Analisi

La scena "underground" romana

di Toni De Santoli

MiceCars", "Black Circus Tarantula", "Sea Dweller", "Cat Claws", "Laser Tag", "Turnpike Glow". Sono nomi di complessi musicali che da qualche anno dominano la scena "underground" romana. Nessuno sembra però disposto a scommettere su di loro.

 I produttori cinematografici, gli impresari, i discografici d'una volta erano capaci di rischiare somme ingenti (e anche il proprio prestigio) su un film, un cantante, una "band". Era soprattutto così che il cinema e la musica andavano avanti in Italia: stabilita una frontiera, se ne apriva un'altra (alla maniera dei Romani!), giunti a una tappa ci si preparava a quella dopo. Si sapeva osare. Si voleva osare. Altrimenti, "Il sorpasso", "Il ferroviere", "Accattone", non sarebbero mai stati realizzati e i De Andrè, i "Giganti", i "Nomadi" avrebbero sempre cantato per pochi intimi...Oggi, invece, non vuol rischiare un bel nulla nessuno. Morale: il cinema italiano tira a campare su un minimalismo d'importazione mentre la musica italiana, sotto l'orpello di grotteschi giochetti vocali, versa in condizioni anche peggiori: è priva di ispirazione, priva di sapienza artistica, priva di spessore.

Ma basterebbe appunto avvicinarsi all'"underground" romano per scoprire che non tutto è perduto. Per scoprire che in questo Paese nascono ancora musicisti veri, quelli che l'ispirazione ce l'hanno, quelli che fanno sfoggio di rigore artistico, che non si accontentano di vivacchiare, non bluffano, non ti servono la solita minestrina. Non tradiscono se stessi.

I "Cat Claws", ad esempio, non intendono cantare in italiano. Sanno che, oggigiorno, per una "band" in gamba e già esperta, cantare in italiano e comporre musiche "orecchiabili" sarebbe garanzia di un certo guadagno economico. Loro tuttavia in italiano non vogliono cantare. Loro "sentono" l'inglese. Che è - così dicono - la sola lingua adatta al Rock, al Pop o, se preferite, alla musica leggera... Non hanno torto: il Rock è americano, è inglese. Nello spirito, nella forma, nel ritmo, nel linguaggio e nella sonorità del linguaggio.

E' stupefacente: tutti i complessi dell'"underground" romano, o perlomeno quelli ormai affermati nella Capitale, compongono, e quindi cantano, in inglese. E cantano e suonano a meraviglia poiché la ricerca del perfezionamento è incessante, commovente in tanta passione, in tanta perseveranza.Gli accenti del resto sono quelli giusti, "English" e "American", ma più che altro, secondo quanto ci risulta, "English". Non conoscendoli e ascoltandoli al Circolo degli Artisti a San Giovanni, al Traffic sulla Tiburtina o al Sinister Noise sulla Via Ostiense, si avrebbe l'impressione di assistere a uno spettacolo tenuto da inglesi o americani: il sound è impeccabile, anche sofisticato e per nulla manieristico. E' Rock puro, che prorompe dall'animo di ragazzi e ragazze che dimostrano d'avere del Pop la stessa percezione che si ha a New York, San Francisco, Londra, Liverpool. Ragazzi e ragazze che per i propri show vengono remunerati molto saltuariamente e poco, pochissimo, da non poter pagare nemmeno gli strumenti nuovi che servono, per non parlare delle costosissime incisioni che vengono poi presentate a case discografiche (oggi qui si chiamano "etichette") che in genere (siamo in Italia...) nemmeno ti rispondono. I soli "MiceCars" hanno una "etichetta", ma i ricavi sono esigui anche in questo caso.

Tutto ciò ha fatto sorgere fra questi gruppi un certo cameratismo. Non ci sono invidie, né gelosie. Ogni "band" è felice degli apprezzamenti riscossi dalle altre. L'applauso indirizzato dal pubblico del Traffic ai "Cat Claws" è come se fosse rivolto a tutte le altre "band". Anche questo è stupefacente. Ma in Italia non se ne accorge quasi nessuno. Piacciono di più i giochetti vocali, gli artifizi. Piacciono di più i manierismi nel Paese che ha appunto inventato il manierismo...