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Ibla, città incantata nella musica

di Gina Di Meo

Il tempo a Ibla, centro storico di Ragusa, è rimasto fermo al 17mo secolo quando la grandezza e lo splendore dei palazzi e delle chiese barocche dominava nelle principali città europee. Un segno indelebile...

...che ha fatto sì che Ragusa conservasse intatta quell'architettura al punto che l'Unesco l'ha dichiarata patrimonio dell'Umanità. Solo visitando il quartiere della città siciliana si può avere la piena percezione di questa antichità, come se il passato avesse fatto un patto con il diavolo per rimanere eternamente "giovane". Ogni angolo di Ibla nasconde una testimonianza di quella grandeur, non per niente qui la nobiltà esiste ancora! E dall'alto, attraverso la lunga scalinata che collega la parte bassa, più antica, con il centro della città, più commerciale, lo scorcio mozzafiato di tutta la bellezza di ciò che la mano umana fortunatamente ancora non ha intaccato.

Durante il giorno Ibla può apparire come una città fantasma, ma il sole è talmente forte che pochi sfidano il calore dell'estate, gli audaci sono solo i turisti e solo i loro passi rompono il silenzio delle strade, i loro e per quasi due settimane all'anno, le note musicali degli strumenti e delle voci del concorso che da sedici anni è diventato un appuntamento fisso. Tutte le strade della musica portano, infatti, a "Ibla Grand Prize", il luogo simbolico che ha riunito duecento musicisti provenienti da ogni parte del mondo che hanno fatto la colonna sonora delle lunghe passeggiate dei turisti sotto il sole rovente e hanno cullato i riposi pomeridiani della gente del posto. Due settimane in cui si respirava musica, di giorno e di notte, neanche fosse la Vienna imperiale, eppure era l'Italia, il posto che secondo i più sembra aver "tradito" la sua gloriosa tradizione musicale. Ibla sfugge a queste dicerie regalando il talento di tanti giovani musicisti a chiunque voglia condividerlo.

I momenti clou la sera e i due fulcri sono stati Piazza Pola e i Giardini Iblei, la "piazza" per i tanti e l'intimità di un parco per i pochi che romanticamente, e se si è fortunati al chiaro di luna, interrompono la loro passaggiata per godersi lo spettacolo dal vivo.

"Ibla Grand Prize" è nato inizialmente come risposta alla negatività che permeava la Sicilia all'inizio degli anni'90, soprattutto dopo l'uccisione dei due magistrati simbolo della lotta alla mafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e forse nulla lasciava prevedere che il concorso, a mo' di piovra, giusto per parafrasare, avrebbe allungato così tanto i suoi tentacoli.

«I primi tempi - ci dice Salvatore Moltisanti, organizzatore del concorso legato alla Ibla Foundation presieduta dalla Baronessa Mariuccia Zerilli Marimò - facevo fatica a far venire la giuria, la gente aveva paura. Oggi, invece, abbiamo raggiunto livelli altissimi, siamo conosciuti in tutto il mondo e non da meno, siamo diventati l'attività artistica più importante di Ragusa, visto che il turista medio si ferma solo per una notte, la nostra media è, invece, di dodici notti».

Quest'anno siamo stati a Ibla e abbiamo visto di persona la "rivoluzione musicale" che attraversa la città. Ci si alza e si va a dormire a ritmo di musica. Giusto per dare qualche numero, dal 28 giugno all'otto luglio sono giunte a Ibla circa mille persone, tra partecipanti e accompagnatori. Venti pianoforti hanno suonato quasi ininterrottamente tra la sala "Falcone-Borsellino" dove era riunita la giuria, il vecchio mercato artigianale, dove i musicisti si esercitavano prima delle esibizioni, Piazza Pola ed i Giardini Iblei. A questi si deve aggiungere il suono dei violini, dei clarinetti, dei corni, di diversi altri strumenti e delle voci dei cantanti. E siccome il suonare richiede energie, quattro ristoranti hanno deliziato i palati degli artisti e anche i nostri, visto che abbiamo mangiato i migliori ravioli alla ricotta in assoluto, gentilmente offerti dal signor Corrado, titolare del ristorante "U Saracinu".

Ibla Grand Prize è una competizione originale e per tanti motivi. Primo perché è aperta a tutti e senza limitazioni di repertorio, secondo perché è impegnata in un'operazione di "svecchiamento" e democratizzazione della musica classica - come ci dice Moltisanti - e terzo perché la vera protagonista è la piazza, con i suoi rumori e la sua gente. «La piazza richiama il senso della festa - ci ha spiegato Moltisanti - e noi chiediamo ai nostri partecipanti di suonare per la piazza e di stabilire un rapporto di comunicazione con il pubblico che anche solo per poco tempo di ferma ad ascoltarli. La loro bravura si misura anche dalla quantità di energia che riescono a trasmettere alla gente in pochi attimi. La piazza deve servire loro anche come scuola, è il posto dove possono imparare a "gestire il fastidio", abituati spesso come sono al silenzio delle sale musicali. Anche se all'inizio sembrano snervati e stressati, alla fine se ne vanno diversi da Ibla, diventeranno bravi musicisti perché hanno imparato ad affrontare il pubblico».