Che si dice in Italia

Questione di vetri

di Gabriella Patti

La "cacciata" dei lavavetri da Firenze può essere vista da alcuni come il solito tormentone giornalistico di fine estate, buono a riempire spazio sui quotidiani...

... e nei telegiornali evitando così di occuparsi di cose serie. Può anche essere vero. E l'immancabile servizio del reporter che si è spacciato per lavavetri per un giorno così da raccontare ai lettori l'effetto che fa, indurrebbe effettivamente ad accogliere con fastidio tutte le polemiche che da giorni sono state scatenate dalla decisione del sindaco e della giunta del capoluogo toscano. Proviamo però a vedere che cosa c'è sotto. Tanto per cominciare la decisione scandalosa e all'apparenza poco umanitaria è venuta da un'amministrazione cittadina di sinistra, molto attenta ai valori democratici.

Già questo fa riflettere. Quello di Firenze non è il primo sindaco che, eletto con i voti della sinistra, si è scontrato con una realtà tale da costringerlo a prendere decisioni all'apparenza in forte contrasto con la propria formazione culturale e ideologica. Basti pensare all'ex leader della Cgil, Sergio Cofferati, protagonista quando era sindacalista di memorabili lotte contro il governo e i cosiddetti "padroni": una volta diventato primo cittadino di Bologna, altra storica roccaforte "rossa", ha dovuto mettere dei freni all'andazzo lassista e fintamente garantista e fare delle cose "non di sinistra". Suo malgrado e attirandosi le ire degli ex compagni di militanza. E allora, forse, si tratta di capire che qui la militanza politica e le proprie nobili idee non c'entrano. Chiunque sia stato in Italia a bene che ormai, ai semafori di ogni città, si viene regolarmente assaliti da stranieri - giovani, vecchi, donne, bambini: dopo la prima ondata di polacchi ora è il turno di romeni e zingari - che, armati di uno sporco spazzolone, pretendono a tutti i costi di pulirti il vetro dell'auto, in realtà spesso sporcandolo più di prima.

Molti di questi sono persino violenti - e a Firenze, a quanto pare, lo erano diventati più che altrove. Inoltre puntano in preferenza le vetture alla cui guida c'è una donna sola, quindi presumibilmente più indifesa e pronta con un brontolio a sganciare qualche spicciolo. Il risultato è che, a quanto pare, parecchi automobilisti fiorentini avevano iniziato a tenere in macchina una mazza da baseball o un nodoso bastone. Il rischio per l'ordine pubblico, insomma, c'era. Quindi, mi dispiace, pur considerandomi una persona attenta ai problemi sociali e nutrendo una istintiva simpatia per gli emigranti ma quelli che lasciano casa per andare a lavorare, non certo a mendicare - non mi sento di condannare la drastica decisione.

Che un effetto immediato l'ha avuto: i lavavetri hanno immediato capito che l'aria fiorentina non era più salubre e sono spariti. Francamente non credo che una questione sociale e demografica così grave come quella dei poveri che, lasciando i loro paesi dell'est Europa o del nord Africa sperano di sbarcare il lunario ai semafori delle nostre ricche città, possa essere risolta con un'azione di forza come quella imposta dalle autorità fiorentine. Ma intanto il segnale è chiaro: gli italiani sono stufi - e spaventati - dalle orde di finti pulitori che rendono le loro giornate un continuo tormento. La soluzione vera, è chiaro, va trovata a un livello politico più alto. Con accordi tra l'Italia e i paesi di provenienza di questi disperati ma anche con controlli seri alle frontiere, non certo ai semafori. Lo capiranno i signori che governano nei palazzi romani? Intanto - lo dico con un sorriso - una soluzione di ripiego potrebbe essere quella annunciata dal Comune di Padova: abolire tutti i semafori creando al loro posto delle rotonde.