Arte

Viaggiando nel mondo di Pericoli

di Chiara Zamin

Linea E, direzione JFK. Cambio per prendere l'air train e scendo al terminal nove, compagnia aerea "American Airlines". Ho la sensazione di partire per un lungo viaggio mentre mi dirigo verso l'areoporto tra i più...

...importanti del mondo; in quarantacinque minuti di metropolitana mi scopro a fantasticare sulla meta del mio itinerario virtuale; sono insieme ad altri passeggeri con i loro bagagli, "veri viaggiatori" in procinto di  partire. Dirigendomi verso il check-in della compagnia di volo americana, compaiono a poco a poco, davanti ai miei occhi, uno dietro l'altro, tutti gli edifici del mondo: Empire State Building, Chrysler Building, e poi più avanti Torre Eiffel, gli Uffizi di Firenze, frammenti di Seattle, Dubai, San Paolo, San Francisco; più di settanta città si perdono dentro una Manhattan dai mille edifici e finestre. Non è un sogno il mio, nè una visione, ma.... un murale, enorme, lungo trecentonovantasette piedi, che si erge sopra gli sportelli della American Airlines.

Autore di quest'opera, Matteo Pericoli, un architetto e disegnatore italiano che vive a New York da molti anni. E' lo stesso, ricordiamo, che aveva pubblicato, poco dopo le stragi delle torri gemelle,  "Manhattan unfurled", Manhattan srotolata, un libro di una sola pagina lungo dodici metri  in cui vi era disegnata la grande Mela ripresa dal punto di vista che regala il battello quando circumnaviga l'isola da est  a ovest. Un best seller, l'unico disegno così lungo (di solito sono fotografie) tracciato dalla mano di un artista italiano che senza poterlo immaginare, ha immortalato le torri gemelle. New York Times, Herald Tribune, El Mundo, the New Yorker, sono tanti i media che hanno parlato con entusiasmo del suo lavoro. Ultimamente, anche l'American Airlines si è interessata a lui e gli ha commissionato una "Nuova New York".

Il direttore dei lavori per la costruzione del nuovo terminale gli ha inviato due anni fa un email, dopo aver visto una sua intervista pubblicata in Architectural Record. "Abbiamo una parete da ricoprire all'areoporto, al nostro terminal, hai delle idee?".

Da qui un faticoso e lungo lavoro che ha portato alla realizzazione di un murale mozzafiato che fa sollevare gli occhi a chiunque ci passi davanti, dove - come si legge dalla descrizione nel sito online di Pericoli - la geometria e la geografia non esistono, dove le città compaiono e scompaiono....un' "opera che invita inconsapevolmente il viaggiatore a crearsi il  proprio universo di memorie di viaggi che ricorda a tutti noi l'interconnessione dei mondi".

 

Matteo, cosa si prova a vedere il proprio lavoro, la propria arte "incollata" in una enorme parete di un terminal frequentato tutti i giorni da milioni di persone? E' una cosa abbastanza insolita....

"E' una sensazione di panico che si tramuta in sollievo.E' stato un lavoro sofferto. Molti indizi mi dicevano che non sarebbe mai andato in porto. American Airlines non sono cinque persone da convincere ma centinaia, una miriade di teste, ognuna diversa dall'altra. Alcuni di loro volevano mettere della pubblicità al posto del murale, conveniva di più a livello economico. Ad un certo punto però hanno iniziato a capire, grazie al direttore dei lavori, insieme al brand manager che, mettere delle opere artistiche era comunque una forma di investimento; poteva migliorare l'immagine ed era un modo per reintrodurre l'arte tra il pubblico.

Ora tutte le volte che vado lì e si apre la porta dell'ascensore ho sempre paura che l'abbiano tolto ed è una sorpresa ritrovarlo, provo un senso di calore interno, sollievo, felicità, è una bella sensazione, fa piacere. Pensa che quando lo stavano installando non riuscivo a dormire; diciamo che ho passato molte notti insonni!".

 

Parli di installazione...cosa vuol dire esattamente?

"Il disegno non è stato realizzato direttamente sulla parete, altrimenti ci avrei messo dieci anni a farlo! Io ho realizzato il disegno in piccolo,  è lungo 3 metri e mezzo per 60 cm, se lo vedi ha dei dettagli  maniacali. Volevo rappresentare luoghi sia noti che non; c'è Firenze, Milano, Roma, Seattle, San Francisco, Edimburgo, Gerusalemme e tante altre città. L'ho terminato a fine marzo. Hanno fotografato il mio disegno con una macchina digitale e l'hanno ingrandito di 30 volte stampandolo su due rotoli di vinile. Era l'idea di ingrandire così tanto un disegno che era nuova, qualcosa da sperimentare.  Il murale è così lungo che chi non passa il check-in per prendere l'aereo, non riesce a vedere l'ultima parte, quella in cui si vede un piccolo skyline di New York in lontananza".

 

Perchè hai deciso di vivere a New York?

"Tutto è iniziato quando dopo la laurea in architettura al Politecnico di Milano (io sono di origine marchigiana ma ho studiato e vissuto a  Milano) volevo fare una esperienza all'estero,  imparare il mio mestiere in un altro paese. Sono finito a lavorare nello studio di Richard Meier. A New York ero gia venuto in vacanza due anni prima per una settimana  e mi ero reso conto che era tutto l'opposto di quello che sembrava essere da lontano, sembrava un luogo molto più accogliente e molto più normale di quanto pensassi.

Iniziai a lavorare nello studio di Meier seguendo il progetto per la chiesa del Giubileo 2000, "Tor Tre Teste" a Roma.

I miei disegni -li facevo nel tempo libero, di notte- hanno incominciato ad aumentare sempre più. Tra il ‘98 e il '99  ho realizzato un disegno su carta del lato ovest di Manhattan. Nel 2000 ho abbandonato l'ufficio di Meier e mi sono dedicato completamente al disegno. Sono stato inglobato, risucchiato da questa città e non sono più tornato a Milano".

 

Tuo papa è un famoso disegnatore e vignettista in Italia, hai dei ricordi particolari legati alla tua infanzia?

"Diciamo che il disegno è sempre stato una forma di linguaggio nella mia famiglia. Il disegno come maniera di esprimersi; non ho dei ricordi precisi, ricordo soltanto mio padre al lavoro mentre disegnava e quando disegnava qualcosa per me così che finivo anch'io per imitarlo".

 

Non hai mai pensato di fare qualcosa per la tua città natale o quella in cui hai vissuto e studiato, Milano?

"Mi piacerebbe molto, sarei molto contento se avessi  la possibilità di riscoprire i luoghi del mio passato sotto una nuova luce. Rinnamorarmi di Milano, mi piacerebbe molto. La distanza ti nutre di sentimenti di nostalgia. Vedi, la cosa incredibile di New York è quanto si voglia far amare, è come una donna vestita bene che ti chiede "Che te ne pare?".

Milano non è così. Devi cercare di capire dove inserirti, non è calda come tanti altri luoghi, devi togliere molti strati per arrivare ad un cuore, ha una personalità nascosta, e uno dei desideri quando sei lontano è quello di riscoprire. Non so, forse perchè non sono tornato abbastanza, o forse perchè da parte della città non c'è mai stato nessun richiamo".

 

Oltre a disegnare, scrivi anche storie per bambini, che hai rapporto hai con loro?

"Mi piace parlare e scrivere per i bambini è molto più naturale, non devi dire bugie, non devi inventarti niente, deve essere chiaro, se li tratti da adulti si instaura con loro un bellissimo rapporto. Sto finendo proprio ora un libro "Tommaso" , la storia di un bambino che porta con sè un disegno di un paesaggio di campagna in cui c'è la collina, la casa, la nonna; un giorno si accorge che una linea del suo disegno è scomparsa e ne va alla ricerca.

Anche di "Manhattan unfurled" avevo fatto una versione per bambini".

 

C'e ancora qualcosa di New York che vorresti rappresentare?

"Tre anni fa io e mia moglie abitavamo nell'Upper West side, in un appartamento piccolo ma carino che aveva una vista, secondo noi bellissima, era verso nord si vedeva la Riverside,  si vedevano le torri dell'acqua. Al momento di andarcene sentii il bisogno di fare un disegno grande di questa vista e portarla nella nostra casa nuova; lo feci ed era  come se avessi tirato via una pellicola dalla finestra per portarla via. Lo misi nella casa nuova, era una sorta di affetto che provavo per la casa vecchia e la sua bellissima vista dalla finestra. Poi mi è venuta l'idea di fare un libro dedicato agli scorci che si ammirano dalle finestre di New York nelle case dei nostri amici ma anche di chi non conosciamo. Mi ricordo quando ero in Italia che alla sera verso le sette e trenta tutti incominciavano a chiudere le persiane e le tapparelle, i negozi chiudevano alle sette, quasi come fosse domenica sera ogni giorno. A New York è il contrario. Qui iniziano ad accendersi tutte le luci alla sera; le prime volte che notavo questo rimanevo allibito.C'e questo rapporto tra interno ed esterno completamente diverso dall'Italia. E credo che l'assenza della persiana o della tapparella fa sì che la vista, la finestra, diventi parte della tua vita molto di più".

 

Cos'è il disegno per te?

"Il disegno è un modo unico per capire e fissare in memoria quello che vedi.

Credo che sia una di quelle cose  che riesco a fare bene; sento di potermi esprimere attraverso questo strumento. L'ideale è avere un istante alla settimana in cui potersi perdere nella cosa che stai facendo, così da non essere  più te stesso. Quando questo accade vuol dire che sei un tutt'uno con il tuo prodotto; spesso questo mi accade con il disegno, delle volte quando scrivo o quando faccio un'attività fisica".

 

In futuro pensi di rimanere a New York?

"No, mi piacerebbe trovare un posto in cui mettere radici; a New York non riesci a farlo.C'è il terreno fertile ma è poco profondo. In Europa invece c'è il terreno più adatto ma ci vuole tempo, devi aspettare la stagione giusta, fai più fatica a piantare le radici ma poi quando ce l'hai fatta rimangono per sempre. Diciamo che tra dieci anni vorrei andare a Barcellona, ma tra venti mi vedo sicuramente nelle Marche, la mia terra".

 

Hai mai visto l'areoporto di  Milano-Malpensa? Che ne pensi? 

"C'e' un sacco di verde in quella zona ...e ...penso che ci vorrebbe un bel disegno....Anche se l'areoporto per essere un bell'areoporto deve innanzitutto funzionare bene!"