla fine del secolo, alcuni degli artisti si allontanarono dagli aspetti sociali per realizzare visioni allegoriche o spirituali, esplorando dimensioni più trascendenti.

Primeggia in questa sezione la "Processione" di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Dai toni vagamente preraffaelliti, l'opera del 1892 è basata su studi fotografici, pratica molto diffusa tra i pittori divisionisti, come dimostrano gli accurati studi preparatori esposti nella commovente mostra di lettere, fotografie, disegni e bozzetti che l'Istituto di Cultura Italiano di New York ha voluto dedicare in contemporanea con la rassegna del Guggheneim all'artista piemontese morto suicida a 39 anni