Libri

Clerici, scrittore a New York

Gianni Clerici all'Istituto Italiano di Cultura di New York
di Samira Leglib

Chi se lo aspettava che un rinomato cronista sportivo nonché esperto tennista dello stampo di Gianni Clerici si sarebbe ritrovato un giorno a New York a presentare il suo ultimo libro?

Lui no di certo e difatti è ancora sorpreso di sé, quando con garbo si presenta all'Istituto Italiano di Cultura per dirci qualcosa di piú su "Zoo - Storie di bipedi e di altri animali".

Esordisce divertito: «Clerici a New York..sembra un film di Alberto Sordi, del genere "Fumo di Londra"». Mentre a poche miglia di distanza si stanno disputando gli US Open, il direttore dell'Istituto Claudio Angelini presenta agli intervenuti il Gianni Clerici scrittore; magari poco letto tra gli appassionati di tennis ma un uomo che lo stesso Calvino ha definito «uno scrittore prestato al giornalismo sportivo». "Zoo", continua Angelini, è un libro fatto di schizzi, di immagini rapide e di ironia. Una serie di storie che raccontano di animali che sembrano uomini e di uomini che, d'altro canto, sembrano animali».

Poi, per un momento ancora, torna alla ribalta il primo amore per lo sport e dalla borsa Clerici estrae un corposo volume -3 kg e 300 grammi a detta dell'autore- che titola la copertina:"500 anni di tennis". «Me lo sono portato dietro», spiega, «nella speranza vana di riuscire ad ottenere una buona traduzione nei Paesi del nuovo tennis, Inghilterra e Stati Uniti. Sapete, non è così facile trovare un buon traduttore: tempo addietro mi sono affidato ad un professore che parlava piú lo spagnolo che l'italiano..risultato? Il Washington Post ha definito il mio libro uno dei massimi successi di umorismo involontario!!»

Con questo ‘fuori pista' Gianni Clerici raccoglie subito le simpatie dei presenti che restano divertiti ad ascoltare l'insolito fabulatore raccontare una delle storie che compaiono nel suo ultimo lavoro che narra di uomini e di animali e che, ci dice, è liberamente ispirata a Hemingway.  In verità Gianni Clerici questa storia l'ha sentita raccontare per la prima volta dallo stesso autore di "Il Vecchio e il Mare", in un bar di Pamplona durante la tradizionale corsa dei tori. Accadeva, infatti, che il prestigioso torneo di Wimbledon e la corsa dei tori a Pamplona fossero temporalmente concomitanti ed il nostro Clerici, puntualmente sconfitto a Wimbledon corresse a Pamplona per assistere all'evento. Fu in una di quelle occasioni che incontrò Hemingway e lo ascoltò raccontare ad un conoscente la storia di un toro di nome ‘Amigo' e di un matadòr chiamato Pedro Romero. Con riverenza si avvicinò ad Hemingway e gli disse: «Maestro, la scriverà questa storia?» E questi rispose: «Vedremo».

Gli anni passarono ed Hemingway non la scrisse mai. Ma questa è solo l'ultima delle storie presenti in un libro che è riuscito anche ad aizzare perfino due associazioni animaliste le quali, al sentir narrare di scoiattoli rossi e grigi, hanno pensato bene di leggerci una sorta di immagine simbolica in cui Clerici sposava le tesi di Bossi al punto di accusare l'autore di razzismo.

E' trascorso cosí, l'incontro con Gianni Clerici all'istituto di Cultura, tra aneddoti e brevi favole, un assaggio di poesia -la quale tra ebbe anche occasione di declamare nella fortunata trasmissione ‘Che tempo che fa' del suo amico Fazio- e un sano umorismo che ci ha fatto conoscere, dietro lo sportivo, uno scrittore che ha trovato la sua scuola sulla terra rossa de campi da tennis, giocando un doppio misto con una delle muse di Hemingway, oppure semplicemente allenandosi con nomi della letteratura quali Mario Soldati e Giorgio Bassani. E a chi gli chiede dal pubblico: «Ci dice qualcosa del Bassani tennista?», serve una risposta a tutto tondo: «Era un bravo tennista, se è vero che lo stile è l'uomo, Bassani giocava come scriveva. Aveva un gioco preciso e geometrico, si costruiva il punto per passaggi successivi, come uno scacchista sulla scacchiera. Accettava la sconfitta, quando doveva, di buon grado, senza soffrirne troppo».

Conclude poi con una constatazione che riassume con sagace auto-ironia il Gianni Clerici scrittore, restituendoci allo stesso tempo l'immagine di uno sporivo fuori dal comune: «Ero molto amato nell'ambiente tennistico; perché sapete, nello sport come nella vita, i perdenti sono sempre piú simpatici dei vincenti!»