Storie

Miaoo... Portami con te!

Un gatto riposa tra i ruderi di Torre Argentina
di Maria Rita Latto

Roma e i gatti, un legame che dura da secoli. L'immagine dei felini accompagna da sempre i romani nella loro quotidianità, ma resta indelebile anche nei ricordi dei turisti che visitano la città.

Come non pensare alle cartoline, ai calendari che ritraggono i gatti distesi con sullo sfondo il Colosseo, pigramente allungati sui resti di antiche colonne o su un piede di marmo gigantesco, unico residuo della statua di qualche imperatore romano? No, non è possibile immaginare Roma senza i suoi amici felini. Amici preziosi, che al momento opportuno si sono rivelati provvidenziali: basti pensare alle passate e numerose epidemie di peste, malattia trasmessa dai topi, che avrebbero potuto avere conseguenze peggiori senza la presenza dei gatti.

Nel cuore di Roma, a Torre Argentina, sotto il livello stradale, si trovano i resti di un'area sacra in cui sorgevano templi risalenti fino al IV secolo a.C. e che in seguito fu anche la sede della Curia di Pompeo, luogo dove si riunivano i senatori e dove, alle Idi di marzo del 44 a.C. fu ucciso Giulio Cesare. Qui dal 1929, data di inizio degli scavi archeologici, hanno trovato dimora centinaia di gatti randagi attratti dalla posizione tranquilla, lontana dai pericoli della strada, accuditi con regolarità nei tempi andati da signore, che i romani chiamano "gattare". E qui dal 1993 ha sede la Colonia Felina di Torre Argentina, ormai diventata un'istituzione, non tanto tra i romani quanto tra i turisti di tutto il mondo. Proprio qui, in un caldo pomeriggio d'estate, incontro Silvia Viviani, fondatrice insieme a Lia Dequel della Colonia. Il rifugio dei gatti, con annesso ufficio e cat shop, è ricavato all'interno di una grotta di circa 100 metri quadrati, che dopo anni di lavoro ha assunto un aspetto quasi normale, con pavimento e pareti bianche, anche se il soffitto in certi punti è talmente basso che si fa fatica a restare eretti. C'è un viavai di gente, per la maggior parte turisti attratti dai gatti tra le rovine. Alcuni di essi, ogni volta che tornano in Italia, fanno regolarmente tappa qui. C'è un'atmosfera allegra, si sente parlare in inglese, tedesco, e sullo sfondo ci accompagna il dolce miagolio dei gatti, musica per le nostre orecchie. Silvia Viviani mi fa da guida, mi racconta degli inizi difficili senza elettricità ed acqua corrente, della lotta fatta per portare avanti il suo progetto ispirato al modello inglese di protezione dei gatti.

"Siamo un rifugio dal 1993 -mi dice-, accogliamo i gatti abbandonati ma più di tanti non possiamo tenerne. Attualmente ne abbiamo circa 270, ma se dessimo retta a tutti quelli che ci chiedono di accogliere un gatto, ne avremmo cinque volte tanti. La nostra associazione vuole essere conosciuta soprattutto come un centro di promozione della sterilizzazione e non soltanto come un centro di accoglienza per gatti randagi in difficoltà. Per noi è fondamentale sterilizzare i gatti, pensi che a volte regaliamo la sterilizzazione a chi non ha i soldi per pagarla per i propri gatti. E poi promuoviamo l'adozione, anche se siamo molto selettivi riguardo le famiglie che dovrebbero prendersi cura dei nostri gatti". Nel frattempo qualcuno le porge una banconota da 10 euro. Silvia ringrazia in inglese. Sono donazioni che rappresentano il solo sostentamento dell'associazione. "Non abbiamo aiuti dal Comune, dalla Provincia, dallo Stato - mi spiega Silvia orgogliosamente-,  siamo totalmente autonomi grazie ai volontari. Non vogliamo sovvenzioni, vogliamo essere indipendenti".

Mentre Silvia parla, i volontari dell'associazione rispondono alle domande dei turisti ed i gattini si muovono lentamente da un ambiente all'altro per nulla intimoriti dalla presenza di così tanta gente, sfiorandoci le gambe con le loro code morbide. I volontari sono persone di varie nazionalità che per amore dei felini dedicano del tempo ad aiutare le responsabili nella cura degli animali ed accompagnano ogni pomeriggio i turisti deliziati per una visita guidata tra le rovine.

Noto che alcuni gatti sono ciechi. Silvia mi spiega: "Noi prendiamo immediatamente i ciechi, i tre zampe, e tutti quei gatti che in strada non potrebbero sopravvivere". E mi mostra Mascagni, un gattone cieco che riposa su un cuscino multicolore. Silvia si intenerisce e lo coccola come se fosse un bambino, riempiendolo di carezze e baci. Mascagni sorride beato, riconosce la sua voce, il tocco leggero della mano. Ci sono tante storie di gatti, tutte all'insegna di un grande amore per i felini. Come quella di una coppia degli Stati Uniti, il marito executive all'Università di Harvard, che hanno deciso di adottare a distanza ben dieci gatti. O ancora la storia di Neve, gatta ormai anzianotta e non in buona salute. Una signora di origine giapponese che vive a New York la vide e se ne innamorò. Per tutta la durata del soggiorno a Roma la turista andava a trovare Neve tutti i giorni, passava ore ad accarezzarla. Poi però ripartì, ma scrisse a Silvia che "the image of Neve was hunting her". Per farla breve, la signora ha di nuovo attraversato l'oceano per riprendere Neve e portarla con sé a New York. "Naturalmente -mi spiega Silvia- prima di dare in adozione i gatti vogliamo essere sicuri che vadano in buone mani. Invece, chi adotta a distanza ogni 6 mesi riceve una foto del proprio gatto. Molti tornano in vacanza per rivederlo. A volte è accaduto che, una volta morto il gatto adottato, se ne sia preso subito un altro". Mentre Silvia mi parla accarezza Iron, uno dei gatti adottati a distanza.  "Molti turisti - continua Silvia- vengono a trovarci appena sbarcati a Fiumicino e ci dicono che prima di andare a San Pietro vogliono vedere il loro gatto adottato a distanza". Ci sono gatti romani che sono andati a vivere in varie parti degli Stati Uniti, due addirittura in Australia. In questo mese di agosto, finora, tre gatti sono stati adottati in Germania ed uno a Roma. Non è molto. Silvia è preoccupata: "In agosto la situazione è drammatica, ci sono tanti gattini abbandonati in cerca di una casa e non basta la generosità degli stranieri che passano, lasciano offerte e fanno adozioni. Sarebbe bello se quegli italiani che non vanno in ferie volessero adottare un gatto". Tra i turisti i più generosi sono i tedeschi: ne adottano molti, non importa se sani, ciechi o handicappati.

Il pomeriggio è volato, ma Silvia ha ancora tanto da fare. Bisogna accudire i gatti, ascoltare i turisti, pianificare i turni con i volontari. E poi a momenti dovrebbe arrivare un giornalista del New York Times, attratto ed incuriosito dalla fama dell'associazione oltreoceano. È proprio vero...l'amore per i gatti non conosce confini.