Storie

Tre emigrati italiani nel 1880 attraversarono l’Oceano Atlantico per Garibaldi. La grande avventura nel “Leone di Caprera”

di Salvo Buzzanca

Nel 1880 tre marinai italiani attraversarono l'Oceano Atlantico dall'Uruguay per portare in dono a Garibaldi, esiliato nell'isola di Caprera, un dono della comunità degli emigrati del Sud America. La piccola barca...

...fu chiamata in suo onore "Il leone di Caprera". L'imbarcazione è oggi una delle navi di più alto valore storico della Marineria Italiana, verrà per questo restaurata e trasferita da Marina di Camerota, dove è esposta dal 1995, alla Old Fashioned Boats, cantiere specializzato di Livorno.

Marina di Camerota, in provincia di Salerno, è uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi d'Italia. Perla della costa del Cilento e meta turistica, di Camerota c'è anche un tentativo di interpretazione poetica. Kamaratòn sarebbe stata una bellissima fanciulla che non corrispose l'amore di Palinuro, nocchiero di Enea, e che Venere trasformò in roccia. Qui fu scoperta la famosa "Porta rosa", unico esempio di arco greco della Magna Grecia. Qui ebbe l'epilogo una delle vicende umane più esaltanti della storia non molto nota del nostro Paese, ben presto trasformatasi in una leggenda moderna.

E' l'alba del 3 ottobre 1880. Tre uomini, il capitano Vincenzo Fondacaro di Bagnara Calabra e i marinai Orlando Grassoni di Ancona e Pietro Troccoli di Marina di Camerota, prendono il largo dalle coste di Montevideo alla volta dell'Italia. A bordo le scorte erano costituite da gallette, carne in conserva e uova per un totale di 160 chilogrammi. Poi, alcune galline vive, 40 litri di vino, qualche bottiglia di liquore e un recipiente per raccogliere fino a 1000 litri di acqua piovana. Infine, una grande quantità di olio, poichè era ritenuto il miglior toccasana in caso di burrasca: il suo uso non serviva certamente a placare le onde del mare, ma a ridurre la forza travolgente dei cavalloni e utilizzato, alla bisogna, facendolo colare da un sacco a tela intorno alla barca.

Il viaggio, non certo privo di contrattempi, durò 116 giorni. E grande fu la gioia dei tre marinai quando, la mattina del 23 gennaio 1881, "Il leone di Caprera" attraccò nel porto di Gibilterra, mentre la notizia della storica impresa già si era diffusa in tutto il mondo e rilanciata anche sui giornali italiani. " I giornali stranieri sono pieni di ammirazione per l'intraprendenza dei nostri marinai che hanno compiuto un viaggio meraviglioso sopra un guscio di noce...Esso partì da Montevideo, nell'America del Sud, il 3 ottobre 1880; arrivò in Europa, a Gibilterra, il 23 gennaio; a quest'ora sarà a Napoli. Che viaggio! Tutto a vela! Con soli tre uomini a bordo! Americani, inglesi, francesi sono sbalorditi di un simile "tour de force"".

Così commentò più tardi la rivista "Illustrazione italiana" del 27 febbraio 1881.

La prima imbarcazione italiana, che aveva compiuto la prima traversata atlantica. Come tale, fu presentata a Milano all'Esposizione Nazionale del luglio 1881, e nel laghetto della Villa reale di Monza e mostrata al Re Umberto.

L'impresa era nata con dedica a Giuseppe Garibaldi, a cui doveva essere consegnata una spada con l'elsa d'oro. Ma gli italiani di Montevideo e Buenos Aires che contribuirono alla raccolta dei fondi (circa 20.000 lire) non si fidarono e consegnarono ai tre marinai solo il registro con le firme dei contribuenti, rimandando a una prossima visita dell'eroe dei Due Mondi in Sud America, la consegna del dono.

Di fatto, solo uno dei tre, Pietro Troccoli, il maestro d'ascia di Camerota, giunse a Caprera, in tempo per vedere Garibaldi, che sarebbe morto di lì a pochi mesi.

Il progetto di restauro, voluto dal Comune di Camerota che ha detenuto ed esposto fino ad oggi il prezioso cimelio in comodato nell'antica grotta di Lantiscelle, torna dunque a nuova vita, in occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi. Non più muto testimone di un'epoca pionieristica e romantica, "Il Leone di Caprera" difende una memoria e un patrimonio della nostra storia, che la velocità del nostro tempo rischia di relegare nella quotidiana indifferenza.