Libri

Gesù secondo Benedetto XVI

di Maria Rita Latto

Un libro iniziato da cardinale e terminato dopo essere stato eletto Papa. Per questa ragione Gesù di Nazaret (Rizzoli Editore, 2007) mostra in copertina...

...la doppia firma del suo autore: Joseph Ratzinger e poi, a caratteri molto più grandi, Benedetto XVI.

Un libro nato nel 2003, quando ancora Joseph Ratzinger guidava, come Prefetto, la Congregazione per la Dottrina della Fede. Poi la morte di Giovanni Paolo II ed il Conclave hanno rallentato la stesura. Dopo la sua elezione, il 19 aprile del 2005, il Papa ha dedicato al libro "tutti i momenti liberi" fino al settembre 2006, data in cui ha completato le bozze. Poi finalmente il 16 aprile del 2007, giorno del suo ottantesimo compleanno, il libro è stato pubblicato in Italia, mentre circa un mese dopo è arrivato anche negli Stati Uniti. 
È il primo volume del pontificato di Benedetto XVI anche se, ci tiene a specificare nella prefazione, "non è un atto magisteriale". È semplicemente un lavoro di catechesi scritto dallo studioso Joseph Ratzinger, il quale ripercorre in dieci capitoli le tappe fondamentali della vita pubblica di Cristo dal battesimo nel Giordano, per poi proseguire con la descrizione delle tentazioni di Cristo, con la predicazione del Vangelo, fino ad arrivare al discorso della Montagna. Il Papa ci illustra anche alcune parabole che rappresentano senza dubbio il cuore della predicazione di Gesù e la sua visione della fede che deve essere esigente e rigorosa, nella quale l'io deve sapersi fare prossimo all'altro, una fede che deve essere predicata nel mondo di oggi e che deve porsi contro l'ideologia del benessere e l'individualismo. Quello di Ratzinger è un Gesù né ribelle né liberale, né leader politico né maestro di morale, ma è colui che porta tra gli uomini la parola e la legge di Dio. È un Gesù di Nazaret inquadrato nella realtà storica di allora, ma anche visto nell'ottica del mondo di oggi: infatti il libro è pieno di allusioni a problematiche contemporanee.

Per esempio, parlando della parabola del buon Samaritano, Benedetto XVI dice che il samaritano diventa egli stesso prossimo e mostra che chiunque deve imparare ad essere prossimo. Ratzinger poi attualizza la parabola parlando del Terzo Mondo, delle popolazioni dell'Africa, che "ci riguardano da vicino", sono "prossime" a noi e denuncia, in particolare, le responsabilità dell'Occidente per le condizioni di povertà in cui versa buona parte del continente africano, sprona le nazioni ricche a non fare come il sacerdote e il levita che nella parabola passano senza fermarsi davanti al viandante derubato e abbandonato mezzo morto su ciglio della strada. Il Papa denuncia anche il comportamento che tanti hanno verso "l'uomo spogliato e martoriato", le vittime della droga, del traffico di persone, del turismo sessuale, persone distrutte nel loro intimo, che sono vuote pur vivendo nell'abbondanza di beni materiali. Il grande errore dell'Occidente è stato ed è ancora quello di ferire i paesi più poveri anche spiritualmente ed invece di dare loro Dio di avere "portato loro il cinismo di un mondo senza Dio, in cui contano solo il potere e il profitto".  O ancora, nell'episodio di Satana che sfida Gesù a mutare le pietre in pane, Ratzinger fa dei riferimenti al marxismo, che ha promesso di placare ogni fame ma poi ha fallito: l'"esito negativo" di questa utopia permette al Papa un'equiparazione con l'atteggiamento dell'Occidente verso i poveri: "Gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, basati su principi puramente tecnico-materiali (...) hanno fatto del Terzo Mondo il Terzo Mondo in senso moderno". Tali aiuti, infatti, lamenta Benedetto XVI, "hanno messo da parte le strutture religiose, morali e sociali esistenti e introdotto la loro mentalità tecnicistica nel vuoto. Credevano di trasformare le pietre in pane, ma hanno dato pietre al posto del pane".

Il Papa poi, parlando delle tentazioni di Satana a Cristo, ricorda la tentazione per la fede di andare di pari passo col potere rischiando "di essere soffocata proprio dall'abbraccio del potere". Al contrario, bisogna che la Chiesa sia sempre libera "perché il Regno di Gesù non può essere identificato con alcuna struttura politica, perché la fusione tra fede e potere politico ha sempre un prezzo: la fede si mette al servizio del potere e deve piegarsi ai suoi criteri".

Per Ratzinger il potere di Dio nel mondo è silenzioso, ma è un potere vero, duraturo. La causa di Dio, anche quando sembra essere come in agonia, alla fine si salva, mentre quei regni basati su ideologie effimere nel frattempo sono tutti crollati, la loro gloria si è dimostrata apparenza.

Le tematiche contemporanee trovano spazio anche nella rilettura del Discorso della Montagna, in cui i paradossi delle Beatitudini capovolgono i criteri mondani, guardano la realtà nella giusta prospettiva, cioè dal punto di vista della scala dei valori di Dio, che è diversa dalla scala dei valori del mondo. Ratzinger parla delle esperienze dei regimi totalitari, dell'odio brutale con cui essi hanno calpestato gli uomini, schernito, asservito, picchiato i deboli. Così è necessario comprendere coloro che hanno fame e sete di giustizia e il loro diritto a essere consolati. L'abuso del potere economico e la crudeltà del capitalismo degradano l'uomo a merce e tutto ciò ci fa capire perché "Gesù intendeva metterci in guardia dalla ricchezza". 

Il volume si chiude con le grandi immagini tratte dal Vangelo di Giovanni e con due momenti importanti nel cammino di Gesù: la confessione di Pietro e la Trasfigurazione. Un secondo volume di questo libro dovrebbe arrivare fino alla Passione e riflettere sul mistero pasquale, sui racconti di morte e risurrezione. Ratzinger ha voluto che questo primo libro uscisse con una sorta di urgenza anche come risposta ai tanti volumi pubblicati negli ultimi tempi, che si basano su scritti non riconosciuti dalla Chiesa ufficiale, o che, come il Codice da Vinci, fanno ipotesi lontane anni luce dal Cristo dei Vangeli e lo fanno diventare l'amante di Maria Maddalena.

Certamente un libro da leggere, anche con uno spirito critico, dopotutto, nella prefazione, lo stesso Benedetto XVI avverte: "ognuno è libero di contraddirmi. Chiedo solo alle lettrici e ai lettori quell'anticipo di simpatia senza il quale non c'è alcuna comprensione".