Cinema

OPEN ROADS/ "Viaggio Segreto" di Roberto Andò

di Samira Leglib

l regista di Viaggio segreto racconta il suo ultimo film che mette in scena il dramma familiare di due fratelli legati da un mistero troppo doloroso anche solo da ricordare.  È però una storia tutto sommato di salvezza in cui il lieto fine sta nel riuscire, come dice il regista, a mantenere la propria  identità.

Nel film troviamo anche un altro viaggio, quello di una terza persona, la quale entra nella vita dei due protagonisti frugando di nascosto nel loro passato. Quest'ultimo, non è forse anche il viaggio che compie ogni regista il quale "fruga" nella memoria dei suoi personaggi, ed a volte anche nella sua, per raccontare una storia?

 "Possiamo dire che ogni artista compie un viaggio di  ricostruzione della memoria degli altri. In questo film i viaggi sono molteplici; lo stesso Leo (Alessio Boni) compie un viaggio nuovo reso possibile dall'incontro con  Anna (Donatella Finocchiaro), che squarcia il velo di una sensibilità repressa e troppo a lungo dominata. La stessa Anna vive un suo personale viaggio, perché fin da bambini siamo tutti in qualche modo in viaggio, ospiti della memoria degli altri. Harold (Emir Kusturica), che all'inizio si muove magari incautamente, è colui che di fatto scatena tutto il percorso a ritroso nei ricordi dei due protagonisti lasciando intravedere, soprattutto per Ale (Valeria Solarino), una certa salvezza. Egli non è a caso un artista: è difatti affidato all'Arte il compito di rompere l'inesorabilità del segreto".

Il gioco dei due bambini che spiano l'intimità dei propri genitori da dietro le tende, è un rimando diretto all'essenza del cinema, all'occhio dello spettatore che per mezzo della telecamera guarda senza essere visto?

"A mio parere, come sosteneva Bertolucci, il cinema non è altro che una ricostruzione della scena primaria, dell'atto d'amore dei propri genitori. Come il momento in cui un bambino vede i genitori fare l'amore, il cinema alla stessa maniera non spiega, ma rivela. La telecamera indugia su quello che resta un mistero, rivelandolo senza dargli una spiegazione. Il bambino che osserva di nascosto viene per la prima volta escluso da qualcosa che non è ancora in grado di comprendere; diviene spettatore e fonde il suo sguardo oggettivandolo".

Uno dei personaggi nel corso del film cita: "La menzogna, quando non è vile, è molto più interessante della verità" Qual è l'interpretazione che qui si vuole dare della menzogna?

"Più che la menzogna in sé, il messaggio vuole essere quello dell'oblio come salvezza. Leo, psicanalista di professione, fa un viaggio sia conscio che inconscio nei suoi ricordi, divenendo al contempo paziente e terapeuta. Il viaggio rompe l'armonia, fatta perlopiù di silenzi, che fino ad ora si era costruito. Il ruolo della menzogna è legato al rapporto con la propria identità che a volte si realizza solo attraverso di essa. Giuseppe Tomasi di Lampedusa diceva: "La verità è la peggiore delle interpretazioni possibili". In un luogo (la Sicilia, ndr) dove domina il non-detto, che non significa omertà, l'ultima forma di libertà, di intelligenza del vivere, è il silenzio".

La relazione di passione struggente ed infine fatale che unisce i due genitori, condivide qualcosa con il forte sentimento che lega un siciliano alla sua terra?

"Il rapporto di noi siciliani con la terra d'origine deriva da un luogo che devi anche patire. Un luogo che affronta insieme presente, passato e futuro, in cui è facile trovare ancora una "casa della memoria" che ti attrae come un qualcosa di perduto e che vorresti ritrovare".