Che si dice in Italia

Quesiti da ombrellone...

di Gabriella Patti

Per dimenticare i gravi problemi nazionali e internazionali che, aimé, non mancano ecco un tema estivo. Scopriamo che, in fondo e nonostante inquinamenti e incurie, lo stato di salute delle spiagge e delle coste italiane ...

... non è poi tanto malvagio. A dircelo sono i biologi e i tecnici della ormai celebre e benemerita Goletta Verde. Per la verità, le imbarcazioni-laboratorio - che Legambiente da giugno e ormai per il 21esimo anno sta mandando in giro per il Tirreno e l'Adriatico - sono tre. Hanno nomi curiosi: Chicaboba Magnum, Delphin (varato nel 1940 sul mar Baltico) e Catholica. Tecnicamente solo quest'ultima è una goletta, ma queste sono cose che interessano solo gli appassionati.

Quello che conta è che non tutto è perduto: la nostra bella e tormentata Italia ha ancora dei tesori da vantare in campo ambientale. Anzi, come titola un settimanale popolare a grande tiratura, "abbiamo 13 regine", spiagge dove la natura conserva intatto il suo fascino, alla faccia della speculazione edilizia e dei maltrattamenti dei soliti turisti sporcacconi. Non posso elencarle tutte. Ma, dalla caletta delle Tremiti all'isola dell'Amore nel delta del Po, dalla isolata ed esotica spiaggia del relitto a Caprera (Sardegna) alla pugliese Baia dell'Orte, da Cala Mosche a Noto (Sicilia) a Cala Violina in Toscana sono parecchi i posti di cui ancora poter andare orgogliosi.

Insomma ha ragione Rossella Muroni, responsabile delle campagne di Legambiente, che commenta così i risultati: "Certo, l'aumento dell'abusivismo edilizio, unito alla mancanza di controlli ordinari che competerebbero alle autorità locali, ha innescato un circolo vizioso di degrado che va fermato.

Ma la scientificità dei dati che raccogliamo dal 1986 e la loro puntigliosa divulgazione ai media e all'opinion e pubblica,stanno cambiando - in meglio - il modo in cui in Italia si percepisce l'ambientalismo e le battaglie ecologiche ". Un bel grazie a Legambiente, insomma. E alle sue tre caravelle. 

SEMPRE PER RESTARE SUL LEGGERO, come si conviene al clima vacanziero, scovo sotto l'ombrellone il quesito che un settimanale pone ai lettori. La crescente valanga di parolacce che entrano nelle case italiane dalle televisioni e che sempre più si ascoltano a ogni angolo di strada vi offende ancora? E' un quiz da dieci domande. Decido di farlo. E scopro, ma me lo aspettavo, che sì io mi offendo ancora. Così come, lo ammetto, mi lascia perplessa la quantità industriale di corpi nudi e ipertatuati che mi circonda oltre ogni logica: in spiaggia e in città .

Avevo accolto con un certo fastidio l'articolo ironico che il britannico Financial Times aveva dedicato a tutte le donne nude che vanno in giro per l'Italia. "Pensassero alla volgarità dei loro tabloid" mi ero detta. Ma in realtà è difficile non dire sottovoce che qualche ragione gli inglesi (ma commentano negativamente anche gli americani e tanti altri) l'hanno eccome. Non ho chiesto ai vicini di sdraio di rispondere anche loro al quiz. E non posso chiederlo a mio figlio, che a 22 anni sarebbe un buon teste/campione, perché è all'estero. Fra le tante domande del quiz mi ha fatto sorridere questa. "Scegli una traduzione pulita del ‘vaffa...'". Tre le possibilità offerte: a) ti auguro ogni male, b) vorrei non vederti mai più nella vita, c) ti disprezzo profondamente. Io ho scelto l'opzione "b". E voi?