Che si dice in Italia

Mentre il Paese brucia, a parlar chiaro è solo Bertolaso

di Gabriella Patti

Il quadro sconsolante è questo: metà dell’Italia non paga le tasse, l’altra metà la brucia (l’Italia). Forse esagero, presa dallo scoramento per il solito drammatico rituale estivo dei boschi dati alle fiamme, un rituale che stavolta è anche tragico visto che ci sono scappati dei morti.

Ma certo di fronte ai roghi dei giorni scorsi, soprattutto in Puglia ma anche altrove, è difficile non cedere all’irritazione o, peggio, alla depressione. Perché è talmente chiaro che i fuochi non si sono accesi per caso. Chi è responsabile? Si troveranno mai i colpevoli? E quando negli ettari e ettari carbonizzati sorgeranno costruzioni in cemento, qualcuno dirà qualcosa? Qualche sindaco, un po’ sottovoce, racconta che lui ha volutamente rinunciato alle squadre anti-incendio “perché, si sa, sono loro che accendono il cerino”. C’è da credergli? E come non essere colpiti dalla denuncia di Guido Bertolaso, il responsabile della Protezione civile? “Quasi tutti i roghi sono dolosi, è in corso una guerra criminale”. Ecco, se proprio voglio tentare di tirarmi sù di morale, allora mi viene in soccorso Bertolaso. Non tutti hanno il coraggio di parlar chiaro come ha fatto lui. E’ una novità. L’uomo, tra l’altro, si è reso protagonista da poco di un altro avvenimento piuttosto insolito nel nostro Paese: ha dato le dimissioni. Lo ricorderete: oltre all’incarico che ha, gli era stata data anche la “grana” di provare a fare qualcosa per l’emergenza rifiuti in Campania. Altra emergenza che tale non è, visto che la guerra di camorra per la lucrosa gestione della spazzatura partenopea (“‘a munnezza”) è vecchia di decenni. E nessuno ne è mai venuto a capo. Bertolaso ha tentato, lo hanno persino aggredito. E gli pure andata bene perché, in passato, anche qui c’erano stati dei morti. Alla fine ha detto: basta. Una sconfitta dello Stato, l’ennesima. Di cui Bertolaso, personaggio deciso ma che ha anche dimostrato grandi capacità di mediazione e di sopportazione, non ha alcuna colpa. Penso che di gente come lui ce ne vorrebbe di più, nella stanza dei bottoni.
LE FIRME CI SONO. Anzi, per sicurezza ne sono state raccolte molte di più del quorum minimo necessario. Circa 820mila cittadini - ne bastavano mezzo milione - hanno cercato con caparbietà i pochi banchetti allestiti dal comitato per la riforma elettorale guidato da Giovanni Guzzetta e Mario Segni. Hanno firmato. E’ una buona notizia. Vuol dire che gli italiani potrebbero essere chiamati a votare nel giro di un anno per mettere fine ai ricatti dei partitini, dando vita finalmente a un sistema politico bipolare. Per cinque anni un governo (di destra o di sinistra non importa, credetemi) potrebbe governare senza essere sempre sotto la minaccia di una crisi. Una buona notizia, ripeto. La cattiva notizia per ora non c’è. Ma è dietro l’angolo. Messi alle strette e terrorizzati di essere mandati a casa e dover rinunciare alle laute retribuzioni e agli enormi privilegi, gli “onorevoli” deputati e senatori potrebbero bloccare il referendum facendo in Parlamento una nuova legge elettorale. Che, in teoria, dovrebbe tener conto della chiara indicazione della gente verso un sistema politico più semplice e, allo stesso tempo, più forte. Ma - conoscendo lor signori - è difficile non immaginare che darebbero vita a un pateracchio. Come sempre a loro vantaggio e a danno di noi cittadini. Guzzetta e Segni, passata la soddisfazione per il primo buon risultato ottenuto, assicurano che “vigileranno contro le furbate”. Speriamo.