Libera

La fine della democrazia - Seconda parte*

di Elisabetta de Dominis

Quali valori abbiamo oggi?" - E' stato chiesto al filosofo Umberto Galimberti. "Denaro, efficienza, produttività. Non temo i musulmani, temo i cinesi che sono più efficienti di noi. Nell'800 Hegel prevede l'avvento dell'età della tecnica.

 

Dice due cose: la ricchezza delle nazioni non dovrà più essere misurata sui beni, ma sugli strumenti; i primi si consumano, mente gli altri producono beni. Secondo: l'aumento quantitativo di un fenomeno determina una variazione qualitativa.

Marx sostiene: tutti siamo abituati a ritenere il denaro un mezzo che ha come scopi la soddisfazione dei bisogni e la produzione dei beni. Però se diventa la condizione universale, diventa il primo fine che tutti vogliono. E' il capovolgimento del mezzo in fine: il denaro diventa il primo scopo. Se la tecnica è la condizione universale per realizzare qualsiasi scopo, il denaro è il primo. La tecnologia è l'insieme degli strumenti, la forma più alta di razionalità raggiunta dall'uomo.

Noi consideriamo la politica come il luogo delle decisioni. Platone scrive: le tecniche sanno come costruire le cose, ma non sanno se e quando e perché si devono fare. Ma oggi la politica non è più il luogo delle decisioni, che si è spostato nell'economia. La quale però deve guardare alle risorse disponibili, cioè alla tecnica.

Le ideologie crollano e la politica diventa il luogo delle passioni. Si è di destra o di sinistra come si è del Milan o dell'Inter...

La tecnica conferisce un potere enorme a chiunque si trovi ad operare in un apparato. Il ‘no making power' o potere di astenersi è stato individuato dagli americani: è sufficiente la sottrazione di un piccolo apparato per non fare. E' la fine della democrazia, perché la tecnologia pone sul tavolo problemi rispetto a cui siamo incompetenti; ad esempio sulla fecondazione artificiale. Per decidere con competenza dovrei essere un biologo molecolare. Quando mi chiamano a votare, come faccio? La macchina è la retorica. Ecco il colpo di genio di Berlusconi: l'arte della seduzione. Con la retorica ti corrompo negli affetti, ti affascino...

Platone individuava i retori e i sofisti come i maggiori nemici della democrazia. Laddove non c'è competenza, funziona la retorica. E' il collasso. E più la popolazione è incolta, più funziona l'effetto retorico.

Non abbiamo nessuna morale all'altezza della tecnica. La morale cristiana è una morale delle intenzioni. Quando i giudici giudicano, si calibrano sulle intenzioni: delitto intenzionale, preterintenzionale, ecc. E' un'indagine dell'interiorità dell'uomo: dove nasce la verità. Nella tecnica non ha valore; è più interessante guardare agli effetti grandiosi, che modificano, piuttosto che alle intenzioni.

La morale laica di Kant - bisogna trattare l'uomo sempre come un fine, mai come un mezzo - non è mai stata realizzata. L'immigrato interessa come mezzo, produttore, non come uomo. Vorrebbe dire che tutte le altre cose sono un mezzo. E l'acqua è un mezzo o un fine da salvaguardare? E le foreste?

Max Weber muore nel 1919. Secondo la sua etica delle responsabilità, non dobbiamo giudicare gli uomini dalle intenzioni ma dagli effetti delle loro azioni (finché sono prevedibili).

L'età della tecnica inzia dalla II guerra mondiale. Porta alla fine dell'umanesimo attraverso l'esperimento nazista. Siamo passati dall'agire al puro e semplice fare, dal compiere un'azione in vista di uno scopo all'assoluta ignoranza radicale degli scopi.

<<Devi fare bene il tuo lavoro secondo i criteri dell'efficienza produttiva. Essere un esecutore>>.

<<Ho eseguito gli ordini -così si sono sempre giustificati i nazisti - La mia responsabilità era nella perfetta esecuzione e non investiva le mie azioni>>.

La parola lavoro toglie la responsabilità etica e risponde a una competenza tecnica. Caduta dall'apparato morale a quello tecnico.  Più inquietante è che non disponiamo di un pensiero alternativo a quello tecnico.

Alla tecnica non interessano i creativi. Il valore supremo di chi va a lavorare è essere facilmente sostituibile. Gli uomini rispetto alle macchine sono inadeguati, si ammalano, hanno passioni, devono diventare simil-macchine. Non perdere tempo. Radicale trasformazione dell'umano: diventiamo inavvertitamente similuomini".

*(La prima parte della lezione di Umberto Galimberti è stata  pubblicata domenica scorsa