Cinema

"Millenovecentocinquantatré": recita un intero paese

di Samira Leglib

Il New York International Independent Film & Video Festival (NYIIFVF) è sbarcato anche quest'anno al Village East Cinemas per farci sentire tutta la voce dei film indipendenti, film provenienti da ogni angolo del globo e delle più disparate manifatture.

Un festival indipendente per sua stessa menzione, che regala allo spettatore, perlopiù amatore, il gusto della creatività dato da opere talvolta insolite quanto sincere che sfuggono con aria di rivincita ai clichè del botteghino. E' allora il caso di citare una produzione tutta italiana che ha arruolato un intero paese per la sua realizzazione: "Millenovecentocinquantatrè" di Egidio Veronesi è difatti un delizioso cammeo dell'Italia rurale degli anni '50 ed in particolare in quell'Italia fatta di migliaia comuni ed innumerevoli piccole frazioni che tutti noi conosciamo bene. Questa è la storia, o meglio la leggenda, di Massa Finalese frazione di Finale Emilia provincia di Modena. Correva dunque l'anno 1953 e gli abitanti di Massa stanchi di dipendere dalle direttive di Finale Emilia decisero di volgere una petizione al Ministero degli Interni per affrancarsi anch'essi come comune. Su questo semplice plot Veronesi lascia correre libera la sua telecamera che filma e registra gli attuali abitanti Massesi nelle loro interpretazioni più genuine. Un intercalare di espressioni dialettali e di leggende popolari, dal farmacista aspirante sindaco ai Finalesi cosiddetti "magnagatti" per via di una -a quanto pare documentata da testimonianze di chi ha consumato il triste banchetto- usanza alimentare. Un'impennata di campanilismo contadino e verace che strizza anche l'occhio alla satira politica mostrando come, almeno allora, gli animi ed i cuori colmi di patriottismo erano mossi da scopi dichiaratamente personali. Non ci si può non complimentare per un lavoro scritto e realizzato in pochi mesi, grazie ad una forte iniziativa cittadina che si è messa alla prova nei disparati ruoli della produzione cinematografica e che portando sullo schermo «l'uomo della strada» riporta un po' tutti noi al cinema in cui la telecamera era semplicemente un oggetto discreto acceso sulla vita di tutti i giorni.

Insieme al colorito ritratto casereccio di Veronesi, vogliamo menzionare anche il corto "Tre" proposto da Irene Maffei che racconta tre vite di donne assolutamente differenti impersonate tuttavia dalla stessa attrice. Un esempio drammatico di come talvolta situazioni e circostanze lontane le une dalle altre possono portare in una sola notte al medesimo ribaltamento di un'intera esistenza.