A modo mio

J.R. Jimenez. scandalo al sole

di Luigi Troiani

I caso letterario dell'estate non riguarda certo la settima puntata della solfa potteriana di J. K. Rowling, ma la pubblicazione a Madrid, presso l'editore Linteo, di Libros de Amor, un inedito del Nobel per la letteratura del 1956, il poeta andaluso Juan Ramón Jiménez.

In Spagna, e non solo, l'apparizione postuma ha sollevato commenti al calor bianco, sollevando anche vibrate proteste.
Jiménez è collocato dalla storia della letteratura, tra i poeti "senza macchia": pubblico e critica gli hanno sempre tributato per la sincerità e la purezza di sentimento, per la coerenza tra scrittura e comportamenti di vita, unanime consenso. L'autore ha attraversato due secoli di cultura e vicende politiche (nasce nella vigilia di Natale del 1881 a Moguer, muore nel 1958 a Portorico, esule della guerra civile), senza identificarsi in nessuno dei tanti movimenti letterari che hanno costellato la prima parte del Novecento, il periodo nel quale soprattutto fiorisce la sua poesia. Collocato dalla critica ora tra i modernisti ora tra i simbolisti, definito come l'ultimo dei romantici e insieme antiromantico, accomunato al decadentismo e persino all'esistenzialismo, l'andaluso in realtà si espresse all'interno di un canovaccio interiore fatto esclusivamente di amore(i) e religione(i). Duplice la fonte dell'ispirazione. L'inesausto amore per la moglie Zenobia sposata a New York nel 1916 (morirà cinquant'anni dopo con in mano il cablo del Nobel), ma anche i tanti rapporti consumati con compiacenti quanto compiaciute signore e pulzelle. La fede nel "Dio vivente" degli ebrei e dei cristiani, ma anche l'istintiva adorazione di una sorta di divinità panica e sensitiva, personificazione della natura e delle sue meraviglie, sublimata in termini intellettivi.
E' una duplicità che significa ricchezza e complessità, mai doppiezza e ipocrisia, che dà all'autore la forza per corazzarsi e resistere dentro la consapevolezza dolorosa che la poesia è solo sogno ed evasione. Ciò traspare evidente già nell'esordio di Almas de Violeta e Ninfeas (1900), in Rimas (1902), e via via nei vari Arias tristes, Jardines lejanos, Olvidanzas sino alle antologie, e all'ultimo, mistico Animal de fondo (1949). Libros de Amor non cambia il giudizio, nonostante l'atmosfera scandalistica con cui si è inteso circondarne l'uscita. All'interno del ciclo poetico di Jiménez, il libro appare un frutto giovanile ad alta intensità erotica. Il corpo, il dialogo tra i corpi, sono elementi che risultano distanti dagli archetipi spiritualisti e platonici del poeta, e accompagnano il cadere del verso con l'espressività esplicita del ricordo di incontri appassionati e complici. Ma è apparenza: perché eros è impregnato di spirito ("... però le sue unghie erano più dolci dei miei baci / ... mi incendiava l'odore di tutti i suoi segreti ") né dimentica la vacuità dell'esperienza d'amore ("Sfogliavamo i nostri corpi ardenti / in una profusione senza fine e senza senso").
A lamentarsi di più sono state le suore della Congregazione della Carità di sant'Anna, che hanno chiesto di riconsegnare le poesie all'oblio. Nella loro clinica del Rosario, a Madrid, il ventenne Juan Ramón trascorse, ad inizio secolo, un paio d'anni, poi definiti "fra i più felici". Furono molte le novizie che vi contribuirono: di tre sappiamo sia i nomi che i provvedimenti disciplinari ai quali andarono incontro per essersi lasciate bruciare dalla fiamma d'amore. Nel libro sono chiamate per nome, né mancano dettagli sulle loro gesta appassionate. Come usavano i gentiluomini del tempo, il silenzio serviva a non offendere la moglie e non lesionare il decoro, ma sulla carta, via!, si poteva anche scrivere.