Cinema

Abel Ferrara "perduto" a Roma

di Gianluca Taraborelli

Un giornalista un giorno chiese ad Abel Ferrara se ritenesse che la gente potesse cambiare. La risposta fu semplice e immediata "La gente continua a cambiare, costantemente".

Il cinema di Ferrara è tutto qui: lotta, conquista, strategia e battaglia continua.  La vastità gli imprevisti e le difficoltà che riguardano tutto ciò che accade prima della premiazioni, delle passerelle, della sala o dei pop corn, racchiude in sé tutta la forza ed il fascino magnetico dei lavori del regista.

Non è la prima volta che il cinema sceglie di rovesciare la prospettiva puntandosi la camera addosso, ma nel caso di Abel Ferrara e della travagliata gestazione di "Mary", l'avventura e gli sforzi del team di produzione portano alla luce una vicenda di un'intensità travolgente.

"Odyssey in Rome", diretto e prodotto da Alex Grazioli e presentato giovedì 26 luglio nell'ambito del New York International Independent Film and Video Festival, è la cronaca di 3 anni di gestazione di Mary, il controverso film religioso ispirato ai vangeli apocrifi girato tra Roma e New York tra il 2003 ed il 2005. Il documentario segue da vicino la complicata fase di produzione e i continui colpi di scena del finanziamento del progetto.

Al centro, in mezzo a centinaia di telefonate, preventivi, fogli strappati, birre, sigarette e colpi di scena, la figura seducente di Abel Ferrara; carattere difficile, personaggio magnetico, tenace e  controverso. Uno degli aspetti che cattura maggiormente l'attenzione è proprio la continua tensione, la battaglia quotidiana che il regista porta avanti guidando e motivando i suoi collaboratori sbracciandosi ed imprecando di continuo. Ne esce un ritratto eccitante di uno dei più prolifici registi americani di ambito indipendente ed uno scorcio amaro del mondo dei produttori e dei finanziatori improvvisati con cui il regista si trova ad avere a che fare tra Roma, Milano e Bologna.

"Abbiamo deciso da subito, dopo aver incontrato Abel, di seguire il progetto di Mary-racconta Grazioli. Oltre a nutrire una profonda ammirazione per le sue scelte e per i suoi lavori, la cosa che più mi intrigava era la possibilità di raccontare da vicino le vicende di un regista difficile come Abel Ferrara, a Roma alle prese con il suo film più religioso, pronto ad intraprendere un personale e delicato percorso spirituale. Sono sempre stato molto attratto dai documentari che raccontano la lavorazione e la nascita di un film come un'impresa, portando sullo schermo l'intero processo organico della lavorazione, come è accaduto in Hearts of Darkness per Apocalipse Now di Coppola o in Burden of Dreams per Fitzcarraldo di Herzog. Non si tratta semplicemente del materiale relativo al backstage, come quelli che riempiono i contenuti speciali dei Dvd, Odyssey in Rome racconta la storia di una battaglia epica e della realizzazione di un film con un budget almeno tre volte inferiore a quello previsto che ha finito con l'aggiudicarsi il premio speciale della giuria alla 62a Mostra internazionale del cinema di Venezia.

Inizialmente giunto in Italia attratto da alcuni produttori disposti a finanziare il progetto di Go-go Tales, Abel si è trovato a fare i conti con dei professionisti improvvisati e con una serie di ostacoli economici. Quando il progetto di Mary ha cominciato a prendere forma, sono subentrate ulteriori difficoltà.

Per il ruolo di Maria Maddalena era stato trovato un accordo con Monica Bellucci che avrebbe dovuto fare coppia con Vincent Gallo, nel ruolo di Gesù. Quello che poi è accaduto è che Monica è rimasta incinta, compromettendo l'offerta dei finanziatori e portando via con sé la partecipazione di Vincent Gallo. Fortunatamente l'entrata in scena di Massimo Cortesi, già produttore di Bernardo Bertolucci e successivamente di Fernando Sulichin che aveva lavorato con Abel già in "The Addiction" hanno aiutato a tenere in piedi il progetto che poi si è sviluppato con Juliette Binoche, Forest Withaker, Mattew Modine e Stefania Rocca. Le musiche originali sono di James Lavelle, mente del progetto UNKLE, il cui nuovo lavoro "War Stories" è in uscita in questi giorni. Con Abel abbiamo scherzato molte volte in quel periodo ironizzando sui parallelismi con "Lost in La Mancha", il film documentario che immortala il tentativo poi abortito di Terry Gilliam di realizzare un film su Don Chichotte. In origine Abel, che non conosceva il film, pensava che sarebbe stata un'ottima idea documentare il fallimento di un'impresa come quella di Mary. Fortunatamente, almeno su questo, Abel si sbagliava".