Cinema

Al Lincoln Center: seguendo le orme sulla "Strada di Levi"

di Laura Caparrotti

Il documentario "La strada di Primo Levi"ci viene spiegato dalle due voci che lo hanno voluto e creato: Marco Belpoliti, da anni curatore delle opere di Primo Levi, e Davide Ferrario, regista di...

...vari film, fra cui "Dopo Mezzanotte" che
tanto successo ha avuto in Italia e nel mondo.

Come è nata l'idea di fare "La strada di Levi"?

Marco Belpoliti: "Dopo la caduta del Muro, mi era
venuta una gran voglia di fare il viaggio che Levi descrive ne ‘La Tregua', per
poi scriverne un libro per raccontare come erano ora quei posti. Ho poi pensato
che era meglio farne un film, l'idea del viaggio, le immagini, le riflessioni
sarebbe arrivate probabilmente meglio. Così ad un Festival ho incontrato Davide
Ferrario a cui ho esposto l'idea, a lui è piaciuta e abbiamo iniziato."

Davide Ferrario: "Quando Marco mi parlò dell'idea
decisi subito di lavorarci e mi sono andato a rileggere ‘La Tregua'. Il lavoro
è iniziato nel 2003, mentre le riprese vere e proprie hanno avuto luogo nel
2005, in un arco di dieci mesi, perchè abbiamo voluto filmare i posti
raccontati da Levi, durante le stagioni in cui Levi era in quei posti."

Il lavoro come è stato impostato?

DF:"Recuperate le forze economiche, siamo partiti
in cinque con una macchina e, libro alla mano, abbiamo ripercorso la strada di
cui Levi parla ne ‘La tregua'. È stata una scoperta e allo stesso tempo una
riflessione. Il giorno giravamo e la sera, insieme a Levi, riflettavamo su
quello che avevamo visto, scambiavamo impressioni, sensazioni. E ogni sera
scoprivamo che Levi aveva descritto, allora, con parole migliori le nostre
stesse osservazioni di oggi. Noi abbiamo semplicemente usato la macchina da
presa per comunicare quello che vedavamo, immagini nette, chiare e ben
fotografate insieme a immagini più oblique, da scoprire, quasi nascondessero
dietro segreti."

MB:"Il film ha diciamo tre sguardi. Uno è quello
di Levi, del libro, ed è lo sguardo fissato, scritto, il secondo è quello dei
luoghi, del presente, il terzo è quello nostro che sta fra i luoghi e Levi.
Proprio per questo abbiamo usato formati diversi per girare; è un film di
scrittura, è stratificato e cresce guardandolo perchè si scoprono cose sempre
diverse. Ci sentiamo insomma dei nani che grazie al fatto che stanno sulle
spalle di giganti, hanno la possibilità di guardare lontano."

DF:"Il film va considerato come un corto circuito
tra passato e presente. Levi aveva avuto la sua tregua e parlava di quei luoghi
subito dopo questa tregua; noi abbiamo avuto la nostra, abbiamo avuto l'undici
settembre, e vediamo e riflettiamo su quei luoghi con gli occhi della nostra
generazione. Non a caso abbiamo voluto iniziare il film con l'immagine di
Ground Zero: è stata una dichiarazione d'intenti, come dire ora vi raccontiamo
come stiamo vivendo la nostra tregua."

Una tregua, la loro, che
probabilmente arriverà presto nei cinema americani. Nel frattempo, se capitate
in Italia, potete comprare il libro scritto da Marco Belpoliti intitolato "La
Prova" (Einaudi 2007), un diario del viaggio compiuto, con disegni, commenti e
riflessioni.