Che si dice in Italia

La cultura chiude d'estate

Sono fuori Roma e non posso quindi controllare se, alla fine, Francesco Rutelli, vice presidente del Consiglio nonché ministro per i cosiddetti Beni culturali e per il turismo...

... ha finito con il cedere alla richiesta avanzatagli da più parti, compreso il Corriere della Sera. Temo di no, purtroppo. La questione è vecchia, come tante in Italia e, quindi, nessuno se ne occupa sul serio. 

Ecco il problema: in questi giorni e fino alla fine del mese la Biblioteca nazionale della capitale chiuderà i battenti. Già da metà luglio lavorava a metà regime, aperta soltanto di mattina. Questo vuol dire che la maggiore biblioteca statale italiana resta chiusa o agibile molto limitatamente proprio nel periodo estivo quando, essendo liberi da altri impegni, molti hanno più tempo per lo studio o per dedicarsi alla lettura di testi non facilmente trovabili. L'estate, qualcuno dovrebbe saperlo, è anche la stagione in cui gli studiosi stranieri vengono per le ricerche nel nostro Paese. Da nessun'altra parte d'Europa, credo, avviene qualcosa di simile. Ormai da anni le nostre città non si svuotano più d'estate, come un tempo. Vuoi perché la gente ha meno soldi per fare le vacanze fuori. Vuoi perché le aziende concedono meno vacanze. Vuoi perché stiamo imparando a scaglionare le ferie come nel resto del mondo e come, tra l'altro, proprio Rutelli suggerisce che si deve fare.

Sta di fatto che tutti - giornali, associazioni consumatori, Istat, gente della strada - sappiamo che con la calura sono sempre di più quelli costretti, volenti o nolenti, a restarsene a casa o a prendersi pochi giorni, come la sottoscritta. Lo sanno tutti ma non i signori del governo. Allora, ministro, per favore: apra quella porta. 

SARA' UN PO' MONOMANIACALE nel suo puntare costantemente il dito contro la cecità occidentale di fronte alla minaccia islamica. Ma Magdi Allam, superscortato (si temono attentati) vicedirettore ed editorialista del Corriere della Sera, è comunque uno da ascoltare. Perché, purtroppo, temo che abbia ragione. In queste settimane sta girando l'Italia per una serie di incontri e conferenze. Ho assistito a uno di questi.

Il messaggio, detto con calma ma con determinazione, è più o meno questo (mi perdoni Allam se lo sintetizzo, sperando comunque di averlo capito): gli occidentali e, in particolare noi europei, devono smettere di sentirsi sempre "responsabili", di dare sotto sotto sotto ragione a chi li attacca, di pensare che le colpe dei nostri padri "colonialisti" debbano ancora e per sempre essere scontate da noi figli, dimenticandoci le conquiste di democrazia e di libertà che abbiamo fatto e che sono all'avanguardia nel pianeta. Semmai è il pensiero arabo, dice Allam, ad avere fatto un'involuzione, cedendo ai disegni espansionisti di una gerarchia di ricchi arabi come Osama Bin Laden e dimenticando il messaggio sostanzialmente pacifico del Corano (quest'ultima è una mia idea, non di Allam). I piccoli gruppuscoli di vetero massimalisti della politica italiana - piccoli ma condizionanti il governo- riusciranno a capirlo?