Cinema

Al Brooklyn Film Festival il cortometraggio "Caro figlio"

di Natasha Lardera

Palermo, 15 agosto, 1987, un uomo di mezza età giace morto su un letto all'interno di una casa di campagna. La pelle intorno ai suoi occhi è già violacea.

.Mentre fuori gli uccellini cantano e la vita estiva continua imperturbata, dentro regna l'ombra. Avvolto da questa, un uomo, alto, biondo, con giacca e cravatta, nonostante il torrido caldo estivo, osserva il corpo bucato da una singola pallottola al cuore.

Chi è questo signore distinto ma con il viso imperturbabile? L'espressione è cattiva, persino le sue orecchie leggermente appuntite gli danno del cattivo. Armato di Polaroid si presta a ritrarre il volto del defunto; chi è costui? un poliziotto che sta indagando sull'omicidio?O qualcuno a lui più  vicino?

Brooklyn, 3 giugno, 2007, Caro Figlio il corto animato del regista palermitano Antonio Giambanco, scritto in collaborazione con Emilio Pursumal, viene presentato in prima mondiale al Brooklyn Film Festival. In 5 minuti il delitto al centro del mistero viene svelato, e lascia il pubblico, catturato da immagini sofisticate ed estremamente realistiche, a bocca aperta.

Senza svelare troppo sulla trama, possiamo dire che, nonostante qualche piccolo indizio buttato qua e là, lo spettatore, che si deve impegnare a cercare di risolvere il mistero, non può che rimanere sorpreso.

"Ho dato al film una data precisa, ovvero il giorno di ferragosto" spiega il regista, "perchè è considerato il giorno più caldo dell'anno, e si sa che il calore da alla testa e fa comettere degli atti un po' così..anche violenti".  Lo stesso concetto vale per la scelta dell'anno. La fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni ‘90 sono anni di molta violenza a Palermo. Omicidi e stragi erano all'ordine del giorno. E nel corto questo si nota.

Anche se questa violenza rimane un suggerimento, in quanto lo spettatore non la vive direttamente ma la deduce, è quella di un padre severo e di poche parole e anche quella di un figlio che vuol parlare senza il timore di un giudizio. Caro Figlio presenta due testamenti,  uno vocale, quello recitato dal padre, e uno visivo,quello catturato in una Polaroid.

Le parole del morto tuonano solenni, e sembrano  rispondere alle azioni del giovane biondo. "La mia morte è  l'unica certezza", dice, mentre il ragazzo scatta la foto, "e quest'immagine rubata scolpirà  sulla mia lapide le giuste parole".

"Adesso puoi camminare con le tue scarpe senza sentire il mio passo appresso, adesso non ho peso".  Qui il giovane sistema le sue scarpe vuote. "E finalmente sei libero di recitare la tua parte". Il ragazzo prende una boccata d'aria sul balcone. La sua espressione continua ad essere dura, nonostante le interruzioni di qualche tic nervoso.

"Le idee per questo corto erano tante", spiega il regista, "ma dopo diversi giorni di lavoro mi sono trovato con un vivo e con un morto, e da lì ho creato questa storia, che in realtà non ha solo due personaggi, ma tre..anche se la lei non si vede".

" La produzione, totalmente siciliana, è indipendente ed ha richiesto un anno di lavoro, di cui oltre la metà per ricerca e sperimentazione. Il risultato è un thriller animato sofisticato ed evocativo. Una promessa che i  lavori futuri di Giambanco saranno storie appassionanti.