Libera

Garibaldi, l'eroe necessario

di Elisabetta de Dominis

Doveva essere bellissima Anita, i neri capelli ondulati che le scendevano fino alla vita e il portamento eretto, fiero, quando Giuseppe Garibaldi la scorse...

...mentre con il cannocchiale scrutava la riva dalla sua nave, ancorata alla foce del Tubarao. L'eroe ne rimase fulminato, fece calare in mare una scialuppa e sbarcò sul litorale sabbioso del villaggio di Barra da Laguna. Le si parò davanti, pronunciando una frase pericolosissima da dire a una donna, soprattutto a quel tipo indomito di donna: "Tu devi essere mia". Lei sentì un brivido scenderle lungo la schiena e una morsa al basso ventre. Socchiuse gli occhi, quasi ad assaporare lo sguardo che la penetrava, ma riuscì al contempo ad opporre la resistenza che il suo orgoglio le dettava e il suo stato civile richiedeva obiettando: "Ma io ho un marito..."

Aveva diciotto anni ed era già sposata da quattro. Garibaldi dovette imparare velocemente a cavalcare per seguirla nelle sue lunghe galoppate sulla spiaggia. Anita lasciò il marito e s'imbarcò sulla Rio Pardo, diventando in poco tempo la ‘corsara della Repubblica Catarinense'. Da quel momento, sprezzante della vita, combattè coraggiosamente per dieci lunghi anni a fianco del suo uomo. Un periodo troppo breve per chiamarlo vita: morì nel 1849  a soli 28 anni, gravida e provata da una drammatica fuga da Roma attraverso pericoli e stenti che aveva voluto condividere con l'eroe. Eppure la vita di Anita fu piena di tutto, perchè piena d'amore.

Un'esistenza che tutte le donne sognano, ma che poche avrebbero avuto il fegato di vivere. E che ha conferito a Garibaldi quell'alone passionale che ne ha fatto non soltanto un eroe, ma un eroe romantico. Un eroe che ama ed è riamato, caso più unico che raro.

Il primo eroe della storia è il sumero Gilgamesh, ma sono gli eroi omerici a offrire un esempio di fermezza morale. E nonostante spesso si macchino di umane bassezze, il loro coraggio sovraumano in battaglia gli accosta agli dei. Tuttavia Eracle, Giasone, Teseo, Bellerofonte, oltre a combattere i nemici e sconfiggere ogni sorta di mostri, diventano eroi perché uccidono le amazzoni, considerate un flagello sociale. Le altre donne si limitano a sedurle e poi a ripudiarle. I greci temevano la figura della donna forte e riuscirono storicamente ad annientarla. Perfino Achille, che piange la morte del compagno Patroclo, trucida senza pietà sotto le mura di Troia Pentesilea, regina delle amazzoni. Salvo poi innamorarsi del suo cadavere... L'uomo spesso si rende conto del valore di una donna quando è troppo tardi...

Resistere, restando fermi al proprio posto, e lì vincere o morire era la bella morte, o morte nobile, inventata dagli spartani affinché gli opliti non retrocedessero in combattimento: copriva di gloria la città e il popolo e valeva all'eroe gli onori funebri e una fama immortale.

Anita era un'illetterata, eppure aveva insito nel cuore il coraggio dell'eroina. E di certo senza di lei, sempre pronta a dare l'esempio e a spronare i ribelli, Garibaldi non avrebbe avuto la stessa determinazione. Fu un grand'uomo perché non ebbe timore di avere una donna forte al suo fianco.

L'hanno chiamato l'eroe dei due mondi, padre indiscusso dell'Italia moderna, addirittura precursore del global... Ma anche mercenario, ladro di bestiame e negriero in Sud Africa. Indubbiamente responsabile di numerose stragi e rapine, perpetrate dai suoi ‘mille' durante l'avanzata fino a Teano (Caserta), fu usato da Cavour e Vittorio Emanuele II per creare disordini nel regno delle Due Sicilie al fine di giustificare l'invasione dell'esercito sardo.

Il re poi scrisse a Cavour: "Ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene questo personaggio non sia affatto docile né così onesto come lo si dipinge e come voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l'affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l'infame furto di tutto il denaro dell'erario, è da attribuirsi interamente a lui che s'è circondato di canaglie, ne ha seguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa".

Ma i volontari hanno per secoli rischiato la morte inseguendo il miraggio del bottino. E il re non aveva inseguito quello del Regno d'Italia?

Fu vera gloria, dunque, quella di Garibaldi? Sì, se non altro per i posteri. In quest'epoca che non conosce eroi, Garibaldi è un simbolo necessario.