Personaggi

Quando l'artista è imprenditrice

Lucretia Moroni al lavoro
di Gina Di Meo

La magia del trompe l'oeil per "confondere" simpaticamente lo spettatore e in effetti di fronte ai lavori di Lucretia Moroni ci si trova in un certo senso un po' spiazzati dovendo scegliere tra pittura, scultura o architettura.

Noi preferiamo definirla un'artista eclettica appunto perché le sue opere d'arte sembrano quadri ma la plasticità dei disegni rimanda a lavori scultorei o architettonici. Eppure Lucretia non è né una pittrice, né una scultrice e né tantomeno un architetto bensì una decoratrice d'interni e sicuramente questa sua caratteristica di essere "a tutto tondo" le hanno reso la fama di una delle migliori decoratrici sulla piazza newyokese. A tal punto che il Cantral Park Conservatory e la City of New York nel 1989 le assegnano il progetto per il restauro di "Bethesda Fountain Arcade, monumento costruito, appunto, all'interno di Central Park verso la metà dell'Ottocento. «Ho avuto un'idea un po' folle per il progetto - racconta Lucretia - che però hanno capito e accettato. Ho realizzato 24 murales, di cui venti decorativi e quattro figurativi, che rappresentano le quattro stagioni, tutti i pannelli sono in marmo Botticino e dipinti con il trompe l'oeil per sembrare scolpiti nel marmo. Il disegno è stato ispirato degli esistenti ornamenti originali sui pannelli della scalinata esterna e dagli sketch realizzati dall'architetto Calvert Vaux che furono completati quando l'arcata fu costruita».

Lucretia, 47 anni, milanese di nascita ma di origini bergamasche, la sua famiglia è proprietaria di una delle dimore storiche della città "Palazzo Moroni", si è trasferita a New York nel 1982 ed è titolare dal 1997 dell'azienda "Fatto-a-mano", il cui nome racchiude, come la stessa Lucretia ci ha detto, "l'essenza del nostro lavoro, ciò che facciamo è fatto a mano". E in fondo Lucretia viene da una provincia che dai tessuti ha fatto la sua ricchezza e lei ha nel sangue l'arte della lavorazione delle stoffe. L'artista ha cominciato a muovere i primi passi nel settore dopo gli studi in decorazione e pittura classica alla "School of Van der Kelen" a Bruxelles e poi in Italia ha fatto pratica con il famoso architetto Lorenzo Mongiardino e per un periodo ha lavorato come scenografa a Cinecittà nella produzione della "Traviata" di Franco Zeffirelli. È grazie a Mongiardino che Lucretia approda nella Grande Mela. «Non mi bastava lavorare solo come scenografa - ci racconta - e così decisi di seguire Mongiardino che aveva dei cantieri aperti a New York e aveva difficoltà a reperire decoratori. Ho lavorato per lui tre anni e su alcuni dei suoi progetti più importanti, come la residenza del magnate tedesco dell'acciaio, Thyssen Bornemisza, e quella dell'armatore greco, Stavros Niarchos».

Prima di stabilirsi permanentemente a New York, Lucretia ha vissuto quattro anni in America Latina, tra Cile, Perù e Argentina, e dove ha arricchito la sua esperienza studiando l'arte precolombiana e dove ha svolto un importante lavoro per Anacleto Angelini, ferrarese emigrato in Cile e tra gli uomini più ricchi dell'America Latina, che le ha commissionato due grandi murali ispirati a disegni su tessuti antichi.

Siamo andati a trovarla nel suo studio a Manhattan, nel quartiere degli importatori di tappeti e stoffe e l'abbiamo vista in azione mentre realizza le "opere d'arte" che andranno ad abbellire le abitazioni di chissà quale personaggio importante (Lucretia non fa nomi per una questione di privacy). Mentre lavora le chiediamo di darci qualche spiegazione su quello che sta facendo. «Grosso modo - ci dice - i nostri prodotti sono disegnati o a mano o con l'aiuto del computer e l'ispirazione può venire o da un motivo organico, ossia qualcosa che si trova in natura, oppure da uno inorganico, ciò che può essere, ad esempio, una figura geometrica. Per quanto riguarda le tecniche, per il trasferimento dei disegni sulla stoffa o su tela, usiamo lo "spolvero" (consiste nel praticare dei fori lungo le linee del disegno attraverso i quali passerà il colore tramite l'applicazione di un tampone, ndr), stampini o stencil, mentre la stampa a mano viene fatta con l'aiuto della serigrafia. Per la pittura sulla seta, spesso dipingiamo i colori completamente a mano».

Immaginiamo bene perché Lucretia è così famosa nell'ambiente, ma in maniera provocatoria le chiediamo perché una persona dovrebbe scegliere le sue decorazioni e non quelle di un altro. «Credo che la ragione principale sia dovuta al fatto che offriamo un servizio ad hoc, per usare un termine di paragone, è come scegliere tra l'haute couture verso il prêt-à-porter. Ogni disegno che realizziamo viene fatto espressamente seguendo le esigenze del cliente e rispettando lo spazio e l'ambiente nel quale verrà collocato».

La nostra attenzione viene però distolta da quelle che ci sembrano delle figure geometriche irregolari di un giallo intenso.

«È un lavoro - ci spiega - che ho realizzato per un cliente di Milano. Dovevo realizzare una tenda per coprire uno spazio con un'altezza forse tripla rispetto alle dimensioni standard di una casa. Ho provato diversi materiali e alla fine ho scelto la plastica e a quel punto avevo il problema di non farla diventare un blocco unico. Così il materiale è stato tagliato con il laser in tanti tasselli, tenuti insieme con dei gancetti in acciaio. Il risultato finale è stato un tendone che faceva passare la luce e dava l'effetto di morbido come una stoffa».

Le chiediamo anche se è stato/è difficile tenere testa alla concorrenza sopratutto in un mercato così vasto come quello degli Stati Uniti. «Non è facile  - spiega Lucretia - essere un'artista e un'imprenditrice nella gestione di una piccola azienda artigianale, ancora di più se si ha una famiglia con due figli piccoli. Non nascondo che è stato difficile, e lo è ancora, essere accreditati per il lavoro fatto o da farsi nel modo giusto, soprattutto se si è donne ed emigrate. C'è sempre il problema della competizione con i grandi gruppi americani, gestiti per lo più da uomini».