Cinema

Tante piazze per quell'orchestra

di Laura Caparrotti

Piazza Vittorio è una piazza di Roma con portici e architettura tipicamente sabauda. Per i romani, questo è sempre stato un quartiere popolare al limite.

 

 Il mercato in mezzo al giardinetto era il punto più famoso: in quell'ammasso di lamiere e capanne, ci si trovava di tutto, anche roba rubata. C'erano anche I MAS I Magazzini del Popolo, famosi per i prezzi stracciati. Il resto era condizionato, e forse lo è ancora, dalla vicinanza stretta con la stazione ferroviaria. Quelli che vivevano ai margini finivano lì: i nord africani, con le loro mercanzie colorate, i drogati, gli spacciatori, le prostitute. Poi gli africani sono stati soppiantati dai cinesi, che hanno preso in gestione la maggior parte dei negozi della Piazza trasformandola in Piccola Cina. Oggi il mercato è stato spostato di qualche metro, al coperto, i giardini sono tornati a vendere solo verde e i porticati e le bellissime case si sono riempiti di pachistani, indiani, cinesi, cubani, africani, italiani del sud e del nord e qualche romano che vivono in questo mappamondo di pochi metri senza grossi problemi. In questa Piazza, attorno al 1916, venne costruito uno dei primi teatri d'Italia, l'Apollo, che come molti altri luoghi simili, passò dagli anni del successo alla decadenza porno alla chiusura.

Più recentemente, due artisti che vivono nel quartiere, Mario Tronco, musicista casertano fondatore degli Avion Travel, e Agostino Ferrente, regista pugliese, hanno deciso di creare un movimento per fermare la conversione del teatro in Sala Bingo; l'idea era di fare dell'Apollo un cinema, un teatro, una sala concerto aperto a capolavori provenienti da tutti i paesi del mondo. Il messaggio sarebbe stato portato da una orchestra composta dalle etnie presenti nel quartiere. L'avventura ha inizio: Mario e Agostino, sulla vespa bianca, si muovono per la città cercando musicisti e qualcosa di magico accade. Nonostante le difficoltà, gli scoramenti, le burocrazie, i sottoscala abbandonati e altre mille storie di vita, Mario e Agostino mettono su un fenomeno, chiamato appunto L'Orchestra di Piazza Vittorio, che ad oggi fa circa trecento concerti l'anno fra Italia e Europa e che questa settimana è arrivata a New York, al Tribeca Film Festival. Questo anche perchè un anno fa circa l'Orchestra è diventata anche un docu-musical (definizione ufficiale, ndr.) che racconta come l'Orchestra si è formata.

"La nostra idea è di creare il concetto di cine-concerto, vale a dire, nel nostro caso, proiezione del film sulla costituzione dell'Orchestra e a seguire concerto dal vivo dell'Orchestra stessa." A parlare è Agostino, appena arrivato dal Giappone dove il film ha ottenuto un successo strepitoso e dove ha già un distributore. "Sono rimasto commosso e imbarazzato. C'era una fila interminabile di gente che mi chiedeva l'autografo. Mi sentivo anche un po' in colpa, pensando che è un prodotto fatto con pochissimo e in condizioni spesso precarie."

Parlare con i due artefici del progetto mette di buon umore. Nonostante sia difficile lavorare in Italia - e la cosa è confermata dai due - questi sognatori (come altro definirli?) con la loro forza e tenacia hanno creato un qualcosa che ha superato ostacoli, diffidenze e differenze e sta conquistando il mondo. "Io pensavo che fosse una idea già esplorata da molti altri, specialmente in metropoli come Londra, Parigi, New York - ci dice Mario - invece quando all'inizio del progetto sono andato in internet a vedere se c'era qualcosa di simile nel mondo, mi sono accorto che saremmo stati i primi."

Ma quali sono state le difficoltà concrete fra i musicisti? "La concezione musicale. Noi siamo abituati a contare in quattro quarti, gli arabi contano in due quarti e gli indiani invece usano riferirsi alle frasi musicali. È stato difficile, però poi ci siamo trovati e abbiamo imparato gli uni dagli altri, tanto che adesso alcuni musicisti li vedo migliorati, si sono aperti. Uno dei nostri ragazzi, ora a Parigi, mi ha ringraziato perchè, mi ha detto, che l'esperienza nella Orchestra gli permette ora di frequentare altri generi musicali."

E il film? "Il film - risponde Agostino - è partito in sordina. Fatto senza una lira, girato con cameramen, telecamere e formati che cambiavano in continuazione visto che ci affidavamo al tempo libero di amici e conoscenti. Grazie a Nanni Moretti, però, il film è decollato: per un mese, al Nuovo Sacher (il cinema di Moretti a Roma, ndr.), abbiamo sperimentato la formula di cine-concerto, escogitata con Moretti stesso. Abbiamo avuto il tutto esaurito, con la gente che faceva la fila per vederci. Da lì è iniziato il successo nazionale e internazionale dell'Orchestra e del film, distribuito in Italia dalla Lucky Red, e ora in giro per il mondo."

Come vedrete dal programma del Tribeca, l'Orchestra ha ora molti sostenitori, dalla Regione Lazio, alla Festa di Roma e così via. Pare anche che stia trovando un distributore negli Stati Uniti. Ma di questo e altro vi racconteremo la settimana prossima.