Interviste

La questione secondo Viscusi

di Gina di Meo

Questo articolo nasce da una conversazione con Robert Viscusi, docente di letteratura inglese e americana al Brooklyn College della City University di New York, e come seguito di un seminario da lui stesso tenuto due mesi fa a “The Wolfe Institute”, sempre al Brooklyn College e di cui è direttore, su “Magic Colonialism” e poi estesa al legame (tormentato? complicato?) tra gli italiani americani e l’Italia.

Un argomento che non si può risolvere in poche battute e tre ore di un inteso colloquio "intellettuale" non sono bastate se non a gettare un minimo di fondamenta per questo articolo. Un punto di inizio lo trovo riportando una frase che leggo nella prefazione dell'ultimo libro di Viscusi "Buried Caesars" (State University of New York Press, 2006) e che rileggo forse altre dieci volte tanto mi colpisce. "Italian America is an underworld empire where gangsters rule". Italian Americans - scrive Viscusi - wonder why people believe this. They object: "I am a cardiologist", "I am a gardener", "I am a poet", "I am a teacher". They are right to wonder and to object. After all, the belief is false and damaging. What is the secret of its amazing persistence? Why is the gangster epic the Italian American story? Yes, they are gangsters, but they do not rule. Yet Italian America in indeed shaped by powers that lie deep in darkness. Most of these hidden powers are not criminals, not even persons at all. Rather they are beliefs - lost causes and impossible loyalties. These beliefs, and the conditions of their substistence, are what give life to the myth of Italian America as an underworld".
Il punto di partenza è questo,  il mio "punto di vista" è quello di italiana, di una che ha visto spesso, dall'Italia, del "negativo" negli italiani americani e che ora sta tentando di recuperare. Ma la citazione di Viscusi mi fa capire tante cose e lui stesso mi dice: «E' difficile capire da qui gli italiani ed in Italia è difficile capire gli italiani americani, la mia immagine dell'Italia, ad esempio, "is frozen in the past", oppure semplicemente l'Italia è una figura retorica ed in realtà ci sono tante "Italie". Tante terre come quella dei "Soprano" o del "Padrino" attraverso le quali noi abbiamo imparato qualcosa dell'Italia, anche spesso da queste icone è generata un'immagine negativa, quella "consacrata" a Little Italy e spesso alla Mafia, alla visione coloniale dell'Italia. L'Italia però non è più una colonia ma ci vuole tempo per liberarsi di questa visione e nel frattempo questo mito continua a perpetuarsi qui. "Magic colonialism" sono i modi in cui questa resistenza all'interno del colonialismo sta dando vita ad una nuova forma di colonialismo. Un semplice esempio? Attraverso i negozi, essi a loro modo sono dei "colonizzatori"».
Prima di mostrare come questo "double colonialism" si traduce a livello narrativo, sempre nella prefazione a "Buried Caesars", c'è un altro passaggio che meglio di qualsiasi spiegazione è utile per chiarire certi comportamenti. "Italian Americans are not always aware that they operate from the tacit assumptions of imperial subjects. By tacit assumptions, I mean beliefs that people share without exploring in detail where they originate or what they imply. Many assumption that govern Italian America are old pieces of Italian national propaganda deeply embedded in Italian American culture: "Italy is not just a country. It is a civilization - a culture admired and envied and imitated by the whole world"... This brand of propaganda was beamed at Italians who lived in the colonies for decades... until December 11, 1941, on that day Benito Mussolini, the Fascist dictator of Italy, declared war in the United States and all the fine fantasies about Italy that Italian Americans had been reading in their newspapers suddenly became enemy propaganda... Italian Americans stopped speaking Italian in the street. They no longer taught their children the language they themselves had grown up speaking. This abrupt way of becoming American left Italian Americans with a large set of beliefs that they shared and continued to pass on to their children... these beliefs are the Buried Caesars of my title... They function as an unconscious imperialist faith. They are as powerful as they are hidden. When they surface, they usually take some distorted form... The most famous of these forms, the most attractive to Americans, who have their own imperialist dreams, are the ones that surface in the myth of the mob. That myth is both the glory and the curse of Italian American writing".
I Soprano e Il Padrino sono due esempi di questo mito.
«Possiamo leggere Il Padrino di Mario Puzo - spiega Viscusi - dal punto di vista della "resistenza" e da quello della "magia". Per quanto riguarda il primo aspetto, c'è senza dubbio in caso politico da sollevare. Quando all'inizio del romanzo, Puzo presenta Americo Bonasera che è stato umiliato dalla giustizia americana e decide di rivolgersi a Don Corleone, viene sicuramente indicata la mafia americana come un regime alternativo che protegge le persone. Questa argomentazione è ancora più palese quando viene descritta la riunione di tutti i capi Don del paese durante la quale Don Corleone afferma la sua posizione di statista tra i più lungimiranti, il più dotato di senso comune, e durante il quale pronuncerà la frase che diventerà più famosa della "cortina di ferro" di Churchill "Sonna cosa nostra", sono affari nostri.
Per quanto riguarda l'aspetto magico, invece, Don Vito Corleone viene descritto come un eroe, "un uomo al quale tutti possono rivolgersi per chiedere aiuto", ponendosi alla stessa stregua di un santo».
Viscusi afferma anche che coloro che si oppongono ad un potere colonizzante non sono semplicemente le vittime di quel potere, bensì allo stesso tempo gli attori un altro potere colonizzante. «Una doppia colonizzazione - continua - si trova al centro della storia Italiana-Americana. Gli immigrati italiani resistono alla colonizzazione interna degli Angloamericani che comprano il loro lavoro a basso prezzo. Ma il loro futuro in America implica anche che accettino l'egemonia della cultura dominante. Devono imparare a parlare inglese, devono seguire le pratiche istituzionali della vita americana. E c'è un conflitto perché quegli stessi Italiani Americani, soprattutto quelli appartenenti alla classe media emergente, rappresentano il "potere colonizzante" del loro punto di partenza in Italia. C'è un altro caso, quando gli Italiani Americani vogliono riaffermare la loro identità lo fanno attraverso i "sacramenti secolari" dell'olio extra-vergine di oliva, il Grana Padano, il Chianti, il Barolo, tutti rigorosamente importati dall'Italia e con tanto di certificato di autenticità. E sono simbolo di identità sociale il prosciutto di Parma e le scarpe di Ferragamo, e il loro potere è paragonabile al sangue di San Gennaro. Sono un anche un feticcio, non solo un qualcosa da comprare e vendere ma anche di cui vantarsi. Questi articoli non sono "politicamente innocenti" perché recano con sé una vena di gloria imperial-nazionale che gli italiani americani continuano a perpetuare durante le occasioni di festa, come se l'Italia fosse un pezzo di formaggio saporito piuttosto che una nazione con interessi e una politica che hanno poco in comune con quelli degli italiani americani da quel giorno di dicembre 1941 quando il Regno d'Italia dichiarò guerra agli Stati Uniti lasciando centinaia di migliaia di cittadini italiani negli Stati Uniti ad occupare la categoria di nemici alieni. Tutto ciò è evidente ne Il Padrino, dove i legami con l'Italia e soprattutto la Sicilia sono il terreno per il rifiuto dei Corleone di accettare il predominio dei "pezzi da novanta" che governano in America. E lo stesso succede ne I Sopranos, dove mentre i gangster napoletani si oppongono alla legge americana, elevandosi persino a soldati in un esercito nemico, allo stesso tempo sono completamente alla mercé dei valori coloniali italiani».

 

Il professor Viscusi è autore, oltre che di numerosi saggi, del celebre romanzo Astoria (Guernica 1995) con il quale ha vinto il prestigioso American Book Award nel 1996 e di cui esiste anche una versione italiana pubblicata da Avagliano Editore nel 2003. Nel 1991 ha fondato l'Iawa, l'Associazione degli Scrittori Italo-Americani.