A modo mio

L'Italia va di lusso

di Luigi Troiani

Il nostro comparto moda è in forte ripresa. Lo conferma il rapporto appena presentato a New York da Altagamma in collaborazione con Sda Bocconi ed Ernst & Young.

Altagamma, presieduta da Leonardo Ferragamo, è l'associazione imprenditoriale che, con le sue 57 aziende di fascia alta, assiste i marchi dell'eccellenza italiana del settore moda.

Il primo quinquennio del secolo è stato piuttosto duro, mentre dallo scorso anno sembra stia tornando il sereno: il fatturato ha superato i 9 miliardi di euro con un aumento dell'1,4% sul 2005 e una ripresa delle esportazioni con gli stessi valori, l'attivo di settore è risultato di circa 4 miliardi. Significativo che la concorrente a basso costo Cina sia stata tra i primi mercati di importazione: gli acquisti cinesi sono cresciuti di quasi il 5%, arrivando a superare il 17% del tessile totale venduto dall'Italia all'estero. Il paese asiatico è divenuto il terzo acquirente dietro Germania e Francia, giustificando previsioni che lo collocano al primo posto tra gli acquirenti di fine decennio.

Il lusso sta divenendo la specializzazione più promettente, grazie anche all'ingresso dal lato degli acquisti dei nuovi consumatori di Cina, Paesi arabi, Russia, India. Lo confermano le previsioni per il corrente anno. Si attende una crescita del fatturato complessivo dell'industria italiana della moda (tessile, vestiario, pelle, pelletteria, calzature) di quasi il 3%, con il raggiungimento della bella cifra di 70 miliardi di euro. In decollo le esportazioni, con un aumento di quasi il 4% e un attivo di bilancia previsto a 15 miliardi. Al primo posto tra i compratori, come da tradizione, gli Stati Uniti, i cui acquisti di tessile e abbigliamento di gamma alta sono pari al 30% del totale mondiale, in ripresa quest'anno negli acquisti di capi italiani dopo il leggero rallentamento dell'ultimo trimestre 2006. Il Giappone, che da solo vale il 16% dei consumi di lusso nel mondo, con l'Italia ha avuto tre anni di crescita nelle importazioni e un rallentamento a fine 2006: da febbraio ha rilanciato gli acquisti con quantitativi e importi apprezzabili. C'è poi l'Europa che, vuoi per la vicinanza e per l'assenza di barriere doganali vuoi perché rappresenta il 34% dei consumi globali del lusso e appare ulteriormente in crescita, si dichiara mercato verso cui espandere le vendite di fascia alta e lusso.

Se la scelta italiana di settore, come ci si augura, dovesse confermare di privilegiare il segmento di qualità e lusso, nel quale con difficoltà i competitori possono battersi, bisognerà procedere a interventi, anche pesanti, per rinnovare tecniche e contenuti del marketing.

In quest'ambito Altagamma ha siglato un'interessante joint venture con McArthurGlen. Tre i progetti previsti: avviare shopping mall di lusso in paesi come India e Pakistan, radicare il proprio ruolo di venditori del lusso nella realtà degli aeroporti per una più marcata presenza nel retail dei duty free e degli spazi commerciali aeroportuali, aprire outlet con i marchi prestigiosi disponibili.

Sono segnali che la dicono lunga sul processo di riorganizzazione concettuale e di marketing che sta avvenendo nel settore. In quest'ambito va ricordato il lancio di Milano Unica, fiera che ha messo insieme Ideabiella, Ideaocomo, Moda In, Prato Expo, Shirt Avenue, con le cinque realtà pronte a candidarsi come Fiera europea di riferimento per il tessile di alta qualità. Bisognerebbe, ora, compiere un ulteriore passo: scegliere, come settore organizzato, il modo migliore per aggredire i mercati della competizione in Oriente ma anche in Europa e Americhe.