Cinema

Vedi Napoli e poi... conosci la cruda verità

di Silvia Forni

Intervista con Enrico Caria

Enrico
Caria, come è nato il progetto per "Vedi Napoli e poi muori"? E' stata una idea
solamente sua o in collaborazione con qualcuno
?

-Il film è nato da una necessità. In un certo momento,
nel 2003, si aveva la sensazione in Italia che a Napoli certi problemi fossero
stati risolti e io invece, vivendo nel quotidiano la realtà, mi rendevo conto
che dopo un momento positivo grossi problemi, che poi sono legati soprattutto
alla malavita organizzata, erano invece prepotentemente ritornati. Però non se
ne parlava perché la classe politica aveva paura di sporcare l'immagine che
tanto faticosamente era stata migliorata. Io sentivo il bisogno di dare voce a
tutti quelli che subivano questa situazione, che peggiorava. Per poterlo curare
la prima cosa da fare è rendersi conto del male che c'é".

-I
napoletani che descrive nel film li vede più come vittime capaci di reagire a
questa situazione o crede che a molti faccia comodo vivere in questo stato di
continua insicurezza, ma in un certo senso "protetti"?

"Lei ha toccato un punto molto
difficile perché l'illegalità entro un certo limite fa parte forse del
carattere napoletano e credo per motivi storici. Il Regno di Napoli 140 anni fa
è stato conquistato. Non è che c'é stata una unità d'Italia ed i napoletani
hanno detto sì al governo dei Savoia. I Savoia parlavano francese ed erano a
tutti gli effetti un Regno straniero. L'unità d'italia è stata una Guerra
civile sanguinosissima che ha sprofondato il Sud e lo ha reso economicamente
schiavo del Nord. Non che fosse soltanto un posto idilliaco, paradisiaco prima
della conquista del Nord, però aveva la sua autonomia e le sue industrie. A
Napoli per esempio c'era la prima flotta commerciale del Mediterraneo, la prima
ferrovia, insomma non era un Paese del Terzo Mondo. L'idea di illegalità nasce
da una distanza del potere e dal sentirsi sfruttati. Un tipo di mentalità
giustificabile, un essere furbi per ottenere quello che non ti viene dato e
allora cerchi di ottenerlo con il piccolo imbroglio. Questo può far sorridere,
poi però esiste la vera malavita organizzata, un sistema in grado di
condizionare la politica e di avere alleanze forti nell'industria, nelle forze
dell'Ordine e nella Magistratura. Il vero problema è che la malavita
organizzata diventa così ricca e potente che poi diventa a sua volta una parte
quasi legittima dell'organizzazione dello Stato. A quel punto liberarsene è
praticamente impossibile. I napoletani sono vittime essenzialmente, possono sì
approfittare della piccole illegalità perché magari non c'è lavoro e ti inventi
un piccolo commercio, ma la tua cultura, che ti dovrebbe dare dei diritti e dei
doveri, non spiega la cultura del lavoro. Così è più facile sottomettere delle
persone facendogli credere che gli stai facendo un favore, magari pagandolo
poco, ma promettendogli altre cose. Se tu non trovi il posto in ospedale per
esempio, ma chiedi un piacere al politico o al criminale perché hai urgenza,
loro il piacere personale te lo fanno, ma tu non sei più un uomo libero".

-I quartieri di Secondigliano e Scampia sono
sempre bunker impenetrabili con scambi di droga, oppure qualcosa e' cambiato
?

"Camminando per New York ho visto quartieri che,
mi hanno detto, sono del tutto simili ai quartieri citati, che non sono solo
Secondigliano e Scampia, ma altri sei o sette, compreso il quartiere Barra per
esempio. Quartieri del genere esistono presumibilmente un po' in tutto il mondo
e fanno parte della periferia delle grandi metropoli, dove in qualche modo vedi
una certa architettura dormitorio, gli enormi palazzi, dove non ci sono
servizi, la gente povera, questo, ovviamente, mette questi quartieri a rischio
illegalità. La polizia non ci entra, diventa un posto dove si spaccia la droga,
dove anche le famiglie perbene devono sottostare a certe regole se non vogliono
problemi. Napoli la conosco bene e credo che questo fenomeno vada degenerando.
La criminalità organizzata ha un tipo di potere forte e la gente si sente
indifesa perché ha paura che denunciando il poliziotto, forse corrotto, vada
incontro a dei problemi, quindi nessuno parla. La malavita organizzata ha la
capacità di avere alleanze, di essere all'interno dello Stato. Il problema
della spazzatura non si risolve proprio per questi motivi e la situazione è
allarmante perché con un solo obiettivo "soldi, soldi, soldi" non hai più una
ideologia morale. Viviamo in un momento pericoloso. Il mio prossimo progetto
sarà la criminalità internazionale".

-Lei descrive Napoli non solo come una città fatta
di malavita organizzata, ma anche un luogo pieno di artisti

-Forse ho messo troppe poche
immagini belle di Napoli, ci ho pensato dopo, perché il contrasto tra l'Inferno
e il Paradiso sarebbe stato ancora più chiaro. Credo che Napoli sia uno dei
posti più belli in assoluto: il panorama, il mare e poi la gente che è
amabilissima. A Venezia sulle gondole, cantano sempre canzoni napoletane;
quindi Napoli è come se, in un certo senso, rappresentasse un po' l'Italia,
anche perché i napoletani viaggiano molto, sono un po' come i cinesi. Per
i  napoletani questo bisogno di bellezza
e arte è un po' come un esorcizzare il negativo. E' come vivere in un posto che
è il Paradiso, ma è abitato da diavoli. Se tu lasci Napoli soffri perché lasci
tutte le cose belle che la città puo' avere. Quindi è la creatività che ti
allontana dalla realtà forse perché la realtà è troppo dura".