Analisi

L'Onu "celebra" la libertà di stampa

di Valerio Bosco

Lo scorso 3 maggio si è celebrata alle Nazioni Unite la giornata mondiale della libertà di stampa. Proclamata per la prima volta nel 1993 dall'Assemblea generale dell'ONU, la ricorrenza rievoca l'approvazione della dichiarazione di Windhoek...

... un decalogo di principi sulla libertà di stampa redatto giornalisti africani nel 1991. Secondo l'ultimo rapporto presentato all'ONU dal Comitato per la protezione dei giornalisti (Committe for the Protection of Journalists, CFJ) è ancora l'Africa ad essere il continente in cima alla lista della repressione della libertà di stampa. Ben cinque tra i dieci Paesi dove si sono registrati le più massicce campagne repressive contro i media appartengono infatti al continente africano: la leadership negativa se l'è aggiudicata l'Etiopia.  Dall'Africa al Medio Oriente. Misurato con il barometro della libertà di stampa, l'impegno americano di questi anni in favore della democratizzazione della regione mediorientale non sembra aver dato buoni frutti: il Marocco e l'Egitto, Paesi tra i più rappresentativi del mondo arabo moderato e pilastri della strategia Bush, continuano a perseguitare i giornalisti. In particolare, in Egitto, nel corso degli ultimi due anni, sono stati avviati circa 90 processi contro altrettanti editorialisti e collaboratori di testate giornalistiche nazionali, responsabili di aver indagato sulla diffusa pratica della tortura nelle carceri egiziane.

Il caso più grave di questi ultimi mesi riguarda però la Russia: cercare di documentare gli intrighi degli apparati  dello Stato neo-autoritario di Vladimir Putin è costato la vita ad Anna Politovskaja, testimone e narratrice delle violenze e dei crimini compiuti dal Cremlino in Cecenia. Una serie di iniziative del Palazzo di Vetro ha comunque accompagnato la celebrazione di una ricorrenza tradizionalmente affiancata dalla sessione annuale della Commissione sull'Informazione, un organo dell'Assemblea generale dell'ONU chiamato ad accrescere l'efficacia della politica di comunicazione dell'Organizzazione. Una prima cerimonia si è svolta alla presenza delle massime autorità dell'ONU e con il patrocinio dell'United Nations Educational Scientific and Cultural Organization (UNESCO), organizzazione che ogni anno assegna il "premio per la libertà di stampa Guillermo Cano" (cronista colombiano assassinato nel 1989 dopo aver attaccato, con la sua penna, i potentati del narco-traffico) a singoli giornalisti e istituzioni che si sono distinti per il contributo nella difesa e nella promozione della libertà di stampa. Il premio 2007 è stato assegnato proprio alla memoria della Politovskaja. Aperto alla partecipazione delle Organizzazioni non governative, il meeting al Palazzo di Vetro ha affrontato il delicato tema su come le Nazioni Unite possano accrescere il loro contributo nella promozione della libertà di stampa e nella difesa della sicurezza dei giornalisti nei teatri di crisi e di repressione politica.

Un messaggio del Segretario generale Ban Ki-Moon ha sottolineato l'esperienza dei 150 giornalisti che hanno perso la vita nel compimento della loro missione di informare l'opinione pubblica: secondo il capo del Palazzo di Vetro "gli attacchi ai professionisti dei media, vittime di detenzioni, ferimenti, violenze indiscriminate, sono contrari ai principi in base ai quali le Nazioni Unite esistono, la libertà, il diritto internazionale, le regole del diritto internazionale umanitario". La risoluzione 1738 approvata dal Consiglio di Sicurezza lo scorso dicembre ha rappresentato indubbiamente un passo importante nell'impegno dell'ONU in favore della protezione dell'incolumità dei giornalisti nelle aeree di crisi. È sulla base di quel documento che molti interventi hanno invocato la liberazione del corrispondente della BBC Alan Johnston, detenuto da diverse settimane nella striscia di Gaza.

Iniziativa di grande interesse è stata inoltre quella organizzata dalla missione americana presso le Nazioni Unite e intitolata "Il cittadino giornalista: internet come strumento della libertà di stampa". Un evento che ha consentito di sottolineare il ruolo di avanguardia svolto dagli Stati Uniti nel promuovere la libertà di stampa attraverso internet. Sin dal febbraio del 2006, l'Amministrazione Bush ha infatti avuto il merito di lanciare la Global Internet Freedom Task Force, un programma chiamato ad accrescere il flusso di informazioni via-web, teso a neutralizzare le capacità di censura dei regimi repressivi e pensato altresì per accrescere le capacità e le opportunità di accesso alla rete, il vero incubo dei regimi anti-democratici. Tutte queste iniziative si sono però svolte a margine di una sessione, quella della Commissione dell'Informazione dell'Assemblea dell'ONU, che ha evidenziato alcune contraddizioni dell'impegno delle Nazioni Unite sul tema.

Oltre a monitorare e incoraggiare la capacità di comunicazione dell'Organizzazione - il sito ONU riceve già più di cinquanta milioni di visitatori all'anno - la Commissione dovrebbe avere anche il compito di promuovere il libero sviluppo del mondo dei media alfine di favorire il rafforzamento della pace internazionale e della mutua comprensione tra i popoli. Rappresentanti di regimi segnati da pessime performance nel campo delle libertà civili hanno sollevato incoerenti appelli al rispetto della libertà di parola e di espressione. Paesi come Bielorussia, Cuba, Iran - un rappresentante di Theran è stato addirittura nominato Speciale Rapporteur della Commissione - si sono scagliati contro "il regime dei media monopolizzato dalle distorsioni della propaganda occidentale" ed hanno invocato la creazione di "un nuovo mondo dell'informazione basato su una bilanciata circolazione delle notizie" che impedisca ai Paesi industrializzati di "sfruttare la propria superiorità tecnologica nella fabbricazione di eventi idonei a screditare l'immagine dei Paesi in via di sviluppo". Eppure è proprio grazie all'ampia copertura mediatica assicurata dall'informazione occidentale che il mondo ha potuto conoscere le sciocchezze sull'Olocausto ripetutamente pronunciate dal Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad.

Ammessa e riconosciuta sul piano del diritto internazionale, la libertà di stampa e di opinione è ancora un principio represso in molti regimi autoritari e antidemocratici che, sulla censura e sul controllo del consenso, regolano la propria sopravvivenza. Era probabilmente questo il messaggio che, in maniera assai più chiara, doveva emergere dalla ricorrenza del 3 maggio.