Il rimpatriato

Dov'è finito quel cuore antico?

di Franco Pantarelli

Racconta quanto è diversa l'Italia rispetto a quando l'hai lasciata venti anni fa per venire in America, mi aveva detto il giornale al momento di tornare a Roma, e io mi ero messo a contemplare i risultati dello sviluppo economico...

...  le novità tecnologiche, la maggiore funzionalità delle cose deciso a illustrare quei vent'anni di futuro che si era dipanato senza di me, ma deciso anche a cercare le tracce di ciò che dell'Italia di vent'anni fa era rimasto, con la segreta speranza di imbattermi in qualche segno del bel titolo che Carlo Levi dette a un suo libro, "Il futuro ha un cuore antico"; un po' come tanto tempo fa - arrivato in Russia con la testa piena dei poderosi personaggi di Tolstoi e Dostoievski - mi aggiravo per le strade scrutando tutte le facce con la pretesa di scorgervi "l'anima russa".

Quella mia lontana ingenuità - di cui oggi sorrido con indulgenza - sbatté il muso contro la difficile quotidianità della vita russa di quegli anni e costituì una lezione tutto sommato salutare. Ma la musata che la realtà italiana di oggi ha assestato a me e a tante altre persone, è di quelle su cui non si può proprio sorridere. L'episodio lo avrete forse letto: due bambini stanno facendo il bagno di fronte alla spiaggia di Cortellazzo, dove il Piave si getta nel mare, il che comporta spesso il crearsi di gorghi improvvisi e pericolosi. Uno di quei gorghi aggredisce i due piccoli. Loro, sette e quattro anni, non sono in grado di combatterlo e stanno per soccombere. I primi ad accorgersene sono due giovanotti che senza pensarci un momento si gettano in acqua per soccorrerli. Uno di loro è un buon nuotatore, tanto che riesce agevolmente a portare in salvo sia uno dei due bambini che se stesso. L'altro invece si vede subito che con il nuoto non ha molta dimestichezza. I suoi movimenti sono goffi, beve molto, il suo agire non ha nulla della tranquilla padronanza dell'acqua propria del nuotatore esperto, è un agire di istinto, lo stesso istinto che lo ha indotto a gettarsi e lo stesso istinto che - prima di cedere - gli fa spingere il secondo bambino verso la riva, in modo che almeno lui si salvi. Il corpo del giovane viene ritrovato 24 ore dopo, lontano.

La musata di cui sopra arriva dai genitori dei due bambini salvati. Abbracciano i loro pargoli, forse ringraziano Dio, danno un'occhiata ai gorghi che hanno inghiottito il giovanotto che gli ha risparmiato una tragedia immane... e se ne vanno. Proprio così. E la spiegazione sta nel fatto che i due giovanotti che hanno salvato i loro figli si chiamano Rachid Hoomi, - quello che nuotava bene - e Dragan Cigan, quello che non ce l'ha fatta. Un marocchino e un bosniaco, due immigrati, quindi due criminali. Per loro non vale cosa fanno - per esempio salvare la vita a un bambino e perdere la propria - ma chi sono e da dove vengono. E se vengono da fuori - affrontando lacerazioni affettive in tutto simili a quelle che certamente i lettori di questo giornale conoscono bene - sono cattivi per definizione. Ammettere la grandezza di un loro gesto rischia di far cadere tutto il castelletto "culturale" su cui del resto una banda di politici caproni specula da tempo ignorando i danni che ne derivano o semplicemente infischiandosene.

Data l'enormità della cosa, si mette in moto tutto un apparato. Il sindaco di Roncade, la cittadina vicino Treviso in cui vivono i genitori dei bimbi salvati, definisce "eroi" Rachid e Dragan e appreso che a casa di quest'ultimo, in Bosnia, c'è una moglie e due figli che non lo vedranno più, indice una sottoscrizione perché quella famiglia disperata abbia almeno un "sostegno materiale" e propone che il presidente assegni alla memoria di Dragan la medaglia d'oro al valore civile. Qualcosa di simile fanno le autorità della provincia di Treviso e quelle della Regione Veneto. Ma quella reazione "automatica" di due persone "normali" come i genitori dei bambini salvati fa proprio paura. L'Italia ha perduto il suo "cuore antico"?