Eventi

Vespa e il siluro W per Prodi

Bruno Vespa e Claudio Angelini all'IIC di New York
di Valerio Bosco

Lo scorso giovedì 6 settembre si è svolta presso l'Istituto Italiano di Cultura di New York una conferenza di presentazione dell'ultimo lavoro editoriale di Bruno Vespa, "L'Italia spezzata" (Mondatori, 2006)...

... un volume che racconta nei dettagli la straordinaria e difficile situazione di un Paese rivelatosi profondamente diviso dalla competizione elettorale della primavera 2006 che, per una manciata di voti (poco più di ventimila), ha assegnato alla coalizione di centro-sinistra il diritto-dovere di governare. Assieme all'"ex-collega" Claudio Angelini, direttore dell'Istituto di Cultura, ai giornalisti Glauco Maggi (La Stampa) e Arturo Zampaglione (La Repubblica),  e all'editore Robert Miller (della casa editrice Enigma Books, interessata a pubblicare il libro negli Stati Uniti), Vespa ha ricostruito con efficacia l'involuzione che ha segnato il sistema politico italiano degli ultimi anni. In una realtà dominata, sia a destra che (ancor più) a sinistra, da una pluralità di partiti, la compattezza delle alleanze si è realizzata e consumata principalmente nella fase della competizione elettorale. È accaduto così sia al centro-destra nella scorsa legislatura che, più recentemente, al centro-sinistra, di condurre campagne elettorali unitarie per smarrire poi, una volta giunti alla prova del governo, lo spirito di coalizione e seppellirlo in una quotidiana lotta di identità e sensibilità politiche, di ricerca di visibilità e consenso per il "proprio partito". In altre parole, l'insistenza dell'UDC di Marco Follini (ora neo-prodiano!) e Pierferdinando Casini sui temi della famiglia, l'estremismo padano e leghista negli anni dell'ultimo governo presieduto da Silvio Berlusconi sono di fatto speculari ai ricatti oggi esercitati dalla sinistra comunista sulla riforma della pensioni o sulla delicata finanziaria che l'esecutivo in carica guidato da Romano Prodi si appresta a varare.

Sebbene Vespa abbia preferito esaminare le crescenti frizioni  all'interno del centro-sinistra, è apparso evidente come questi fenomeni di intemperanza all'interno delle coalizioni - oggi come negli anni scorsi - denuncino il persistente potere di ricatto dei piccoli partiti, nonché il danno arrecato al potere e all'autorità del primo ministro, costretto ad operarsi in un quotidiano esercizio di mediazione all'interno della coalizione piuttosto che nella concreta azione di guida dell'esecutivo. Merito del volume di Vespa e del dibattito è stato in fin dei conti quello di ribadire l'importanza e l'urgenza di una riforma elettorale e del sistema politico capace di accrescere la governabilità, ridurre o neutralizzare il potere di ricatto dei partiti minori e di accrescere contemporaneamente il potere e l'autorità del presidente del Consiglio.

È stato del resto notato come sia per certi versi incoraggiante la notizia di questi ultimi giorni concernente l'avvio di un dialogo bipartisan per una riforma condivisa del sistema elettorale. Indiscussa autorità mediatica della politica italiana - il suo show Porta a Porta è di fatto diventato dopo quella di Montecitorio e Palazzo Madama "la terza camera dello Stato" - Bruno Vespa ha anche dimostrato di saper cogliere gli umori nascosti dei protagonisti delle vicende italiane. Cosa che gli permette anche di prevedere un crescente dualismo tra il leader in pectore del costituendo Partito democratico, il sindaco di Roma Walter Veltroni, e l'attuale Presidente del Consiglio. Sarà nell'interesse di Veltroni, secondo Vespa, cercare di andare al voto prima della scadenza naturale della legislatura - magari anche con coalizioni di nuovo conio, cioè senza comunisti - ma non in quello di Prodi, stretto in un patto di ferro col partito di Fausto Bertinotti.

Accompagnato da una traduzione non simultanea che ha raddoppiato e reso a tratti insostenibile i tempi dell'evento, il dibattito ha infine solo sfiorato il tema del personaggio-Vespa, introdotto infatti da Angelini come "scrittore, cronista, giornalista, anchorman e (addirittura!) storico". Sarebbe stato infatti interessante proprio parlare degli aspetti più discussi sollevati dal lavoro editoriale e televisivo di Bruno Vespa. Delle comprensibili critiche rivoltegli in passato da diversi storici italiani rispetto alla sua voglia di improvvisarsi storico esaminando con pochi strumenti e in modo piuttosto grossolano la storia del novecento italiano (si veda la "Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi" e "Vincitori e vinti"). O dei dubbi che, talora, il suo "Porta a Porta" solleva per l'etica del giornalista, quella disinvolta enfatizzazione e spettacolarizzazione di drammatiche vicende di cronaca (caso di Cogne) che forse hanno qualcosa a che fare con la crescente morbosità - davvero poco cristiana - con la quale ormai il pubblico italiano segue da casa i fatti di sangue.

Appare comunque evidente che il Vespa migliore, il più "digeribile", sia quello capace di raccontare il presente della politica in modo più disteso e aneddotico di quanto lo consenta la stampa quotidiana o periodica.  Quello capace di regalarci ogni, anno, in coincidenza delle feste natalizie, volumi dai titoli così perentori e accattivanti  - Il cambio (1994), Il duello (1995), La svolta (1996), La sfida (1997), La Corsa (1998), Dieci anni che hanno sconvolto l'Italia (1999) - che fanno pensare ad un Paese sempre sull'orlo di un mutamento epocale o di una rivoluzione. Eppure sempre più fermo e ripiegato su se stesso.