Analisi

Gore, la volpe e l’uva

Al Gore alla presentazione dell'iPhone
di Rodrigo Praino

Come ci racconta un’antica favola di Esopo, dopo aver disperatamente cercato di raggiungere un bello e succoso grappolo di uva appeso in un ramo troppo alto, la volpe si stanca, si arrende...

... infine inizia a convincersi che in fondo a lei non piace l’uva e non la vuole per niente. Ma cosa succede se nel giro di otto anni questa stessa volpe si ritrova a passeggiare di fronte allo stesso grappolo di uva, questa volta però armata di un bellissimo gadget tecnologico – magari firmato Apple! – che le permette di raggiungerlo senza alcuna difficoltà? Forse la volpe ormai, dopo così tanto tempo trascorso a convincere se stessa e tutto il mondo che non vuole più sapere dell’uva, si è auto-convinta veramente?La favoletta ci serve come interessante spunto di riflessione per raccontare brevemente quel che in questi mesi sta vivendo l’ex-Vicepresidente Al Gore. Appena sette anni fa, Gore era uno degli uomini più ignorati del paese. Non piaceva in modo particolare praticamente a nessuno. Non è che molti avessero qualcosa contro di lui, è che semplicemente la sua figura non ispirava alcun sentimento alla stragrande maggioranza degli americani, né in positivo, né in negativo. Candidato alla presidenza in un momento particolare con un avversario particolare, l’allora vicepresidente è riuscito a riscuotere un notevole successo elettorale, ma il voto degli americani non presentò allora quell’entusiasmo tipico dei John Kennedy o dei Ronald Reagan.Nel giro di sette anni Gore è riuscito a re-inventarsi completamente, ed ora come ora gode di una popolarità concessa solitamente solo alle rockstar ed ai grandi attori di Hollywood. Lo ritroviamo dappertutto: in televisione, sui giornali, su Internet, in qualsiasi evento che conti veramente. Sono ormai settimane che una sua foto gira a ripetizione ventiquattro ore sui famosi schermi di Times Square a New York, insieme a quella del Presidente Bush. Sembra quasi di essere tornati a sette anni fa…Figlio di un importante Senatore del Tennessee, Al Gore ha saputo costruirsi una brillante carriera politica che a quanto pare non presenta alcuna macchia. Quello che ci affascina tuttavia non è tanto che il figlio di un importante Senatore sia riuscito a sua volta a farsi eleggere a Capitol Hill per poi arrivare alla vicepresidenza. Quel che piace è il fatto che lui lavori per la Apple e Steve Jobs abbia chiamato proprio lui in diretta mondiale per presentare il nuovo iPhone. Quel che piace è che lui abbia creduto e partecipato al lancio di Current TV. Quel che piace è il suo libro An Inconvenient Truth – nonostante il suo libro del 1992 sull’ecologia sia passato pressoché inosservato, ma quello era il vecchio Gore. Quel che piace è il suo Oscar.Chi si diverte a gironzolare per gli infiniti meandri di Internet sa bene che ci sono diversi siti dedicati alla surreale impresa di convincere l’ex candidato democratico a presentarsi alle primarie del suo partito. Ci sono già petizioni pronte con centinaia di miglia di firme da consegnare o consegnate agli uffici dell’eroe del Tennessee. E’ possibile anche acquistare online ogni genere di gadget elettorale con il suo nome: bumper stickers, magliette e cappellini sono già in vendita per pochi dollari. I siti più audaci azzardano addirittura prodotti con la scritta “Gore/Obama 2008”, come se Al fosse già il candidato designato del partito democratico alla presidenza in un ticket che presenta Barack Obama per la vicepresidenza del paese.Una eventuale candidatura di Gore alla presidenza nel 2008 non sarebbe una grossa novità per la politica americana. Tutti ricordano la sconfitta di Richard Nixon, allora anche lui Vicepresidente, contro un giovane e bello John Kennedy nel 1960. Proprio otto anni dopo, nel 1968, Nixon riesce con estrema abilità a conquistare ancora una volta la nomination del partito e nel clima di scontento generale nei confronti del Presidente Johnson e del partito democratico riesce a vincere le elezioni generali. In quella occasione si parlò del “più grande ritorno delle storia dopo Lazzaro”, ma Nixon non godeva neanche di un briciolo della popolarità che Al Gore ha in questo momento. L’esempio dunque non è calzante fino in fondo, per cui ci viene in mente invece un altro Presidente del passato: Dwight D. Eisenhower. Ike nel 1952 era il grande condottiero che aveva liberato l’Europa ed il mondo dal nazifascismo, combattendo valorosamente oltreoceano per il bene e la sicurezza di tutti. Ebbene il Generale all’epoca delle primarie del 1952 era in Europa in qualità di capo della NATO e non ha mai annunciato la sua partecipazione alle elezioni primarie né fatto alcun tipo di campagna elettorale. Il suo nome è stato inserito nella primaria repubblicana del New Hampshire da un gruppo di amici e la sua vittoria in quella occasione segnò anche l’inizio ufficiale della sua campagna elettorale.Eventi come questo di Eisenhower sono difficilmente ripetibili e comunque imprevedibili. A noi sembra comunque molto strano che un uomo arrivato così vicino alla presidenza del paese – tanto da aver ottenuto la maggioranza assoluta dei voti popolari su base nazionale – quando era molto poco popolare rinunci a provarci ancora qualche anno dopo proprio mentre è diventato uno dei personaggi più popolari non solo del paese ma forse del mondo, visto il successo incredibile del suo concerto planetario. E’ forse arrivato per la nostra volpe il momento di ammettere che l’uva non è poi così malvagia?