Eventi

Così scanzonatamente italiani

di Samira Leglib

Cosa ha in comune la famiglia-cartoon ideata da Matt Groenig con il nostro Carlo Levi? E soprattutto, perché in un periodo dichiaratamente e-scusate il gioco di parole-universalmente globale, si parla ancora...

...di "Amore per la Patria"?  E' questo difatti il titolo dell'ultimo
saggio di Filippo La Porta presentato all'Istituto Italiano di Cultura alla
presenza di una platea omogeneamente italiana. 
Il libro, che si qualifica come una riflessione sull'identità italiana
nell'era della globalizzazione, è un brillante quanto insolito accostamento di
visuali classiche e moderne attorno al concetto di italianità, all'interno e
fuori del Paese. L'autore, riprendendo il sentimento amorevole che Carlo Levi
manifestò per l'Italia e gli Italiani, osserva come oggi l'identità italiana
sia quasi, a sua volta, divenuta un genere letterario. <<Gli Italiani
oscillano perennemente tra celebrazioni di sé ed auto-denigrazioni>>,
continua La Porta: <<l'ammirata teatralità italiana spesso scivola nella
volgarità dei varietà televisivi; il ‘Dolce far niente' tanto scanzonato ma
allo stesso tempo invidiato, diventa assenteismo lavorativo; l'arte della cosiddetta
‘bugia creativa', oggi è troppe volte solo esempio di una democrazia
reticente>>. 

Carlo Levi, pur criticando a volte duramente, l'Italia piccolo-borghese che
fece seguito al primo boom economico negli anni '60, non smise mai di amarla né
pensò mai di dover rieducare gli Italiani in un eccesso di pedagogismo tanto
bramato invece dall'ideologia fascista. Nel suo saggio "Disperatamente
Italiani", Filippo La Porta prende spunto da un articolo dello stesso Levi
pubblicato in lingua inglese per la rivista Holiday, che nel solo titolo
riassume quanto meglio la sua immagine dell'Italia: "Where Art is Life". La
Porta si chiede allora: <<Dov'è finito, oggi il senso della bellezza e
l'amore per l'arte come espressione di vita che nei secoli è stato proprio
della cultura italiana?>> Suggerendo che quel sentimento del bello e del
vero non è del tutto perduto ma vive ancora, seppur ridimensionato, nelle
creazioni dell'Alta Moda e nello splendido design italiano riconosciuto in
tutto il mondo.

La seconda parte del saggio si sofferma su un'insolita puntata dei Simpsons
che vede l'irriverente famiglia in viaggio nel "Bel Paese", in Toscana in
particolare. Nel cartoon, analizza l'autore, possiamo ritrovare tutti i clichè
che ruotano intorno allo stereotipo dell'Italia vista dall'estero: l'estrema
teatralità degli Italiani, il Parmigiano Reggiano, Fellini e le sue musiche e
l'onore della famiglia da rivendicare. <<Manca solo Eco>>, ironizza
La Porta, <<Se Calvino, infatti, è per gli Americani come la Ferrari, Umberto
Eco è come la pizza quattro stagioni congelata per l'esportazione!>>.
L'eccezionalità della puntata dei Simpsons sta però nella fattura dei disegni
che appaiono curati in ogni dettaglio, i colori ricordano quelli di un quadro
rinascimentale ed ovunque si ritrovano riferimenti all'Arte ed ai grandi
artisti Italiani. In tutta questa estetica del bello, la "gialla" famiglia di
Springfield si reca alla concessionaria di un immaginario marchio
automobilistico sulla cui insegna pubblicitaria si legge: "LAMBORGOTTI: For people
who really have nothing inside". 

La riflessione di Filippo La Porta è, dunque, che ad occhi stranieri la
bellezza nella sua forma più pura ed il senso del bello che tutt'oggi tanto ci
caratterizza, sono più di sovente visti come forme vuote ed un mero, quanto
non-compreso, gusto per la superficie delle cose.

La domanda conseguente è: Si può esportare l'identità nazionale ovviando a
questa facile interpretazione? <<Oggi, gli Italiani si riaffermano per
ciò che sono sempre stati>>, dice l'autore. <<Sognatori e realisti
insieme, sentimentali e cinici, eterni fanciulli che come Pinocchio si affidano
alla buona sorte e narcisi che non vogliono però vedersi ritrarre in nessuno
specchio; abili nell'arte dell'arrangiarsi ed alieni dell'assumersi
responsabilità>>.

L'augurio ultimo è quello di guardare al nostro passato non in chiave
nostalgica bensì come potente forza critica al fine di creare, nel nostro
presente, quelle forme belle ed armoniose <<espressione di gente che ha
ancora qualcosa dentro>>.