Libera

Rita Cutolo, una donna misericordiosa

di Elisabetta de Dominis

Se ringraziassimo di più Dio e lo pregassimo meno, forse staremmo tutti molto meglio. Ci accorgiamo di quello che abbiamo solo quando lo stiamo per perdere. E allora ci affidiamo alla preghiera. Non credo molto al Chiedi e ti sarà dato. Anche se mi piacerebbe.

Mi pare troppo comodo. Considerando poi che per me la divinità è dentro di noi, e non fuori, mi pare anche utopistico. Succede però che non la si percepisca e sentirla nel momento del bisogno è quasi impossibile. A meno che non ci si affidi a qualcuno che ne è permeato talmente da irradiarla da tutti i pori. Energia pura che trasmette attraverso sguardo, mani, gesti, parole.

Da quando l'uomo esiste, prega. Prega per la sua salvezza, che vorrebbe durasse in eterno ma in questa vita. Prega di essere liberato dal male per non soffrire più sulla terra. La più antica divinità del genere umano è la Misericordia, alla quale esso ha chiesto sempre comprensione, pietà, perdono per i propri sbagli o compassione per la propria sofferenza. Che poi sia stata maschile o femminile o indefinitamente angelica e che abbia avuto nomi diversi non ha cambiato la sua potenza sovrannaturale. 

Il miracolo, che l'uomo chiede, è di essere trasformato nuovamente - parafrasando Apuleio, autore dell'Asino d'Oro - da asino in uomo, ritornare cioè quello che era: semplicemente uomo. Il che significa: riacquistare lo status o la salute che aveva  e che, in qualche modo (magari credendosi un dio), ha sprecato o sottovalutato.

Ritornare allo stato di grazia è percorso arduo quanto  - come dicevo - risentire il divino in noi. Ma ci sono delle anime pietose disposte a fare da tramite alla nostra preghiera, a intercedere per noi con la loro purezza. Nella religione cattolica, alla quale la maggioranza di noi appartiene, si chiamano preti e suore. Dalla mia esperienza, tuttavia l'abito non sempre fa il monaco. Come per essere un sant'uomo non è d'obbligo prendere i voti. Alla Chiesa però spesso dà fastidio chi fa opere di carità senza sua licenza.

E io, che credo a tutto e a niente, perché mi piace mettere in discussione quello che non mi convince e amare quello che mi emoziona, ho prestato ascolto a racconti di guarigioni sorprendenti fatte da una donna che molti ritengono un angelo in terra: Rita Cutolo (www.ritacutolo.com)

Certo, viene un momento che si ha bisogno di credere in qualcosa di trascendentale, perché c'è una questione di vita o di morte che neanche la scienza può risolvere. Quando si vuole bene a qualcuno, si fa di tutto per trattenerlo di qua, perché fa parte di noi.

Con mio padre non ho avuto il tempo, il cancro è stato troppo repentino: l'ha stroncato in venti giorni. Mi è parso di aver tentato di tutto, ma se guardo indietro mi rammarico di non essermi accorta prima che c'era un male che lo stava trasformando, di non averne ascoltato l'anima e osservato il fisico. Adesso penso che ci sia sempre un perché e che dia dei segnali. E da quando la mia amica Simonetta si è ammalata, ho studiato il suo male, spiando il suo sguardo, i suoi comportamenti, modificando la sua alimentazione e il suo pensiero. Tutto per farla cambiare. Ma uno si ammala perché non vuole cambiare. Così l'ho trascinata da Rita. Non so se la salverà. Non dipende da Rita ma dalla sua fede in lei. Che non significa credere in un'altra persona ma in un aiuto più grande: un'energia potente che questa donna, che ha dedicato la sua vita alla cura, trasmette con l'imposizione caldissima delle mani (43 gradi), aiutata nella sua missione da tante altre donne a cui ha salvato la vita. Non appena l'ho vista operare senza sosta sui malati, mi sono cadute le lacrime per l'emozione. Quasi avessi riconosciuto quello che cercavo. La Misericordia divina è questa enorme comprensione femminile che aiuta con una gestualità istintuale che non ha bisogno di parole. Qui, sulle colline sopra Pesaro, ogni giorno c'è una fila enorme di persone che cercano la guarigione e di persone