Cucina

Cibo servito con arte

di Chiara Zamin

Ha il cognome di uno scienziato noto per i suoi studi di meccanica e a cui è dedicata una piazza di Milano, ma anche quello di uno storico calciatore italiano che esordì a soli sedici anni in serie A nel campionato 1929-30.

Piola, che in dialetto piemontese e veneto significa "punto d'incontro", è anche un ristorante-pizzeria di Manhattan gestito da italiani purosangue. Un locale poliedrico, dall'atmosfera "easy" e divertente. Se si capita da quelle parti (è sulla dodicesima strada, al numero civico 49 East, a due passi da Union Square) il ventinove di ogni mese mese, si trova nel menù la scritta "Gnocchi Day" accompagnata dal motto "All you can eat".

"La festa degli gnocchi è nata in Italia", ci raccontano i titolari, "ma poi si è trasferita in America".

A Piola, ogni fine mese, i camerieri, tutti giovani e simpatici e di varie nazionalità, passano tra i tavoli con pirofile colme di gnocchi rigorosamente fatti in casa conditi con salsa di pomodoro alla bolognese, al pesto, ai quattro formaggi,  per la gioia del cliente che può chiedere tutti  i bis che vuole pagando solamente undici dollari e novantacinque centesimi. E quando di gnocchi non ne può veramente più deve solo girare la sua card (che gli viene consegnata all'inizio del pasto) dalla parte rossa sulla scritta "No thanks". Se poi cambia idea e vuole ancora un piatto di gnocchi, basta che giri la card dalla parte verde con la scritta "Yes please".

Ideatori e fondatori di Piola sono due fratelli veneti Dante e Stefano Carniato che 21 anni fa hanno deciso di aprire una pizzeria in centro Treviso con l'intento di creare qualcosa di nuovo che uscisse dagli schemi della classica pizzeria italiana. Così che Piola è diventato con il tempo un concetto, uno stile di gestione, che i due fratelli Carniato hanno deciso di esportare prima in Sudamerica e poi negli Stati Uniti.

Ci racconta Dante al telefono, sempre in giro per il mondo: "Lavoravo come insegnante delle scuole elementari; dopo 17 anni mi sono stancato e ho deciso di cambiare vita e lavoro. Ho iniziato ad affiancare mio fratello stando dietro le quinte, e  poi quando è arrivato il momento, sono partito per il Sudamerica. Abbiamo aperto un Piola a Buenos Aires e a San Paolo del Brasile dove ha riscosso un grande successo. Siamo andati oltre, aprendone uno a Miami e infine due anni fa siamo sbarcati a New York".

Nel frattempo i soci sono diventati quattro, tre veneti ed uno friulano. Oltre agli gnocchi, il menù propone più di 50 tipi di pizze, cotte in forno a legna, alcune tipicamente italiane come la margherita, la capricciosa, pizza alla ruchetta, altre che sono frutto della contaminazione dei sapori, come la pizza "Venezia Portuguesa", una ricetta insolita a base di pomodoro mozzarella prosciutto olive nere cipolla e uova, amatissima dai brasiliani di New York. Ottime anche le insalate, i carpacci di carne, i piatti di pasta e i dessert. Il locale, una ex officina, spazioso e moderno, è decorato con lampadari in vetro di murano dai mille colori che regalano la sensazione di trovarsi in un vero e proprio spazio d'arte. E non si è poi tanto lontani; se si volge lo sguardo verso le pareti si possono ammirare le esposizioni di quadri.

"In ogni città in cui andiamo, - precisa uno dei titolari -, ci mettiamo subito in contatto con il mondo degli artisti, le scuole d'arte, perché vogliamo contribuire a promuovere chi è ancora poco conosciuto. Ogni mese mettiamo a disposizione dell'artista i nostri spazi, prepariamo un comunicato stampa; il pittore deve preoccuparsi dell'allestimento e della locandina della mostra".

Le esposizioni di quadri a Piola variano di mese in mese: "Siamo italiani doc ma speriamo di andare più in là del solito stereotipo", scherza uno dei soci, Marco Moretti. "Il nostro intento è quello di portarci dietro dall'Italia il meglio e di assorbire l'eccellenza dai paesi in cui andiamo. Per questo siamo aperti alle sperimentazioni".

A Piola c'è cibo, arte, musica dal vivo ed è frequentato da gente di tutte le età ed etnie. Tutte le domeniche sera si può cenare al Piola accompagnati dalle note musicali di artisti provenienti da tutto il mondo, soprattutto sudamericani. Si spazia dalla samba alla bossanova, mentre dal lunedì al venerdì è consueto l'aperitivo alla "milanese", la mitica "happy hour" con antipasti di prosciutto, pizzettine, crocchette, disposte in grandi quantità al bancone del bar.Tra tante idee, creatività e uno stile "open mind", di cui i soci di Piola vanno fieri, sorge talvolta  la preoccupazione di come e cosa fare, dato che i gusti e le tendenze in una città come New York sono tanti  e vari.

"Tutto sta nello studiare i gusti dei nostri clienti, ci racconta Moretti, "e cercare il giusto equilibrio tra i sapori italiani autentici e le richieste più disparate. La nostra aspirazione è di riuscire a portare buon cibo a più persone possibili".

A Piola si festeggiano anche le ricorrenze italiane. Per la festa della mamma è stato appeso un poster enorme raffigurante una donna con il pancione, mentre alla festa della donna, sebbene a New York non si festeggi come in Italia, il locale era decorato con mimose e per due settimane il 50% dei ricavi dei dessert sono stati devoluti alla New York Foundation una fondazione che sostiene le donne meno abbienti.

Nel mese di agosto il ristorante Piola ospiterà la mostra di Craig Anthony Miller dal titolo "The Power of Sound" una collezione di arte urbana che si ispira alla musica, e che prende spunto dall'arte graffitara e tribale.

Per il calendario degli eventi dei Piola di tutto il mondo visitare il sito http://www.piola.it/