Arte

Raffaello e i suoi discepoli

di Monica Mascia London

Venerdi 8 giugno all'Istituto Italiano di Cultura di New York (Park Avenue & 69th St) si è inaugurata la mostra dal titolo "Guardian of the Myth - Accademia Raffaello di Urbino" che il pubblico potrà...

...seguire fino al 5 di luglio. Grazie alla collaborazione dell'Accademia Raffaello di Urbino e ai curatori e docenti universitari Anna Cerboni Baiardi e Marcello Simonetta, l'Istituto italiano di cultura ha aperto le proprie sale ad un pubblico di partecipi spettatori, esponendo un'accurata selezione di venticinque incisioni che riproducono le opere di uno dei maestri più amati dell'arte rinascimentale italiana: Raffaello.

All'evento hanno partecipato i curatori della mostra, il direttore dell'Istituto Claudio Angelini e il console generale Antonio Bandini, i quali hanno accolto e introdotto la mostra spiegando e sottolineando il valore al contempo storico e artistico di questa collezione.  Si tratta di un gruppo di antiche "incisioni di riproduzione" tratte dai dipinti e affreschi di Raffaello appartenenti alla collezione dell'accademia omonima, la quale come sostiene la curatrice Anna Cerboni Baiardi, "del divino pittore ad Urbino custodisce la fedele memoria e l'indistruttibile mito". 

E' infatti il rapporto tra Raffaello e la sua città natale al centro dell'interesse della mostra, in quanto oltre a rappresentare uno dei centri culturalmente e artisticamente più importanti del rinascimento italiano, si pone come diretto depositario e custode delle opere e del bagaglio culturale del grande maestro. La piccola rassegna, così come sostiene Anna Cerboni Baiardi, è l'occasione di presentare l'Accademia Raffaello di Urbino al pubblico americano e si presenta come "un saggio delle più ricche collezioni grafiche dell'istituto, cresciute nel tempo attraverso donazioni e acquisizioni". L'evento nasce infatti come parte di una più vasta esibizione dedicata alle opere appartenenti all'Accademia Raffaello di Urbino tenuta alla Morgan Library and Museum di Manhattan (Madison Av. & 37 St.) dal titolo "Federico da Montefeltro and His library", che sarà in mostra fino al 30 settembre.

Nata sotto l'egida del grande maestro, l'Accademia Raffaello - così come sostiene la curatrice della mostra - "ha dunque voluto rendersi nel tempo garante della sopravvivenza del mito dell'Urbinate, divenendo il luogo in cui quel mito può ritrovare patria, concretezza e nuove forze per il futuro". Si parla dunque di un mito in quanto diverse sono le ragioni che hanno concorso a donare l'aura immortale all'opera dell'artista, a partire da alcuni dati singolari della sua biografia fino alla sua fortuna critica che non ha quasi mai conosciuto un corso contrario.

L'immagine che il Vasari ci restituisce di Raffaello, così come ricorda Anna Cerboni Baiardi, ne esalta prima di tutto la natura gentile e le virtù dell'animo. Viene ricordato come un personaggio amato da tutti, generoso a distribuire i propri disegni e sempre seguito da una schiera di allievi. Un particolare raccontato dal Vasari è che Raffaello "non andava mai a corte che partendo di casa non avesse seco cinquanta pittori tutti valenti e buoni che gli facevano compagnia per onorarlo". E' dunque un artista che esercitò una grande influenza presso allievi e predecessori, i quali riprodussero nei secoli numerosissime copie tratte dalle sue opere. Ed è proprio questo secolare lavoro di riproduzione dei suoi disegni, dipinti e affreschi, che ha contribuito a conferire alla memoria dell'artista un'aura quasi "sacrale" e dunque immortale.

Raffaello è stato tra i primi artisti a comprendere il valore dell'incisione. All'interno della "macchina modernissima della sua impresa", così come ricorda la curatrice della mosra, si circondò di un attivo gruppo di incisori  ai quali finchè fu in vita, lo stesso "Raffaello consegnò i disegni che riteneva dovessero essere tradotti in incisione, convinto com'era che l'incisione, strettamente connessa al disegno, potesse diffondere e veicolare le idee che fondano il lavoro di un'artista".

Mentre in passato questo lavoro di traduzioni avveniva sulla base dei disegni del maestro, durante poi il Seicento e il Settecento si diffonde una nuova forma chiamata incisione all'acquaforte dove gli incisori si cimentano direttamente sugli originali introducendo così una più libera interpretazione dei modelli, sensibili ai cambiamenti dei gusti e dalle voghe dell'epoca. Tra le 25 incisioni in rassegna alla mostra, diverse per cronologia e ambito culturale di appartenenza, è presente una sezione di incisioni dedicata agli affreschi delle Logge vaticane - i quali hanno avuto una sorprendente divulgazione durante il Seicento e Settecento - pubblicate nel 1722 dagli incisori Francesco Aquila e Volpato, dove l'uso dell'acquaforte sottolinea i valori chiaroscurali tanto cari alla sensibilità del secolo.

Nella mostra è possibile dunque scorgere i cambiamenti di gusto, di attribuzione e di attenzione delle diverse epoche nei confronti delle opere di Raffaello e si pone come tentativo di custodire l'eredità di un uomo la cui arte ha influenzato la formazione e il lavoro di generazioni di artisti.