A modo mio

L'eneriga spariglia

di Luigi Troiani

I fatti che il sistema internazionale va proponendo in quanto ad energia verde, saranno ricordati dai manuali come un caso classico di composizione e scomposizione di alleanze sulla base di interessi strategici.

Le nazioni sono affamate di energia: l'inatteso sviluppo di grande aree come la Cina, l'India, l'Europa centro orientale, propongono livelli di consumo ai quali l'offerta non è in grado di rispondere con immediatezza. Il che spiega l'impennata dei prezzi al consumo e certe interruzioni nella fornitura di petrolio e gas.

Al tempo stesso sale nelle opinioni pubbliche, che premono sui governi per decisioni immediate, la consapevolezza dei costi ambientali irreversibili che il pianeta e la specie umana stanno sopportando a causa del consumo di derivati da idrocarburi fossili. Da qui la spinta al crescente uso di bioetanolo ed energia da biomasse in genere.

Gli interessi in gioco rendono materia controversa l'uso delle derrate agricole per la produzione di energia pulita, sparigliano consolidati sistemi di alleanze, mettono in contrasto leader ideologicamente apparentati. Chavez e Bush si ritrovano a polemizzare con Lula: il presidente venezuelano teme che il bioetanolo brasiliano possa deprimere i prezzi del suo petrolio, il presidente statunitense è spaventato dai prezzi bassi dell'etanolo da canna da zucchero importato dal Brasile.

Lula e Bush sono insieme impegnati a diffondere l'industria dell'etanolo in America latina. Per capire, basta leggere alcuni dati. Il Venezuela ha quasi 80 miliardi di barili di riserve e una produzione giornaliera di poco superiore ai 3 milioni di barili di petrolio. Il Brasile obbliga ogni benzina alla miscela minima di etanolo del 20% e vieta l'uso a fini personali di auto a diesel, promuovendo anche con misure fiscali la pompa all'etanolo.

Negli Usa più del 30% delle benzine è miscelato con etanolo, per una produzione di biocarburante che cresce al 25% l'anno, per un consumo che nel 2005 era di 5,6 miliardi di galloni e vuole salire a 35 miliardi nel decennio.

L'etanolo fa anche alzare voci critiche rispetto al suo preteso profilo ambientalista. Si lamenta che l'uso massiccio di granaglie per la produzione d'energia priva il mondo di impressionanti quantità di farine per umani ed animali, preme sul gioco della domanda e dell'offerta elevando il prezzo dei cereali e penalizzando paesi poveri e ceti meno favoriti, stressa l'ambiente con diboscamenti (per far posto a coltivazioni estensive di soia e grano), monocolture ammazzabiodiversità, iperconsumi di acqua (ne servono circa 10 litri per litro di bioetanolo).

Il presidente di Nestlé, Peter Brabeck-Letmathe, ironizza su chi "pensa di dar meno cibo al mondo pur di consentirgli di continuare a girare in automobile". Fidel si scaglia contro chi, stimolando la produzione di bioetanolo, porta il costo alimentare a livelli insostenibili, negando che la canna cubana abbandoni la destinazione rum e zucchero per darsi al bioetanolo. Washington regala ai produttori di etanolo 51 centesimi a gallone, creando un'ulteriore difficoltà al negoziato Wto di Doha. Al tempo stesso, il raddoppio dei prezzi delle granaglie causato dalla domanda di energia verde, porta il ritorno netto per acro statunitense di granturco a $334 rispetto ai $125 dello scorso anno, diminuendo la necessità di sostegno pubblico al primario dai 18 miliardi di dollari del 2006 a 8-10 miliardi nel prossimo decennio.

Con l'Ue (primo produttore mondiale di biodiesel con 4 milioni di tonnellate nel 2006, sul totale di 5,4 milioni) impegnata a portare presto i biocarburanti al 10% dei consumi, la partita bioetanolo si appresta a divenire la prossima ragione di conflitto nel WTO: difficile prevedere come si collocheranno le alleanze.

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