Il rimpatriato

Pericolosi vuoti di memoria

di Franco Pantarelli

Quanti articoli avrò scritto, nei venti anni trascorsi a raccontare l'America ai lettori italiani, sull'ignoranza degli studenti delle high school degli Stati Uniti?

A occhio direi venti, cioè uno ogni anno perché almeno una volta l'anno uscivano i risultati di ricerche compiute da qualche istituto dalle quali risultava che un'alta percentuale dei ragazzi non era in grado di indicare sul mappamondo gli Stati Uniti, che un numero molto basso era in grado di dire con un minimo di approssimazione quale fosse stato lo storico cambiamento determinato a Abraham Lincoln o che un numero non altissimo ma consistente di loro era convinto che i quattro faccioni di Mount Rushmore fossero stati scolpiti da Dio. Il sottinteso di quegli articoli, miei e dei miei colleghi, era che la scuola americana con il suo "permissivismo" faceva più male che bene e il "sotto-sottinteso" era che in definitiva, ferme restando le feroci critiche che riceveva, la scuola italiana funzionava tutto sommato meglio.

Ebbene, ecco ora un libro di un giovane autore italiano, Stefano Pivato, che già dal titolo "Vuoti di memoria", fornisce un quadro sul "grado di conoscenza" dell'italiano medio a dir poco disperante. Qualche fiorellino? Per molti dei consultati nel corso della ricerca Aldo Moro - presidente della Democrazia Cristiana e "presidente in pectore" della Repubblica, rapito e poi ucciso dai terroristi delle Brigate Rosse tre decenni fa - era forse "un magistrato" che aveva partecipato al processo contro - per l'appunto - le Brigate Rosse. Quello di Sandro Pertini - uno dei presidenti della Repubblica più amati la cui enorme popolarità a suo tempo costituì un vero e proprio fenomeno - è un nome che semplicemente alla memoria di molti non richiama nulla. In compenso, la carica di capo della DC negata a Moro viene attribuita ad Antonio Depretis, un politico dell'Italia del diciannovesimo secolo, cioè di un'epoca in cui nessuno sapeva che un giorno sarebbe nato un partito chiamato Democrazia Cristiana.

C'è una differenza enorme, tuttavia, fra i guai americani raccontati per venti anni e i guai italiani evidenziati ora da Stefano Pivato: che i primi riguardavano i ragazzi e ciò che (non) studiavano a scuola; i secondi invece riguardano i cittadini italiani di tutte le età, il cui bagaglio di nozioni viene curato non più dalla scuola ma dalla vita che trascorrono quotidianamente, la quale si svolge naturalmente all'ombra di quella scatola diabolica chiamata tv, con la gente che fagocita con una tale voracità da ritrovarsi incapace di distinguere fra storia e cronaca, fra notizie vere e affermazioni paradossali, fra informazione e intrattenimento, per lo più di basso livello.

Ma c'è anche di peggio, spiega ancora il libro di Pivato. A fianco di quel processo metabolico in cui tutto si scioglie in una specie di grande melassa mentale c'è infatti anche la "deliberata manipolazione" di chi trae profitto dalla confusione che tutto ciò provoca, e cioè i politici che possono contare su delle tv che - per le note ragioni - non sono libere. E qui non si salva proprio nessuno. Si va dai post-fascisti di Gianfranco Fini che proclamando l'uguaglianza delle vittime dei conflitti passati - formalmente nel senso nobile che "la morte è dolorosa per tutti allo stesso modo" - finiscono per proclamare "l'uguaglianza delle ragioni di quelle morti" (una sorta di equiparazione fra Marzabotto e Piazzale Loreto); ai post-comunisti che a un certo punto hanno preso a rinnegare con foga il loro passato per esorcizzarlo; fino alle buffe storielle sul Risorgimento, da cui scaturì l'unità d'Italia, "rielaborate" dai guitti della Lega Nord e al più fantasioso dei fiorellini prodotti dalle risposte avute da Pivato durante la sua ricerca: quello secondo cui dopo la Seconda guerra mondiale l'Italia è stata governata dai comunisti che subentrarono al fascismo, un regime che in fondo era tanto benevolo che i suoi oppositori li mandava al confino per concedere loro una vacanza. Queste ultime sono precise parole pronunciate a suo tempo da Silvio Berlusconi che evidentemente hanno fatto una buona "presa" sul pubblico. Grazie alla melassa di cui si diceva, ma certamente anche grazie al fatto che lui, fra i "deliberati manipolatori", è il più potente di tutti.