Arte

Effetto Serra al MoMA

di Ilaria Costa

I Midtowners di New York City avranno certamente notato nei mesi scorsi frequenti ingorghi di traffico causati dalla chiusura della 54esima Strada nei pressi del Museum of Modern Art. Forse però nessuno dei passanti...

...era
consapevole del "valore", di ben 2 milioni di dollari, delle
enormi lastre di acciaio estratte dai 
mastodontici trucks parcheggiati di fronte ai cancelli dello
Sculpture Garden. Le rumorose operazioni di scarico da parte di operai
specializzati erano coreografate, con rigore scientifico, dalla regia e
supervisione di un uomo sulla sessantina, che dirigeva le operazioni con una
precisione sacrale, quasi ossessiva.

In queste vesti di "operaio" si è presentato al
pubblico newyorkese Richard Serra, una della figure preminenti della
scultura contemporanea. Il MOMA infatti gli dedica fino a Settembre una
attesissima retrospettiva -già considerata storica- dal titolo "Richard Serra:
Sculpture: Forty Years".

Dedicata ai 40 anni di carriera dello scultore
americano di padre italiano, la rassegna include 27 opere del Maestro ed
esplora le varie fasi del suo percorso artistico, dalle opere sperimentali in
piombo, gomma, neon e fibra di carbonio degli anni ‘60 e ‘70 fino alle
mastodontiche sculture in acciaio degli anni più recenti.

Le opere, installate nelle gallerie del secondo e
del sesto piano del MOMA e nel Rockfeller Sculpture Garden, testimoniano la
straordinaria vena inventiva di un artista che ha radicalizzato ed esteso la
definizione del concetto stesso di "Scultura".

L'uso sperimentale di Serra di diversi materiali
industriali non tradizionalmente utilizzati nelle pratiche sculturee di quegli
anni, come il piombo la fibra di carbonio, il neon e la gomma vulcanizzata - è
ampiamente documentato nel ricco itinerario espositivo che inizia proprio nelle
gallerie del sesto piano, dove sono esposte le opere realizzate dall'artista a
New York City negli anni ‘60. Le opere/sculture venivano provocatoriamente
presentate per la prima volta direttamente sulle pareti o sul pavimento,
introducendo in tal modo un'importante rottura con la definizione tradizionale
della scultura come "oggetto" collocato su un piedistallo da contemplare a
distanza.

Sebbene Serra continuerà ad utilizzare questi
materiali nell'arco di tutta la sua carriera-in particolare il piombo per le
sue qualità di malleabilità ed elasticità- l'attrazione dell'artista nei
confronti delle qualità materiche e "pittoriche" dell'acciaio rimarrà una
costante in tutta la sua produzione successiva.

L'"ossessione" dello scultore nei confronti di
questo materiale, utilizzato nella maggior parte delle sue sculture recenti,
gli deriva - per stessa ammissione dell'artista - dalle sue esperienze
lavorative degli anni giovanili trascorsi nelle acciaierie della Bay Area di
San Francisco. Suo padre, di origini italiane, era un installatore di tubature
nei cantieri navali di San Francisco: piegare l'acciaio sotto l'intensa
pressione delle alte temperature era il suo mestiere.

"Ho cominciato a costruire dei pezzi molto presto
(1968) che avevano a che fare con l'equilibrio e con il senso dell'assenza di
peso" commenta Serra guardando retrospettivamente alle Prop Pieces  (prima serie di opere in acciaio degli anni
‘70 -anche queste in visione al sesto piano). "Molti dei miei lavori precedenti
erano chiusi. Ciò che mi disturbava era che non potevo entrare nel loro spazio
fisico. Io considero lo spazio come un vero materiale. Proprio l'articolazione
dello spazio è divenuta per me un'assoluta priorità su tutte le altre
preoccupazioni formali".

Così Serra racconta le motivazioni che lo spinsero
in un arco temporale relativamente breve, ad estendere la portata spaziale dei
suoi lavori, concentrandosi in particolare sulla creazione di sculture di
imponenti dimensioni, indagando il senso ultimo del confine tra "scultureo" ed
"architettonico".

Le sue ultime sculture (esposte al secondo piano e
nello Sculpture Garden) richiedono di essere indagate o sperimentate dal
corpo dello spettatore, condotto in questa esplorazione della materia e dello
spazio anche attraverso la dimensione del tempo.

Questa modificazione percettiva è evidente nella
destabilizzante astrazione di Circuit II del 1972. Composta di quattro lastre
installate nei quattro angoli della galleria, l'opera predispone un nuovo
ambiente per lo spettatore, che è forzato a muoversi attraverso gli spazi
diagonali creati dall'opera.

Così come in Delineator (1974-75) un'ampia
lastra di acciaio è installata sul pavimento ed una lastra di dimensioni uguali
è sospesa al soffitto; un dialogo si stabilisce così tra il soffitto ed il
pavimento, influenzando insistentemente lo spettatore che si muove attraverso
l'ambiente apparentemente "vuoto".

In tal modo fondamentale diventa l'interazione
fisica dell'osservatore con l'opera e centrale il cambiamento della sua
percezione spaziale in relazione all' ambiente in cui l'opera è collocata.

Nelle ultime tre opere Sequence, Band e
Torqued Torus Inversion
del 2006 -per la prima volta esposte al pubblico-
evidente è l'influenza delle sinuose spazialità barocche. In particolare,
l'artista "cita" nelle geometrie mistiche e sensuali di queste opere,
gli interni curvilinei e movimentati delle chiese barocche romane. Serra rimase
letteralmente "stregato", durante il suo soggiorno romano, dall'"ambiguità"
spaziale delle strutture architettoniche di Borromini, in particolare dalle
complesse geometrie della pianta di San Carlino alle Quattro Fontane .

Nelle trascendenti e complesse geometrie di Torqued
Torus
, come nell'architettura barocca, la definizione di interno versus esterno perde la sua
ragion d'essere. Il senso di "gravità" e 
di peso di queste ben 550 tonnellate di acciaio viene infatti
costantemente negato dalla sensazione di leggerezza indotta nell'osservatore
dal costante movimento delle sinuose curve di acciaio. L'osservatore viene
"trascinato" nelle vorticose forme di queste sculture come se fosse nel mezzo
dell'occhio di un ciclone.

Se un parametro per "misurare" il valore di
un'opera d'arte è la sua capacità di mostrare e trasmettere il coinvolgimento
personale dell'artista nell'opera stessa, in questa retrospettiva questo
dettame estetico è assolutamente rispettato. Nelle gallerie del MOMA in questi
mesi si sta' attualizzando con successo il sogno giovanile di Serra, che in più
occasioni ha dichiarato "di voler tradurre e rendere nelle sue sculture quel
sublime stupore provato da bambino di fronte alla leggerezza ed al dinamismo
delle enormi barche che salpavano dalla Baia di S. Francisco."