Musica
La tranquilla frenesia della musica
Se siete amanti della cosiddetta musica free Jazz, o freak Jazz, Kraut Rock anni '70, psichedelica improvvisata e pensate che sia possibile unire tutti questi generi in una sola, unica, armoniosa combinazione di suoni ....
...in grado di proiettarci in una dimensione plurisensoriale di assoluta espressività, allora non perdetevi il prossimo concerto del gruppo "La Otracina".
La band è composta dal bassista Jordon Schranz, chitarrista Ninni Morgia, che vanta un nome italiano, e dal batterista Adam Kriney, il quale nel 2002 fondò la "Colour Sounds recording", da lui stesso definita "a way to release some experimental music projects" (un modo di pubblicare progetti di musica sperimentale).
L'ultimo appuntamento di questa settimana è stato ospitato dal club situato nell'East Village "Midway", venerdì 27 aprile.
Mentre il pubblico ascoltava le note apparentemente confuse ed assordanti in curioso religioso silenzio e contemplazione, i quattro membri della band davano vita ad un'esplosione di energia. Il buio quasi totale del basement del locale ha creato un'atmosfera quasi mistica, ma secondo il chitarrista Ninni Morgia, la decisione è stata presa dal club ospitante, e quindi non rispecchia la filosofia del gruppo. Il musicista è originario di Catania ed abita a New York da circa cinque anni. Lui, come tanti, troppi altri musicisti italiani, ha sentito la necessità di lasciare l'Italia per essere in grado di seguire e realizzare i propri sogni ed aspirazioni. "Qui a New York si trovano sempre occasioni per esibirsi, per esprimersi, e soprattutto un pubblico interessato alla mia musica", ci ha confidato il musicista. "Presto partiremo per una tournée lungo la costa occidentale americana ed il nostro nuovo cd dal titolo ‘Holy Mountain' uscirà nel mese di giugno. Non escludiamo qualche tappa in Italia".
Ma New York sembra ospitare in modo più adeguato le esigenze di giovani artisti che qui hanno più possibilità di incontro e scambio di idee con colleghi, e soprattutto di esibirsi e crescere come musicisti.
Una grande differenza tra l'Italia in generale e la metropoli americana risiede nel concetto di pubblico, che nel Bel Paese tende a reagire ed interagire in modo diverso con band che si dedicano a questi generi musicali. La potenza della musica strumentale, amplificata fino alla distorsione, il ritmo a tratti sfrenato, quasi senza controllo, tendono ad infiammare ed esaltare la platea e questo fenomeno in genere non accade qui a New York. Le persone presenti al
"Midway", dalle caratteristiche tra l'altro eterogenee, ascoltavano in silenzio e quasi contemplazione, senza muoversi, ballare, neppure chiacchierare, come se fossero ammagliati dall'intricarsi di suoni metallici e a volte aggressivi, seppur sempre in una perfetta armonia d'insieme. Erano quasi rapiti dall'energia pura liberatasi nell'ambiente scuro e trepidante di emozioni, con un ritmo che in alcuni momenti sembrava acquisire una vita propria, come un battito cardiaco dapprima regolare, potente, vitale, ma che via via accelera fino a sciogliersi in un'esplosione ritmica che si colora di un' ancor più accesa vitalità.
Tra il pubblico tuttavia si potevano scorgere anche sporadici sguardi smarriti, forse sconvolti da questa "aggressione sonora quasi assordante", incapaci probabilmente di distinguere "le singole voci in un coro d'impatto", che si esprime con un ingarbugliarsi di effetti acustici rappresentanti l'espressione artistica nella sua piena libertà.
E' stato come se l'immagine del "cuore palpitante" legata al ritmo della musica si potesse percepire come "un'attività cardiaca metropolitana, fatta di metallo e cemento" della città che non dorme mai, che le ha viste tutte, e che probabilmente non esplode solo grazie alle "valvole" di sfiato che affiorano sull'asfalto e che inondano la via con una nuvola bianca di vapore. E noi, cittadini newyorkesi, non sempre possediamo un simile meccanismo di sfogo, e più il ritmo musicale cresceva in velocità, più il cuore della Grande Mela sembrava diventare frenetico, quasi impazzito, sempre più "umano", vivo, simile al nostro. Quando la musica ha rallentato di nuovo, per poi fermarsi del tutto, ha lasciato spazio ad un curioso senso di pace, tranquillità, quasi di vuoto. Tutto sembrava tornato alla normalità, dopo uno stato d'animo alterato, profondamente scosso prima, pacato e rasserenato poi.
http://vorg.net/csr/artistslaotracina.htm, sito del gruppo





