Analisi

Giustizia internazionale. Pena di morte: l'assalto finale

di Valerio Bosco

E' ormai un vero e proprio plebiscito internazionale quello che si è realizzato intorno alla campagna organizzata dall'associazione "Nessuno Tocchi Caino" e dalla galassia radicale per ottenere dall'Unione Europea e dal governo italiano la presentazione di una moratoria universale contro la pena di morte nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ancora in corso.

La lista delle adesioni all'iniziativa è cresciuta giorno dopo giorno affiancando una folta pattuglia di premi nobel - tra i quali il sudafricano Desmond Tutu, il polacco Lech Walesa, l'americana Jody Williams, il Dalai Lama - più di 40 personalità internazionali - tra cui, in particolare, Michel Rocard, Inder Kumar Gujral e Moustapha Niasse ex primi ministri di Francia, India e Senegal - nonché centinaia parlamentari italiani e europei, presidenti di regioni e province, sindaci e interi consigli comunali.
Dagli Stati Uniti, si è inoltre manifestata la sempre più convinta adesione alla campagna da parte dell'ex governatore dello Stato di New York Mario Cuomo, nome cui è legata la storia dell'opposizione liberal al ricorso alla pena capitale.
Due notizie di questi ultimi giorni, apparentemente contrastanti, confermano l'urgenza di sfruttare il momento di attenzione dell'opinione pubblica internazionale: mentre in Iran il Parlamento del regime teocratico ha approvato una legge che prevede la pena di morte per gli autori di film pornografici, il Ruanda, paese teatro di un orribile genocidio appena un decennio fa, ha invece disposto la sostituzione della pena capitale - strumento che non impedì i massacri contro le popolazioni civili - con il carcere a vita.
Ad invitare il nostro governo a rilanciare l'impegno per la moratoria ci ha pensato, ancora una volta, il Parlamento italiano. Appena lo scorso giovedì 14 giugno, la Commissione esteri della Camera dei deputati ha infatti cercato di dare l'ultima scossa all'iniziativa approvando all'unanimità un testo che invita nuovamente il governo a presentare la proposta di risoluzione sulla moratoria prima dell'avvio della nuova sessione dell'Assemblea Generale dell'ONU che si aprirà il prossimo mese di settembre.
Tra i primi firmatari della mozione spiccano ancora Sergio D'Elia, leader di Nessuno Tocchi Caino e parlamentare della Rosa nel pugno, Angelo Bonelli dei Verdi, Andrea Ronchi di Alleanza Nazionale e Dario Rivolta di Forza Italia. Un'iniziativa dunque assolutamente bipartisan.
E dire che le sollecitazioni e i mandati nei confronti della Farnesina e dei nostri partner europei non sono comunque mancati nel corso degli ultimi mesi. Nel luglio dello scorso anno, la Camera dei deputati aveva infatti approvato all'unanimità un testo che chiedeva al governo di presentare una risoluzione pro-moratoria "in consultazione e non in concertazione con i Paesi UE". Di fronte all'inerzia del governo e alla prudenza della Farnesina il Parlamento si erano pronunciato una seconda volta nello stesso senso appena pochi mesi dopo. Nel corso del 2007 invece è stato invece il Parlamento europeo ad affrontare la questione per ben due volte: l'organo di Bruxelles ha infatti chiesto alle istituzioni UE di sostenere fermamente l'iniziativa della Camera dei deputati e del governo italiani ed ha invitato altresì la Presidenza UE ad adottare con urgenza un'opportuna azione per garantire che una proposta di moratoria venga presentata in tempi brevi all'Assemblea generale ONU in corso.
Il processo sembra ora alla vigilia delle battute conclusive: l'Italia, su mandato dell'UE, ha prodotto un progetto di risoluzione che chiede agli Stati that still mantain the death penalty to progressively restrict its use e di stabilire una moratoria sulle esecuzioni with a view to the complete abolition of the death penalty. Aperta alla sponsorizzazione di Paesi rappresentanti delle diverse aeree geografiche e non intitolata - come sembra vorrebbe invece la Presidenza tedesca dell'UE - "risoluzione contro la pena di morte", bensì "risoluzione sulla moratoria universale delle esecuzioni e l'abolizione della pena di morte", la proposta avrebbe grandissime possibilità di successo poiché sarebbe certamente libera dall'accusa di costituire un'iniziativa euro-centrica condotta dall' "occidente civilizzato" contro le vecchie colonie africane e asiatiche dell'Europa. Sulla base delle posizioni di voto sulla moratoria espresse dal 1997 al 2005 alla Commissione ONU per i Diritti Umani e, ancor più alla luce delle firme alla Dichiarazione di associazione contro la pena capitale del 19 dicembre 2006 - ora giunta alla cifra significativa delle 93 sottoscrizioni - una risoluzione "per la moratoria delle esecuzioni in vista dell'abolizione" avrebbe alte possibilità di ottenere una maggioranza certa all'interno dell'Assemblea Generale.
Tra 105 ai 108 Paesi potrebbero votare a favore, la maggioranza assoluta dei 192 paesi membri dell'ONU: una quota che difficilmente potrebbe essere ostacolata dai contrari - dai 61 ai 68 -  dagli indecisi - sembrerebbero 6 Paesi - e da una percentuale fisiologica di astenuti.
Di fronte a questi dati resta effettivamente incomprensibile l'atteggiamento della Presidenza tedesca dell'UE, sempre più tentata dall'idea di promuovere un rinvio della presentazione della moratoria alla prossima Assemblea Generale dell'ONU: l'idea di assegnare un ruolo centrale all'Italia, svincolando il nostro Paese da quella dimensione europea che rischia di essere, in questa circostanza, un limite e non un incentivo al successo dell'iniziativa è alla base della decisione di Marco Pannella di proseguire ad oltranza, insieme ad altri militanti radicali, lo sciopero della fame. Per l'Italia non si tratterebbe di tradire il suo tradizionale attaccamento all'UE bensì di re-interpretarlo sulla base del mandato assegnato dal Parlamento di Bruxelles al servizio di una conquista universale di civiltà e umanità