A modo mio

Imitare Parigi

di Luigi Troiani

Tarda, quest'anno, a chiudere i battenti, la stagione, nella capitale della grazia e della frivolezza europea. Parigi sembra non aver l'intenzione di ripiegare gli ombrelloni sui Lungosenna e di rallentare nelle strade il ritmo dei vélo che quest'estate ha fatto tendenza in tutt'Europa.

A Montmartre, il cimitero dei grandi inizia a ricoprirsi di foglie gialle, e i bigliettini d'amore sulla tomba di François Truffaut si perdono nei primi venti dell'autunno incipiente: turisti e visitatori continuano ad affollarsi tra le tombe di artisti e nobili di Francia, come in piena stagione. Sul piazzale antistante l'Hôtel de Ville, giusto dietro la cattedrale di Notre Dame, ragazzi che vanno e vengono, improvvisano la pallavolo sino al tramonto. Nei grandi magazzini del centro, colmi dei parigini alla rentrée, si affollano villeggianti ritardatari, alla ricerca dell'ultimo saldo. La foga della vacanza detta ancora legge, favorita da una situazione atmosferica che lentamente gira pagina verso le umide e sporche giornate autunnali.

Mentre l'Italia continua a scivolare nelle preferenze del turismo mondiale (si trova ora al quinto posto superata anche dal Canada), la Francia, spinta da Parigi, continua ad essere indisturbata in vetta alla classifica con più di 76 milioni di visitatori l'anno. Un successo dovuto anche a innovazioni semplici e popolari, come quella di quest'anno, la messa a disposizione di biciclette per circolare in città; o quella di cinque anni fa, la trasformazione in stabilimenti balneari con tanto di sabbia palme sdraio e doccia degli argini della Senna. Quest'estate ha ben funzionato persino la "spiaggia" di La Courneuve, appena un isolato dal punto dove sono iniziate nel 2005, le azioni dei casseurs della periferia parigina.

  Il successo maggiore dell'estate ha arriso al servizio inventato dal sindaco della città, sotto il nome di Vélib, un acronimo formato dal nome francese della bicicletta, vélo, e libertà. A metà luglio il Comune ha immesso in 750 punti self-service, 300 metri l'uno dall'altro, 10.600 solide biciclette da passeggio, che saliranno a 20.600 entro fine anno. Istruzioni in otto lingue hanno garantito un accesso corretto al servizio che, a giudizio unanime, sta risultando utile, efficiente e poco costoso. Al fondo dell'iniziativa, il desiderio di contribuire a diminuire le emissioni di gas e scarichi di automobili e moto, e la valorizzazione dei circa 200 chilometri di ulteriori piste ciclabili attrezzate dalla presente amministrazione comunale. Inutile negare che c'è anche il tentativo di suggerire nuovi modelli culturali che leghino l'esigenza individuale di libertà di movimento e di flessibilità ad un mezzo di spostamento diverso da quello basato sul motore a scoppio.
          Il meccanismo di prelievo e utilizzo del vélo è piuttosto semplice. Si prende il mezzo ad una stazione e lo si lascia in qualunque altra postazione di scambio: il costo è di 1 euro al giorno, ma si può comprare un pass settimanale per 5 euro e uno annuale per 29 euro. L'utilizzo del mezzo non deve superare la mezz'ora, altrimenti si va a costi aggiuntivi: questo al fine di garantire che ad ogni stazione le "rastrelliere" non siano mai vuote in qualunque orario e in qualunque stagione. Curioso a dirsi, per un intervento di tipo sociale come quello qui riassunto, il Comune andrà a guadagnare, si calcola, circa 30 milioni di euro di noleggio. Bici e loro manutenzione, oltre agli spazi per le "rastrelliere", sono offerti dal pubblicitario JC Decaux, che in cambio ha avuto l'uso esclusivo dei 1.628 tabelloni urbani d'affissione. Enrico IV di Borbone ((1553-1610) commenterebbe: "Parigi val bene una bici".

 
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