Cinema

Tanta America in quel "Biografilm"

di Valentina Soluri

Tantissima America alla terza edizione del "Biografilm Festival" di Bologna, evento cinematografico che fin dalla sua nascita si propone come una "celebrazione delle vite": vite diverse le une dalle altre, vite di uomini e donne reali che...

...sono diventati icone, o di personaggi della fantasia che attraverso la pellicola propongono allo spettatore un'indagine psicologica, individuale o esistenziale. "Quello che mi interessa più di tutto sono le persone. - ci spiega Andrea Romeo, direttore artistico del Festival - Adoro sentire raccontare storie, da chiunque, le più disparate... e così ho scoperto che non esisteva ancora, a livello mondiale, un festival del cinema dedicato alla biografia."

Due i fili conduttori di questa terza edizione: la musica e l'investigazione familiare. "Entrambi ci hanno portato a selezionare molti lavori provenienti dagli Stati Uniti, cioè dal paese la cui produzione cinematografica è maggiormente orientata in questo senso". Nel quarantesimo anniversario della "Summer of Love", il festival ha scelto infatti di celebrare i registi statunitensi D.A. Pennebaker e Chris Hegedus, prolifici autori di documentari musicali: Jerry Lee Lewis, Otis Redding, Bob Dylan e Jimi Hendrix tra gli altri. Ancora omaggi alla musica con l'anteprima italiana di "U.S.A. contro John Lennon", pellicola che ripercorre l'attività politica del grande Beatle, e con la mostra della fotografa e regista newyorkese Amalie Rothschild, che tra il 1969 e il 1974 ha immortalato lo spirito flower power di un'intera generazione in migliaia di scatti. Il tema dell'investigazione familiare, come parte imprescindibile della biografia di ciascun individuo, viene ancora una volta polarizzato dal cinema statunitense, e in particolare da opere che scelgono di raccontare la vita dopo l'attacco alle Torri Gemelle. "Credo sia un caso - spiega Romeo - che ben tre pellicole presentate al festival parlino dell'11 Settembre (tra cui "The cats of Mirikitani" di Linda Hattendorf, storia di un senzatetto a Ground Zero che vince il premio del pubblico). O meglio, più che di un caso si tratta di un'onda. Il cinema si era ripromesso di non parlarne per cinque anni. Ora dunque è normale che si inizi ad avere la necessità di affrontare questo argomento. L'11 Settembre ha rappresentato uno spartiacque; chiunque voglia scrivere una storia che si svolga a cavallo di quel momento, non può fare a meno di raccontare cosa è cambiato nelle vite delle persone".

Vince il festival Stuart Urban con "Tovarisch, I am not dead"; ma la vera vincitrice sembra essere la memoria umana e storica, in tutte le sue manifestazioni: dall'omaggio a Thomas Edison all'incontro con Gianni Minà; dalla curiosa presenza come "padrino" dell'attore Stephen Tobolowsky, eccezionale caratterista in più di 150 film, al commovente incontro con Judith Belushi Pisano, compagna di una vita del leggendario John Belushi, che racconta l'ascesa alla fama eterna di uno dei comici più amati dal pubblico di tutti i tempi.

C'è una sola controindicazione per chi scelga di partecipare a questa originale iniziativa delle estati bolognesi, che si prepara a diventare itinerante e forse anche a sbarcare dal prossimo anno negli Stati Uniti: le epoche delle grandi contestazioni, di Monterey o dei Blues Brothers, appaiono in una luce talmente gloriosa e accecante da costringere lo spettatore a domandarsi se quei giorni non siano perduti per sempre.

"Crederesti possibile che qualcosa come la Summer of Love possa accadere di nuovo? - chiedo al direttore - La situazione politica di oggi sembra lontanissima da quella di allora, ma forse non lo è." "Certamente c'è un aspetto generazionale comune molto forte. Anche oggi non è più possibile accettare il mondo come ci viene proposto, e non si sa quale sia l'alternativa. Ma si parte dai valori dello stare insieme, della pace e della fratellanza."

 

E IL RE DEL LISCIO SALUTA I LETTORI AMERICANI

 

Non solo chitarre elettriche: il Biografilm Festival sceglie di celebrare anche la musica italiana, o meglio, come precisa Raoul Casadei, "il ballo italiano". Ospite d'eccezione nella giornata di chiusura, dopo un progetto RaiSat di Angela Gorini che ne ha descritto la nascita e il successo, Casadei ha raccontato ad America Oggi la storia della sua orchestra, fondata dallo zio Secondo e ora portata avanti dal figlio Marco. "Se Napoli rappresenta la canzone italiana nel mondo, noi abbiamo voluto rappresentare il ballo. Portiamo in pista tutti, giovani e non giovani, aiutando in questo modo anche lo scambio tra le generazioni". Una canzone in particolare è dedicata ai connazionali negli States: Italia Star. "Parla degli italiani all'estero, che vivono ormai da anni in un altro paese; ma a volte, ritrovando l'odore del caffè o una vecchia melodia, rivivono i ricordi di un tempo".