Il rimpatriato

Preti americani e preti nostrani

di Franco Pantarelli

Se una cosa è trendy in America, prima o poi lo diventa anche in Italia, dice un vecchio assioma risalente alla fine della guerra, quando la stessa la stessa parola "America" ...

....era diventata sinonimo di progresso, sviluppo democratico, modernità e insomma futuro.

E infatti per anni c'è stato un fiorire delle più disparate "imitazioni", dai jeans ai film western, per non parlare del fatidico "in America si fa così" che non mancava mai di spuntare in ogni discussione ed era diventato una sorta di riflesso condizionato. E probabilmente era stato proprio quello, un riflesso condizionato, a farmi continuamente venire in mente la domanda automatica - "Quando in Italia?" - durante l'esplosione del problema dei preti pedofili, che ha scosso la coscienza di tanti cattolici americani e impegnato non poco chi, come me, per lavoro doveva riferirne gli sviluppi ai lettori italiani.

Ebbene, ora quel problema è arrivato anche qui, tanto che qualche amico alla ricerca del lato buffo in una vicenda così drammatica mi ha chiesto se non sia io - appena tornato in Italia - il responsabile di questa "importazione". Nel giro di pochi giorni questa accusa infamante ha colpito due insospettabili realtà della chiesa cattolica: la comunità "Incontro", fondata dal sacerdote Piero Gelmini per aiutare i ragazzi caduti nel pozzo della droga, e alcuni esponenti del clero torinese, noto per la sua compassata serietà. Per accertare se e in che misura le accuse loro rivolte abbiano un effettivo fondamento bisognerà aspettare - naturalmente - l'esito delle indagini in corso. Ma una cosa intanto si può notare, e cioè il "carattere" che la vicenda ha assunto qui. Proprio come i jeans che finirono per essere contraffatti dalle fabbriche clandestine di Napoli e gli western-spaghetti che si liberarono subito della "purezza" dei personaggi impersonati da John Wayne e Gary Cooper e li sostituirono con cinici giustizieri che sparavano senza pensarci neanche un momento, ecco che anche la (eventuale) storia di pedofilia sacerdotale ha subito acquisito la sua brava "italianità".

Un aspetto riguarda il suo venire alla luce. Coloro che accusano i prelati hanno compiuto i loro passi soltanto dopo aver tentato di indurre i molestatori a "comprare" il loro silenzio, il che ha molto poco a che fare con il doloroso percorso compiuto dalle vittime americane per arrivare ad "ammettere" ciò che per anni avevano tentato di dimenticare e poi parlarne pubblicamente in modo che si facesse giustizia. Un altro aspetto riguarda l'accoglienza riservata all'esplosione della vicenda. Voi avete mai sentito, negli Stati Uniti, un politico scendere in campo in favore dei preti sotto accusa, dichiarandoli innocenti quando le indagini erano appena all'inizio? Qui è accaduto con una sfilza di attestati di stima nei confronti di don Gelmini, mentre degli altri, quelli di Torino, i politici si sono del tutto disinteressati.

Il perché di quest'ultimo aspetto è banale: don Gelmini è molto amato dalla destra italiana e c'è la possibilità di raccattare qualche voto. Sul perché del primo aspetto - il tentato ricatto - ci sono invece pareri discordi: c'è chi parla di "cinismo puro" delle vittime (che non toglie nulla alla veridicità delle loro accuse ma molto alla loro statura) e chi dice che in fondo, con la giustizia che l'Italia si ritrova, la voglia di farsi risarcire senza passare per il tribunale è più che legittima. Vedete un po' voi quale delle due ragioni è più disperante.