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"Festival della Letteratura". Mantova, che capitale!

di Jacopo Celona

Vivace" non è l'aggettivo che sentirete più frequentemente associato alla vita quotidiana a Mantova. E' una città piccola e placida come i laghi da cui è circondata.

Fa tenerezza, Mantova. Si aggrappa a Virgilio e ai Gonzaga come Gloria Swanson in Sunset Boulevard si aggrappava a reliquie di vecchi set e a ingiallite lettere di ammiratori. Per rinnovare a se stessa e agli altri il ricordo di un tempo in cui era giovane e bella, in cui era famosa. Bella Mantova lo è ancora, non c'è alcun dubbio su questo. Ma giovane, quello ha smesso di esserlo tanto tempo fa.

Eppure c'è un periodo dell'anno in cui questo paesone di confine tra Lombardia e Emilia Romagna di colpo si scuote dal torpore. Una settimana scarsa in cui dà fondo all'intera riserva di creatività e vitalità che ha segretamente accumulato nei trecentosessanta giorni precedenti. L'ha tenuta da parte fino a settembre, come fosse una bottiglia di champagne di inestimabile valore da aprire solo e soltanto in un'occasione speciale. L'occasione in questione si chiama "Festivaletteratura". E' nata undici anni fa, liberamente ispirata a una manifestazione ideata parecchio tempo prima a Hay-on-Way, nel Galles. Ma non arrischiatevi a mettere in discussione di fronte a un mantovano la legittima paternità del Festival: ormai fa parte del suo patrimonio genetico, esattamente come i tortelli di zucca e l'antipatia per la confinante Verona.

Quei cinque giorni di settembre la città se li pregusta, rigirandosi a lungo in bocca il gusto dell'edizione precedente. Ne ha fatta di strada Festivaletteratura, in poco più di un decennio. La prima edizione fu una scommessa. Rischiosa, per di più. Trasformare un'intera città, anche se per pochi giorni, in un'immensa piazza in cui autori letterari più o meno noti dialogano, giocano e a volte battibeccano con i propri lettori non è cosa da poco. Richiede soldi. Richiede energie. Richiede organizzazione. E anche quel tanto di fortuna necessaria ad azzeccare la formula giusta al primo colpo, perché difficilmente ci saranno seconde chance se le cose non dovessero andare bene. E' un po' come giocarsi tutto quanto in un'unica mano di poker. Se perdi, perdi forte. Ma se vinci, allora sbanchi. Il Festival ha sbancato. Sorretto dall'entusiasmo di un esercito di volontari (le "magliette blu", la vera spina dorsale della manifestazione), Festivaletteratura è cresciuto edizione dopo edizione. E oggi può legittimamente affermare, con quell'orgoglio ruspante proprio di chi si è fatto da solo, di essere la kermesse letteraria più importante e amata di tutta Italia. Tanto che, da qualche anno a questa parte, su e giù per la penisola le imitazioni hanno cominciato a spuntare con frequenza troppo elevata per essere casuale. Ma a Mantova non sembrano preoccuparsene troppo. Premi nobel, romanzieri blasonati e saggisti letti in tutto al mondo fanno quasi a spintoni pur di essere invitati al Festival. Il pubblico invece a spintoni fa sul serio: i posti numerati per gli eventi a pagamento vengono messi in vendita solo pochi giorni prima che la kermesse apra i battenti. Di solito dopo ventiquattro ore i biglietti sono già andati completamente bruciati. Gli eventi a ingresso libero poi vengono letteralmente presi d'assalto, con piazze, tende o teatri che traboccano di bibliofili. Vengono da ogni parte, da tutti gli angoli d'Italia, dall'Inghilterra, dalla Germania, dalla Spagna. Qualcuno anche da oltreoceano. E pazienza se questo significa sottoporsi a tirate massacranti, casa-Festival e Festival-casa in meno di una settimana: gli amanti di Festivaletteratura sopporterebbero qualsiasi prova e privazione pur di poterci essere.

L'edizione 2007 sta andando in scena proprio in questi giorni. Stendere un elenco degli autori che la animeranno non è materialmente possibile. Primo, perché sono troppi: anche per citarne solo i nomi servirebbe molto più spazio di quanto questo articolo ne ha a disposizione. Secondo, perché Festivaletteratura ha il vizio dell'improvvisazione: non è affatto infrequente che un grosso nome sbuchi fuori all'ultimo istante o che un evento di cui sul programma non v'era traccia sbocci dal nulla in un angolo di Mantova deserto fino a un attimo prima. In ogni caso, che vi piaccia ridere, commuovervi, riflettere, viaggiare con la fantasia, che abbiate tre anni o novanta, se siete lettori accaniti state pur certi che a Mantova c'è comunque qualcosa anche per voi. Non ci resterà a lungo, però: prima che possiate abituarvi alla sua presenza, Festivaletteratura avrà già smontato tutti i suoi macchinari, riposto i suoi trucchi magici, congedato i suoi ospiti. E Mantova tornerà a sonnecchiare placida per altri trecentosessanta giorni, covando sotto la cenere i semi del Festival che verrà.

(Il festival della letteratura di Mantova si potrà seguire questa settimana su Rai International).