Interviste

Emigrati nella debole Italia. Intevista con Magdi Allam

di Chiara Zamin

Si cambia di nuovo in Italia in materia di immigrazione, con il via libera dal Consiglio dei ministri al disegno di legge delega che riforma la Bossi-Fini.

 Non senza polemiche tra maggioranza e opposizione, i ministri Amato e Ferrero hanno introdotto alcune novità in materia che vanno dalla semplificazione delle procedure per ottenere il permesso di soggiorno a nuove regole per i centri di permanenza temporanea. 

Magdi Allam, vicedirettore del "Corriere della Sera" è un intellettuale laico di origini musulmane, esperto in tematiche del Medio Oriente che ha studiato e vive in Italia da molti anni.  Un giornalista e scrittore pungente che con le sue analisi e le sue acute osservazioni sfida continuamente il "politically correct" e il cosidetto "cieco buonismo". Allam, è stato insignito proprio venerdì scorso a Washington con il premio Mass Media  Award conferitogli dall'American Jewish Committee. Consegnato in passato a grandi nomi della stampa come Walter Cronkite e Bill Moyers, il premio è andato quest'anno ad Allam "per il grande coraggio e la straordinaria eloquenza nel dare voce ai valori occidentali e nell'opporsi all'estremismo, difendendo il diritto di Israele a vivere in pace". 

A lui, abbiamo posto alcune domande sulle questioni che urgono di più nel nostro paese.

Che idea si è fatto del nuovo decreto legge sull'immigrazione?

"Credo che al pari delle altre leggi che in Italia hanno finora regolamentato la difficile tematica dell'immigrazione, risente di una lacuna fondamentale e cioè l'assenza della cultura dei doveri che dovrebbe a mio avviso essere sempre strettamente connessa a quelli dei diritti. In secondo luogo, questo è un disegno di legge che ha una fragilità strutturale nell'assenza di un modello di convivenza sociale e quindi una cornice che riguarda in primoluogo gli italiani, all'interno del quale poi definire  il percorso di integrazione degli immigrati. Si parla degli immigrati quasi fossero una realtà a se stante e non invece parte integrante di un insieme".

In un editoriale recente lei ha detto che con la nuova legge si rischia di ridurre il ruolo del governo a quello di una agenzia di collocamento. A quale ruolo invece dovrebbe mirare un governo nei confronti del fenomeno dell' immigrazione?

"Il governo dovrebbe avere la consapevolezza e la capacità di definire un modello complessivo di convivenza sociale e non limitarsi semplicemente a creare un rapporto tra la manodopera presente nei paesi che esportano immigrati e paesi che necessitano di forza lavoro. Gli immigrati non sono soltanto forza lavoro, sono persone che devono essere considerate nella loro integralità e quindi inseriti in quel contesto che comprende anche i valori, i principi e le regole che sono necessarie  per poter condividere in modo positivo e costruttivo lo stesso spazio fisico".

Allora ci dica i due-tre punti fondamentali per una buona legge sull'immigrazione che non trova né in quella in vigore né in quella formulata dall'ex governo di centro-destra.

 "Mi sembra evidente che ciò che serve all'Italia in primo luogo è l'individuazione di un sistema di valori in cui gli italiani si riconoscano e che sottostanno e sostanzino una comune identità collettiva; questa rappresenta la cornice all'interno della quale si puo tracciare il percorso per l'integrazione. Un percorso, e questo è il secondo punto, che deve essere definito tra un raccordo stretto tra i diritti e i doveri e deve contemplare in modo rigoroso un comune traguardo che è la condivisione del bene comune, che non puó essere il bene per i soli immigrati o italiani."

Lei sottolinea l'importanza dei doveri, ma non le sembra che gli stessi italiani abbiano una scarsa coscienza dei doveri?

"E' esattamente vero. Purtroppo in Italia è scarso il senso dello stato, è scarsa la cultura dell'interesse nazionale e della collettività  e questo non agevola il fatto che gli italiani vengano percepiti come un modello da emulare. Gli italiani non sono loro in primo luogo a rispettare le leggi; quindi non è immaginabile che lo facciano gli immigrati".

Come potrebbero allora gli immigrati aiutare in questo gli italiani?

"Gli immigrati dovrebbero arrivare nella consapevolezza che ci sono delle leggi e valori da rispettare e arrivare avendo già un bagaglio di strumenti acquisiti che sono la lingua e la cultura. Invece nulla di tutto ció viene richiesto agli immigrati nella nuova legge. Il risultato è un vuoto che fa loro immaginare che in Italia tutto sia lecito".

Un punto della nuova legge dice che spetterà al giudice ordinario e non piú a quello di pace stabilire le espulsioni di immigrati che si sono macchiati di colpe varie.

Considerando i lunghi tempi di attesa per le sentenze... cosa prevede?

"Questo è un punto della legge da rivedere radicalmente perchè la magistratura ordinaria non è in grado neppure di espletare la mole imponente di pratiche degli italiani. Se le si addossasse interamente la tematica spinosa degli immigrati, beh, il risultato sarà che formalmente non ci saranno piú clandestine, di fatto l'Italia sarà piena di  immigrati in attesa di giudizio, di immigrati disoccupati, con dei costi notevoli per la collettività che l'Italia non puó assolutamente accollarsi".

A  Los Angeles, durante le manifestazioni del primo maggio si sono verificati scontri violenti tra le forze dell'ordine e i manifestanti. La polizia viene accusata da piú parti di avere usato la mano pesante contro alcune decine di migliaia di manifestanti. Dal sistema americano in materia di gestione dell'immigrazione  cosa prenderebbe e cosa no?

"Penso che il sistema americano non sia paragonabile a quello europeo, ció che in America funziona o non funziona non puó essere applicato in modo automatico in Europa. L'America ha un'altra  storia, è una terra di immigrati. Cosí come in America il sentimento patriottico è molto forte; infine in America la cultura dei doveri è radicata. Tutto ció è diverso in Europa; ci troviamo di fronte ad un continente che ha una storia  millenaria, con paesi che hanno antiche tradizioni e valori solidi in cui si riconoscono anche se, siamo in una fase di crisi di questi valori,  e siamo in un contesto dove gli immigrati sono una realtà  piú o meno nuova, nel caso dell'Italia è certamente molto nuova, e siamo in un contesto dove la cultura dei doveri langue".

E' preoccupato di quello che sta accadendo in Turchia? L'Europa dovrebbe considerare l'eventualità  di escludere la Turchia dall'Unione Europea?

"Mi sembra che l'Europa nonostante l'esperienza del nazismo e del fascismo che arrivarono al potere tramite l'esercizio formale della democrazia, non voglia vedere quanto sta accadendo in Turchia sul piano sostanziale e si limiti a considerare la realtà degli integralisti islamici al potere in Turchia soltanto  tramite il parametro del rispetto formale della democrazia. Ritengo che la Turchia non abbia i requisiti per poter entrare in Europa; è una società dove vengono violati i diritti fondamentali della persona; è una società  dove non c'è  libertà religiosa, dove non si fanno i conti con la propria storia, negando il genocidio degli armeni; c'è la questione di Cipro ancora aperta ed è una società che si sta islamizzando sempre piú, rappresentando,  qualora la Turchia dovesse entrare in Europa un problema di enorme portata."

Nel dibattito in merito alla forte richiesta della Chiesa cattolica di inserire le radici cristiane sulla costituzione europea, lei come risponde?

"Sono totalmente d'accordo con il menzionare le radici giudaico -cristiane nella costituzione europea perchè questo corrisponde alla realtà ed è più che mai necessario farlo oggi, in un momento in cui c'è una grave crisi determinata dal disconoscimento dei propri valori, dal relativismo culturale e religioso che mette sullo stesso piano tutto, che finisce nel non distinguere tra il vero e il falso e di conseguenza non permette all'Europa di discernere tra il bene e il male e di scegliere quella strada che rappresenta il proprio autentico interesse".

Gli italiani hanno ancora una identità debole rispetto a  molti altri popoli europei. Considerando questa premessa, quali conseguenze prevede a seguito di una immigrazione di massa?

"E' un rischio grosso per l'Italia. Ci troviamo da un lato una identità fragile che si scontra con delle necessità forti da parte di gente che ha bisogno di tutto e, all'interno di questa realtà c'è una fazione, quella degli estremisti islamici, che hanno una identità invece molto forte. Se l'Italia non dovesse assumere la consapevolezza di questo. Se non dovesse  cambiare la cultura politica, se l'Italia come nazione non dovesse diventare  governabile, cosa che non lo è già oggi, avrà una crescente difficoltà a gestire il tema dell'immigrazione  e tutto cio che ne consegue sul piano dei valori e dell'identità."

Pensando agli anni successivi all'11 settembre 2001, pensa che i governi italiani si siano impegnati abbastanza nella lotta contro il terrorismo islamico?

"Penso che il governo italiano non abbia affrontato adeguatamente il problema. C'è stato da parte del precedente governo un atteggiamento di sostegno agli Usa prima in Afghanistan e poi in Iraq; da parte dell'attuale governo c'è un atteggiamento che si traduce in una retromarcia netta, clamorosa, spettacolare con il ritiro già completato dall'Iraq e l'orientamento sempre piú forte a ridurre il proprio impegno militare in Afghanistan.

Tutto ció all'insegna di una concezione profondamente sbagliata di quanto sta accadendo, immaginando che il terrorismo sia un fenomeno di natura reattiva e non aggressiva e non comprendendo come l'indebolimento dell'asse Usa-Europa non fa altro che favorire gli estremisti islamici e i regimi radicali che li sostengono."