Che si dice in Italia

Veltroni l’anti-casta?

di Gabriella Patti

Ok, i media hanno preso atto della candidatura-incoronazione di Walter Veltroni alla guida del non ancora nato Partito democratico italiano (nascerà davvero? Sembra di sì, almeno speriamo). Stampa e radiotelevisioni di centro sinistra,...

...la maggioranza, si stanno lanciando in peana soddisfatti tessendo le lodi, per la verità un pochino nascoste (il "nostro" è uno furbamente defilato e tranquillo) del sindaco di Roma. All'improvviso anche "quelli del Nord", che sempre guardano con sospetto alla Capitale, scoprono le grandi capacità dell'attuale titolare del Campidoglio, ne lodano la sensibilità sociale e i risultati. Magari dimenticando di dare a Cesare ciò che è di Cesare, cioè ricordando che molti dei risultati che Walter mette nel suo palmarés tra continue inaugurazioni e tagli di nastri sono frutto del lavoro iniziato da Francesco (Rutelli), il suo predecessore: uno che, gli va dato atto, fu un buon amministratore locale.

Da destra, invece, i giornali filo berlusconiani irridono, senza peraltro riuscire a nascondere la preoccupazione: Veltroni, piaccia o no, è comunque una carta che, per dirla con il linguaggio dello scopone sicentifico, "spariglia" il gioco. Mi sta tutto bene, fa parte delle regole in democrazia. Se volete, mi sbilancio: se il Pd diventerà realtà penso proprio che - al momento attuale - lo voterò. E - mi butto - Veltroni in fondo mi sta bene, in mancanza d'altro. Ma (c'è sempre un "ma") vorrei che il cauto Veltroni si sbilanciasse a sua volta. Mi riferisco al referendum sulla riforma elettorale. E' chiaro a tutti che, se non cambieranno le regole, l'Italia non uscirà dal pantano e dai ricatti dei minuscoli partitini. Qui non si tratta di "essere di destra" o "essere di sinistra". E' semplicemente impensabile, in una società moderna e progredita, che un gruppetto di persone, tavolta poco più numerosi di un condominio, possa tenere sotto schiaffo il governo e l'intero Paese.

Vale soprattutto a sinistra, dove i vari Pecoraro Scanio, Diliberto, Rizzo, Giordano continuano ognuno a dire una cosa diversa, ma messi insieme non arrivano forse nemmeno al sei per cento dell'elettorato. E vale a destra per la sempre più evanescente Lega Nord. Occorre mettere una soglia (il dieci per cento? l'otto? il cinque? Fate voi). Solo con dei partiti consistenti è possibile, non solo una sana alternanza bipolare, ma soprattutto una reale governabilità. Questo Veltroni lo sa. O meglio lo sapeva fino a quando non ha accettato la candidatura. Ora, invece, resta in equilibrio. Il comitato che sta cercando di raccogliere le firme per il referendum stenta a ottenere l'attenzione dei media, sui quali evidentemente il sistema dei partitini sta facendo forti pressioni. Si è persino rivolto al Garante che ha ammesso che, sì, i grandi media volutamente "dimenticano" di informare l'opinione pubblica. Ha ragione Beppe Severgnini, uno che conosce bene sia gli italiani sia gli anglosassoni. Se continua così, ha scritto sul Corriere della Sera, l'apatia del Paese darà la vittoria alla "casta" nauseante (il termine è suo) dei nostri politici. "Se non avete ancora firmato per il referendum elettorale, basta commedie» dice. "Teniamoci la Casta e non lamentiamoci più".