Libera

Didone ed Enea

di Elisabetta Di Dominis

Conosco i segni dell'antica fiamma". Si confida così Didone (o Elissa), la regina di Cartagine - all'inizio del IV libro dell'Eneide di Virgilio - con la sorella Anna parlando di Enea, il principe troiano giunto per mare.

Didone ha già amato, è vedova, e riconosce il turbamento d'amore. S'incanta e freme sentendo Enea narrare la fine di Troia. Lui manifesterà la medesima passione. Poi scapperà come un ladro. Perché antepone la gloria futura - la fondazione di Roma promessagli dagli dei - all'amore. Posto che lui ami...

Didone e Enea, l'opera seicentesca di Henry Purcell, è stata messa in scena da Controluce Teatro d'Ombre di Torino in un'ambientazione singolare: il castello di Miramare, a Trieste. Fatto costruire dall'arciduca Massimiliano d'Asburgo, fratello dell'imperatore Francesco Giuseppe, divenne l'infelice rifugio della moglie Carlotta dopo che egli morì in Messico. Il castello ha un'architettura fiabesca che si staglia algida sul mare, ma emana qualcosa di impenetrabile, scostante come una bella donna infelice. Nella luminosa notte d'estate è ben visibile e sembra abitato da ombre, tanto che mi giro più volte per percepire qualche presenza. Didone potrebbe benissimo essersi gettata da qui. Non posso pensare che si sia data fuoco. Fuoco su fuoco: è intollerabile. Quando una brucia dentro, e si sente bruciare fuori, cerca liberazione, refrigerio... magari nel mare. O, almeno, a me piace pensare Elissa in un'altra dimensione. Trasformata in altra esistenza, rigenerata da altro amore. Forse le sirene sono state donne che non hanno sopportato la loro sofferenza...

E mentre le mani di Didone - la bravissima Enrica Brizzi -  non riuscivano più a tenere unite le trame della tela del suo rosso velo, che si trasformavano in una funerea ragnatela incapace di trattenere la nave di Enea, le ombre e la musica del melodramma davano alla mia fantasia altre risposte.

PARLA DIDONE

Morire per un uomo che ti lascia? Sì, gli avevo detto: "Se mi lasci, mi uccido". Ma sono cose che si dicono quando si ama.

Poi ho visto le vele. Era l'imbrunire e il cielo non era luminoso: non c'era più Lui, tramontato, e Lei era appena una falce bianca, senza luce nel grigio della fine del giorno. D'istinto sono corsa alla spiaggia - era tanto che non scendevo - forse per vedere meglio, capire, forse per accertare che non era come mi sembrava, che lui non era partito.

Era già lontano sulla sua nave e sicuramente non ha visto quella figura di donna, i piedi nell'acqua gelida, che alzava lo sguardo verso di Lei e chiedeva angosciata: "Perché?"

Non piangevo, le mie lacrime erano tutta quell'acqua nella quale ero immersa fino alla vita, e mi sentivo scoglio. Pietra, pietrificata, inanimata, immobile. Forse Lei non voleva che divenissi questo e mi ha risposto pietosa: "Lui tornerà".

Allora mi sono ridestata e ho ricominciato a respirare: "Non so che farmene di un uomo che fugge e poi ritorna. Potrebbe fuggire ancora. Fugge da me, ma non ritorna per me. Ritorna per la nostalgia che lo soffoca lontano da me. Ma anche da quello che posso offrirgli: dalle mie cose, dalla mia terra, dai suoi bisogni che venivano soddisfatti. Torna per stare meglio, non per amore. Se mi avesse amata, non mi avrebbe lasciata".

"Non conosci gli uomini, Elissa, amano solo da lontano e ritornano per l'illusione che si sono creati. Ci siamo sempre accontentate".

"Ho amato Sicheo, ci siamo sostenuti sempre, abbiamo condiviso tutto, ma un giorno sono rimasta sola. Era finito il tempo dell'amore, avevo avuto quanto una donna può desiderare e non aspettavo un altro. Però, quando Enea è arrivato qui, su queste sponde, ho sperato di nuovo. Non so perché, mi sono innamorata e basta. Mi sono intenerita ai suoi discorsi e gli ho offerto tutto