Cinema

OPEN ROADS/ Eugenio Cappuccio. "Tutto quello che non ci serve"

di Chiara Zamin

Questa settimana alla rassegna cinematografica italiana "Open Roads" abbiamo incontrato Eugenio Cappuccio, regista del film Uno su due,

... la storia di un avvocato genovese che si scopre in tutta la sua fragilità umana nel momento in cui capisce, attraverso una serie di fatti inaspettati, che la sua vita potrebbe finire da un momento all'altro.

L'intervista è stata anche -involontariamente- l'occasione per una riflessione sull'attuale situazione politica- sociale italiana, sulla sensazione di un'assenza di futuro che rischia di soffocare le nuove generazioni.

Uno su due è una storia centrata sulla vita di Lorenzo Maggi, le sue ambizioni, le sue paure. Hai preso ispirazione da qualcuno di  realmente esistito?

"Lorenzo è un giovane uomo che vuole costruirsi un futuro, ma che pensa molto a sè e poco agli altri. E' un tipo che conosco anche perchè per un certo periodo della mia vita lo sono stato anch'io.  Anche Fabio Volo quando scrivevamo il film, ha messo molto del suo, nel suo atteggiamento così rapido, scivoloso".

Perchè la scelta di Fabio Volo ad interpretarlo?

"Questo è un film un po' all'americana perchè il produttore mi ha portato un soggettino di due pagine che abbiamo ampiamente modificato. Siccome il produttore Beppe Caschetto è anche l'agente di Volo, mi ha detto se mi sarebbe piaciuto fare il film con Fabio. Io premetto che ho smesso di guardare la Tv cinque anni fa quando ho smesso di fumare, quindi non sapevo bene chi fosse Fabio Volo. E i suoi libri non  li avevo nemmeno letti. (Fabio Volo è autore radiofonico e televisivo, molto amato tra i giovani; ha scritto "E' una vita che ti aspetto", "Esco a fare due passi","Un posto nel mondo"). Dopo tre minuti che l'ho incontrato ho capito che era perfetto per il mio film e che saremmo potuti diventare anche amici".

Il tuo film parla della sofferenza utilizzando anche l'ironia e  di come il dolore genera un cambiamento nell'essere umano. Questo si vede in Lorenzo, soprattutto dopo il suo incontro con la figlia di Giovanni. Come spieghi questo rapporto di feeling e di amicizia speciale tra i due? Sono innamorati?

"La sofferenza genera radicalmente dei cambiamenti. La paura della morte e il fatto di averla scampata, come nel caso di Lorenzo, se non sei completamente ottuso -ma comunque anche se lo sei -  subisce nella tua traiettoria di vita una deviazione, magari impercettibile e questa deviazione alla lunga è una deviazione angolare immensa. Penso che il destino, in questo caso nel film, determina questo cambiamento importante del personaggio.

Il rapporto tra Lorenzo e la figlia di Giovanni... "Sono due mondi che si avvicinano l'uno all'altro con una forza di gravità differente, c'è un momento in cui questa attrazione crea un equilibrio magico e in questo equilibrio uno ci può leggere uno spirito erotico, uno spirito di trasmissione dell'esperienza, un senso di riempimento di mancanze che abbatte anche il confine dell'età. Ci può essere anche una fortissimo spinta erotica verso una persona tanto più grande ma anche più giovane; può essere anche per un secondo e questo secondo può cambiarti la visione del mondo.

Mi piace questa sensazione anche perchè l'ho provata spesso".

L'altro protagonista del film è Giovanni. Da dove trae tutta questa vitalità?

"Come tanti uomini che hanno delle risorse nascoste, queste ricchezze prima o poi vengono fuori. Nella mia  vita ho incontrato diverse persone malate di cancro e in alcune ho riscontrato l'abbattimento in altre una carica esponenziale pazzesca. Giovanni è uno che ha voglia di vivere. Ha trovato questa forza che oscilla tra la luce e l'ombra, anche lui è una persona fragile. Del resto è un film sulla fragilità".

C'è un motivo particolare nella tua scelta di Genova come location?

"Genova secondo me è una delle città più belle al mondo.Genova proprio per la sua conformazione ha mantenuto una identità, è una città che si adattava molto alla storia, tutta protesa e sospesa, molto simile alla condizione del protagonista che è proteso verso il desiderio di cambiare la propria vita, fare gli affari e dall'altro è sospeso nell'attesa. Ecco, Genova, con i suoi vicoletti con queste palazzine vicinissime l'una all'altra, sembra in equilibrio, quasi sospesa, e vista dal mare, illuminata dalla luce, sembra una scenografia".

Cosa hai in mente di trattare nel tuo prossimo film?

"Voglio fare un film su tutto ciò che non ci serve, che ci opprime ma di cui non si può fare a meno".

Ad esempio?

"Vuoi sapere troppo, non lo so nemmeno io. Prova a dirmelo te"

A me viene in mente l'Italia.....

"Guarda che vinci il Pulitzer se lo dici. Ecco vorrei fare un film su questo, su questa Italia  che non ci serve che ci opprime ma di cui non possiamo fare a meno. Non ci serve in questo modo. La politica, le massonerie, le mafie, gli interessi, lo schifo di questa società, hanno ridotto la nostra madre ad una matrigna. L'Italia è un paese nel quale l'idea di futuro è stata violentemente castrata e quando tu castri l'idea di futuro tu uccidi le energie migliori. Soprattutto se pensiamo ai giovani. L'unico vero ammortizzatore sociale è la famiglia, la gente fino a 40 anni è costretta per ragioni di carattere urbanistico, sociale, economico a non uscire dai nuclei famigliari. Questo genera un familismo amorale terribile, che genera una sorta di mafia capillare dei rapporti che fanno parte di quell'Italia che ci opprime e che non ci serve. Se tutte le energie che sono andate via dall'Italia tornassero "incazzate" nere . Dovete fare come gli alieni di Independence Day, tornare tutti insieme magari potreste contribuire ad una sorta di rivoluzione".

Quindi il tuo nuovo film sarà su questo?

"Su quello che determina comportamenti schizofrenici nelle persone, su quello che porta le persone ad allontanarsi dalla realtà e che le spinge a costruire dei simulacri di vita e in questi simulacri di vita c'è chi ne approfitta per frenare il progresso vero".

E quando pensi di girarlo?

"Lo girerò l'anno prossimo, sai a settembre nasce mio figlio I miei tempi sono ora totalmente rivoluzionati".