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All'istituto italiano di cultura di New York in mostra il lavoro della Fallaci e la sua America

di Gina Di Meo

Parte da New York, la città in cui ha vissuto per 25 anni, l'omaggio alla giornalista italiana più famosa nel mondo, Oriana Fallaci.

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con Rcs MediaGroup, l'Istituto Italiano di Cultura a New York, il Consolato Generale d'Italia a New York, l'Enit-Agenzia Nazionale del Turismo e Rai Teche, ha deciso di scegliere la città americana per dare inizio alle manifestazioni proprio per sottolineare il ruolo fondamentale che essa ha avuto nella vita della giornalista e scrittrice.

A quasi un anno dalla sua morte, il 15 settembre 2006, si è scelto di far coincidere l'inizio delle celebrazioni nel giorno della sua nascita, il 29 giugno 1929, il giorno prima, invece, presso l'Istituto Italiano di Cultura, il ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli ha inaugurato la mostra "La mia America", che raccoglie testimonianze, oggetti personali, strumenti di lavoro, attimi rubati alla sua quotidianità attraverso appunti, schizzi, foto.

Una mostra che è la vita della Fallaci, per quanto difficile possa essere ricostruire in pochi scatti un'esistenza tanto intensa, dagli inizi con le sue collaborazioni ad un giornale locale "Il Mattino dell'Italia centrale", all'Europeo, il settimanale sul quale saranno pubblicati per trent'anni tutti i suoi più famosi reportage. Gli anni sessanta sono il periodo in cui la Fallaci si trasforma in giornalista che affronta i grandi temi mondiali, il primo è la grande avventura dello spazio e Oriana vivrà a lungo alla Nasa con gli astronauti che si preparano ad andare sulla luna, svelando le speranze, le illusioni, le debolezze, le paure. Ma il tema che lancerà il suo nome nel mondo è la guerra, soprattutto quella del Vietnam, su cui scriverà reportage rimasti nella storia del giornalismo. Gli anni settanta sono gli anni delle grandi interviste ai potenti della terra, dal generale Giap al re Hussein di Giordania, dal negus Hailé Selassié a Henry Kissinger, dallo scià di Persia all'Imam Khomeini, da Arafat a Golda Meir, da Indira Ghandi a Deng Xiao Ping fino al colonnello Gheddafi. In tempi più recenti, la Fallaci è stata protagonista di un altro scenario bellico, quello della Guerra del Golfo, dal quale scriverà reportage per il Corriere della Sera. Mezzo secolo di "imprese giornalistiche" intervallate dalla pubblicazione di numerosi libri che hanno accresciuto la sua fama a livello mondiale e poi la decisione di ritirarsi in esilio, periodo che coincide con la comparsa del cancro, durante il quale Oriana si chiude nella sua casa a Manhattan e si dedica a scrivere una grande saga della sua famiglia, a partire da un'antenata del Seicento che fu bruciata come strega. La revisione di questo libro è stata interrotta dai fatti dell'11 settembre 2001 quando la Fallaci decide di ritornare "in pista" con un lungo articolo intitolato "La rabbia e l'orgoglio" apparso sul Corriere della Sera pochi giorni dopo il crollo delle Torri Gemelle.

Oltre alla mostra, è stato proiettato anche il documentario "Oriana Fallaci-Oltre la rabbia e l'orgoglio", scritto e diretto da Giosuè Boetto Cohen e realizzato nel centro di produzione Rai di Milano. Il filmato parte dall'abitazione della Fallaci di Manhattan, lasciata per l'ultima volta nel settembre 2006 e attraverso interviste a colleghi e colleghi, tra quelli che hanno condiviso passaggi fondamentali della sua carriera come Furio Colombo, Igor Man, Antonio Ferrari, Daniele Protti, Natalia Aspesi, Christiane Amanpour, Barbara Walters, Ferruccio de Bortoli, si ripercorre la storia della giornalista italiana evidenziando di lei soprattutto ciò che ne faceva una "giornalista a parte", di una persona che -  come ha detto de Bortoli - "a 63 anni decide di seguire la Guerra del Golfo, di fare l'inviata che sta in mezzo agli avvenimenti, che li vive lei stessa".

Unica pecca del documentario la mancanza di sottotitoli in inglese, e visto che è stato proiettato di fronte ad un pubblico americano e anche con la presenza di giornalisti americani, forse sarebbe stato il caso di renderlo "più internazionale". Ci ha lasciato anche un po' di amaro in bocca l'assenza di qualsiasi dichiarazione da parte dei promotori dell'evento, a cominciare dal Ministro Rutelli, che solo nella conferenza stampa della mattina ha dichiarato che "questo tributo alla Fallaci era doveroso ad un anno dalla sua morte".

Ampio risalto è stato dato, invece, sempre durante l'incontro mattutino, al ritrovamento di una serie di reperti archeologici rubati in Italia a partire dagli anni '70. Le operazioni sono state svolte dal reparto operativo dei Carabinieri Tpc (Tutela del patrimonio culturale, ndr) in collaborazione con l'Ice New York (Immigration and Customs Enforcement, ndr). I reperti sono stati localizzati presso un'abitazione privata di New York, il cui nome del proprietario non è stato reso noto.

Nel giorno dell'anniversario della sua morte, sarà invece l'Italia a rendere omaggio alla giornalista con l'apertura a Milano di una grande mostra a Palazzo Litta che giungerà poi a Roma a dicembre e che si terrà presso il Complesso del Vittoriano.