Personaggi

Io, l'America e il "trick shot"

di Gina Di Meo

C'è chi è famoso per un'ottavina reale, chi lo è diventato grazie al mondo del cinema e chi lo è stato grazie al Mondiale Pro. A quanti non sono veri e propri esperti di stecche e birilli diciamo subito che stiamo parlando di biliardo.

E così come non ricordare Francesco Nuti nel film "Io, Chiara e lo Scuro", in cui l'attore toscano deve le sue alterne fortune proprio a un'ottavina, spettacolare "sette sponde di calcio", in cui la bilia battente va a colpire l'avversaria dopo aver toccato per sette volte le sponde del biliardo.

Nel film l'uomo da battere è il grande Marcello Lotti, "lo Scuro", giocatore che per dirla con Novello Novelli, pure lui nel film, non solo è forte ma è "il più forte". E proprio Marcello Lotti fu uno dei grandi protagonisti del Mondiale Pro di biliardo che per qualche stagione tenne molti spettatori incollati ai teleschermi italiani di Telepiù.

Alla kermesse dei professionisti si sono alternati i più forti giocatori del mondo nella specialità dei "cinque birilli", come gli argentini Gustavo Torreggiani e Gustavo Zito, gli italiani Riccardo Belluta, Carlo Cifalà e Salvatore Mannone, solo per citarne qualcuno. Ma c'è anche chi del biliardo ne ha fatto un'arte, come Stefano Pelinga, il più grande campione di pool artistico d'Italia. Il pool artistico viene comunemente definito "Trick shots" e rappresenta la più spettacolare specialità del biliardo e nell'ultimo ventennio, questo distinto signore, con l'aria da gentiluomo, ha rappresentato un punto di riferimento per tutti gli appassionati di questa avvincente disciplina e grazie ai suoi successi internazionali, è considerato uno dei più grandi campioni contemporanei di biliardo.

Questo personaggio ci ha incuriosito dopo averlo visto per caso su Espn, lo abbiamo contattato telefonicamente in Italia e ci siamo fatti raccontare la sua storia. Premettiamo che Stefano, romano, 43 anni a maggio, ha per così dire, una "doppia vita" perché quando non ha la stecca in mano, veste la divisa, quella da poliziotto, professione che svolge dal 1985.

 

Stefano, prima di entrare nei dettagli della sua carriera sportiva, ci spiega come mai ha deciso di fare il poliziotto?

«Avevo la fissazione fin da bambino, volevo essere il paladino dei poveri e degli indifesi. Diciamo però che inizialmente non dovevo fare il poliziotto, visto che avevo preso la maturità linguistica e subito dopo il diploma avevo ricevuto offerte da importanti aziende, tra cui l'Alitalia. Ma avevo paura di volare anche se paradossalmente ora sono sempre in volo. Nonostante questi sbocchi professionali, la mia passione restava quella di aiutare il prossimo e così a vent'anni ho indossato la divisa».

Come è arrivato al bigliardo invece?

«Ho iniziato a dodici anni con un compagno di classe. Ricordo che dietro la scuola c'era un piccolo locale con un biliardo. E' lì che ci siamo appassionati, e la mia passione è diventata sempre più grande quando ho scoperto che anche al mio idolo, l'attore e cantante Dean Martin, piaceva giocare. E' sempre stato un mio sogno poterlo incontrare, purtroppo non si è mai realizzato».

Com'è passato dalla passione al professionismo?

«Abbiamo cominciato girando tutte le sale da biliardo romane. Avevamo la capacità di apprendere subito e così poco dopo diventavamo campioni e quindi cambiavamo posto per cercare nuove emozioni. Ad un certo punto mi sono reso conto che a Roma non trovavo più partite (al gioco erano abbinate piccole scommesse per rendere la partita più interessante, ndr). Poi un giorno mi capitò di vedere in televisione uno speciale sull'allora campione di trick shot, Paul Gerni e rimasi affascinato dai suoi tiri strabilianti e spettacolari. Mi dissi: "Questa potrebbe essere la soluzione per me!"».

Poi cosa è successo?

«All'epoca, in Italia, era il 1984, questa disciplina era quasi sconosciuta, così cominciai a farmi arrivare dei testi dagli Stati Uniti e con l'aiuto dei grafici sono riuscito a costruire un piccolo repertorio di una ventina di tiri spettacolari. Nel frattempo, una ditta di biliardo con la quale ero in contatto, mi disse che aveva chiamato Gerni e visto che conoscevo bene l'inglese, mi chiesero di fare da traduttore. Quando mi fu detto quasi cascai dal letto! Era il 1990 e io lo seguì come un'ombra. Mi vide giocare e mi fece i complimenti. Rimase molto sorpreso dalle mie capacità perché in Italia non c'era nessun giocatore e mi invitò negli Stati Uniti a fare uno show insieme a lui».

E' stato il suo maestro?

«Sì, dopo il suo invito sono andato a Kansas City e lì ci siamo allenati insieme. Gerni mi ha insegnato come approcciarmi con il pubblico e mi faceva tirare continuamente con degli spettatori. Una volta tornato a Roma, ho continuato per conto mio, e man mano il mio bagaglio di esperienze si arricchiva».

Quando ha cominciato ad avere successo?

«Con Gerni ho fatto tre tour. La prima affermazione in campo internazionale è arrivata nel 1997, con il secondo posto, dietro Paul Gerni, nella "International Challenge Cup" a Kansas City. Nella stessa competizione ho guadagnato, poi, due terzi posti prima nell'ottobre 1998 a Madison, Wisconsin poi, nel marzo 1999, ad Oslo in Norvegia. Nel frattempo il mio nome cominciava a circolare, ed anche in Europa, grazie all'impegno di persone come Gerni, si cominciavano a vedere i primi tiri di trick shots, finché un giorno, lo scrittore e produttore Matt Braun ha cominciato a mostrare interesse per questa disciplina e nel 2000 ha prodotto "Trick Shot Magic Competition" in onda su Espn. Il primo esperimento è stato fatto a Chicago, ed io sono arrivato terzo, poi la manifestazione è diventata itinerante. Nel 2005 sono diventato campione del mondo».

Insomma, il classico caso in cui l'allievo supera il maestro...

«Resterò sempre affezionato a Gerni, ma questo sport è cresciuto in maniera esponenziale, ed i vecchi campioni non sono riusciti a tenere il passo con i giovani».

Lei ha tenuto centinaia di show in più di venti Paesi, ma come nasce un tiro spettacolare?

«Premesso che i primi tiri spettacolari sono apparsi durante il 18mo secolo, con l'invenzione del cuoietto, il cosìddetto "leather tip", applicato sulla punta della stecca da parte del capitano della fanteria francese Mingaud. Da allora questi tiri si sono tramandati tramite dagli appassionati di questo sport che a me piace definire "extreme pool". Per far nascere un nuovo tiro spettacolare, ci vuole una discreta dose di immaginazione ma, soprattutto, una buona conoscenza tecnica. Nonostante tutto, molti tiri spesso nascono per caso, nel senso che mentre si sta magari giocando una normale partita di pool, si nota una particolare ed imprevista traiettoria delle bilie che poi, più tardi, si cerca di riprodurre, capire e perfezionare. Comunque un tiro spettacolare può essere facilmente ideato da un mediocre giocatore, eseguire un  tiro spettacolare invece richiede una conoscenza quasi totale delle tecniche di gioco oltre che un talento ed una abilità fuori della norma. Oggi esistono circa 1000 tiri spettacolari e io personalmente ho contribuito con l'idearne circa 40».

 Lei si esibisce in tantissimi posti e le farei una domanda indiscreta... ma è uno sport che fa guadagnare?

«Poco purtroppo. C'è un premio partita e di solito i viaggi sono a carico nostro, quando non si trova uno sponsor, che, tuttavia, aiuta relativamente perché le aziende del settore sono piccole e di solito danno contributi a tre zeri, raramente a quattro. C'è anche da dire che il pool artistico ancora non è una disciplina olimpionica».

Lei è chiamato "The Master" e "Mr Trick Shot", come sono nati questi soprannomi?

«"The Master" perché molti colleghi fanno riferimento a me e mi chiedono continuamente spiegazioni, consigli, "Mr Trick Shot" è il nome con cui mi chiama la gente che incontro per strada negli Stati Uniti. Qui questo sport è famosissimo ed è praticato occasionalmente da 40 milioni di persone».

E a Roma è famoso?

«Ripeto, è uno sport poco praticato quindi mi conoscono solo gli appassionati del settore, purtroppo».

Stefano Pelinga, che ormai ha raggiunto i 30 anni di carriera, è anche istruttore federale F.i.bi.s. - C.o.n.i. per lo sport del biliardo, ed ha una sua scuola a Roma al "Laser Club",  e periodicamente organizza stage d'insegnamento in tutto il mondo. Nel settembre 2001, dopo aver condotto un seminario sulla "geometria e fisica del biliardo" alla Università di Kharkov in Ucraina, è stato insignito del titolo onorifico di "Professore di Giochi Sportivi" per la facoltà di pedagogia. Per qualsiasi informazione su di lui: www.stefanopelinga.com.